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R Recensione

8/10

Money

The Shadow of Heaven

More simply though, there is a fantastic and completely forward thinking music and arts scene happening in Manchester at the moment. So many good bands and artists that are very diverse”. A Manchester sta succedendo qualcosa, per Jamie Lee. Un fermento generale fatto di nomi come Egyptian Hip Hop, Airship, Lowline, Delphic, ma anche un revival che, da fuori, reimmagina una Madchester che non c'è più, per ibridazioni spesso fortunatissime. Per Jamie Lee la città si ammanta addirittura di qualità "religiose" e di una forte spiritualità: "in Manchester one feels as if the small actions have some effect and therefore you are potent”. Lee è forse il primo della sua generazione disposto a teorizzare sul senso di un (proto)movimento musicale nell'era post-indie. I Money sono tra le prime band, quindi, ad inserirsi con una tale (seppur piuttosto bislacca) consapevolezza nel calderone brit contemporaneo.

Nell'esordio dei Money si respira, sublimato, un suono che da qualche anno contraddistingue l'indie albionico: ci sono le voci bianche e plastiche dei Wild Beasts, i layers chitarristici traslucidi degli Zulu Winter, l'indie rock etereo dei Vondelpark. Quella che si percepisce lungo le tracce dell'album è però anche una dimensione pop più strutturata: si prendano le ballate pianistiche, di chiara derivazione Coldplay, di Goodnight London e Black. Dieci brani che sposano la varietà e riescono ad integrarla in un discorso coeso, in uno stile personale e definito.

Dopo un'intro che fa leva su una coralità quasi bucolica arrivano i pezzi forti. Who's Going to Love You Now si costruisce su nugoli eterei di chitarre, loop circolari, ganci melodici inseriti in un flusso costante, Bluebell Fields emerge lentamente da vapori psichedelici edificando un pezzo da pelle d'oca, impeccabile nella qualità della scrittura e nella densità degli intrecci sonori, Letter to Yesterday è un inno morbido che compatta il suono diffuso su un giro di basso portante, mentre le trame chitarristiche sullo sfondo accompagnano l'incredibile crescendo lirico, The Shadow of Heaven sublima ogni ingrediente per il pezzo definitivo, un elegantissimo anthem poetico (mi piace usare il termine meta-shoegaze, in questo caso). Nessun pezzo è da scartare, non la lenta litania a tratti morriseiana di The Cruelty of Godliness, né la vaporosa Hold Me Forever.

The Shadow of Heaven, licenziato dall'etichetta londinese Bella Union, nutre l'ambizione di fare da alfiere di un movimento in nuce, reclamando però questo ruolo con la delicatezza e la pacatezza di un sound riflessivo e placido, orientato alla quiete, tutto teso alla definizione delle textures, impegnato nella creazione di atmosfere sonore complesse, stratificate. Un piccolo gioiellino da non perdere.

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Voto degli utenti: 6,8/10 in media su 2 voti.
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salvatore 6,5/10
motek 7/10

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