R Recensione

7/10

Listing Ship

A Hull Full Of Oil And Bone (EP)

I Listing Ship sono uno dei gruppi più bizzarri che siano mai comparsi negli ultimi vent’anni.

Nati nel 1987 negli USA, dalla mente del professore di matematica Lyman Chaffee e della polistrumentista Heather Lockie, concepiti inizialmente come duo di pop folk, si sono col tempo progressivamente allargati, sia nel numero dei membri che nelle influenze musicali. E così, anno dopo anno, il suono lineare degli esordi ha lasciato il posto ad un folk molto più ricco di contaminazioni, quasi “orchestrale”, con armonizzazioni molto più ricercate –vedi gli inserimenti di violini, contrabbassi, armoniche, pianoforte-, grazie al prezioso apporto di musicisti straordinari come Julie Carpenter, Kyle C. Kyle, Micheal Whitmore, Laura Steenberge e Shawn Lockie (fratello di Heather).

Li avevamo lasciati nel 2005, da misconosciuto duo ad affermato collettivo, con un album tanto ricco quanto sperimentale come “Time To Dream”, il frutto di un’accuratissima e spasmodica ricerca, durata pressappoco un ventennio, in territori musicali sempre più eleganti e raffinati, senza tuttavia perdere il contatto con le storiche radici di folk e blues, capisaldi dei loro primi lavori. Ora, dopo due anni di stallo, i nordamericani hanno rilasciato questo EP, “A Hull Full Of Oil And Bone”, come promo per l’omonimo lavoro vero e proprio (che dovrebbe uscire sotto Trueclassicalcds).

Questo piccolo assaggio, in attesa dell’album completo, non delude affatto le aspettative, e ci consegna i Listing Ship proprio come erano un paio di anni fa, affannati a scoprire nuove sonorità e nuovi arrangiamenti, pur riuscendo a non perdere quel tocco di classe compositiva che li ha sempre contraddistinti. Ed in effetti, laddove “Archaeologist” è un brano a metà fra il sacro ed il profano -nervoso barocchismo col violino d’apertura, perfetto pop crooneristico nel ritornello, con tanto di tromba soffusa in sottofondo-, “Open Your Heart” è, al contrario, una deliziosa composizione che attinge a piene mani dal folk cantautorale tipico della Sassonia, coniugandolo con un cantato a capella squisitamente moderno e per nulla pedante.

La vera forza del collettivo è sempre stata quella di riuscire a rinnovarsi periodicamente, senza scadere nell’ovvio, nel già sentito o, peggio ancora, nel ridicolo. La titletrack ne è un esempio perfetto: la vivacità tzigana del brano trova uno sfogo perfetto nella voce di Chaffee, nasale e vagamente dissonante, come nei migliori episodi interpretati alla perfezione da alcuni Erasmus ubriachi. Tuttavia, la perla del disco si rivela, con candore assoluto, nella successiva “Depression”, un pezzo intriso di malinconia, dominato da un solitario violoncello, in eccezionale bilico fra l’orchestrale più elegante –si vedano le pressoché perfette strumentazioni-, lo shoegaze più ammaliante e il folk più puro e cristallino.

Assai interessanti sono anche le ultime due canzoni, “One Down” e “Voice Of The Future”: mentre la prima è un dolce revival dei primi fasti degli Everything But The Girl, senza lode né infamia, la seconda si presenta come il brano più rock dell’intero EP, con un doppio cantato graffiante e beffardo che si muove agile fra sviolinate immediate ed improvvisi attacchi di tromba.

Andando per metafore, i Listing Ship hanno imbandito per noi tutti un grande banchetto: se questo è l’antipasto, ci sarà da scommettere che la portata principale sarà estremamente ricca, abbondante e soddisfacente. Come al solito.

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Voto degli utenti: 6/10 in media su 1 voto.
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C Commenti

Ci sono 2 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
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Marco_Biasio, autore, alle 17:36 del 5 giugno 2007 ha scritto:

Piccola precisazione

Laddove scrivo "lo shoegaze più ammaliante" descrivendo "Depression" mi riferisco alle parti vocali, sia chiaro. Il brano in sè è tutto tranne che shoegaze

target alle 18:46 del 6 giugno 2007 ha scritto:

Bello ma

Questo è proprio folk spinto! Mi piace il clima molto old-fashioned di "Open your heart". Non mi piace, invece, la voce di lui: grottesco-folk.