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R Recensione

6/10

Puro Instinct

Headbangers In Ecstasy

Oh, ecco. Un disco ideale per un impero alla fine della decadenza, magari retto da un ammiratore di minorenni. Perché una delle due Puro Instinct, Piper Kaplan, di anni ne ha 16. Né lei né la sorella maggiore Skylar (23), in compenso, sono nipoti di dittatori, ma forse può valere qualcosa il fatto che siano state musicalmente adottate da Ariel Pink, il quale ne ha prodotto il singolo (“Stilyagi”), cooptandole poi per aprire alcune tappe del suo tour.

Headbangers in Ecstasy”, debutto delle sorelline losangeline, è un disco bruttarello, ma dotato di un perverso fascino. Lo stesso, per dire, dell’ultimo, più patinato, Ariel Pink, per quanto con un istinto pop infinitamente meno efficace. È un disco sfatto, sfibrato, Fleetwood Mac in versione soft porno, electro di bassa leva per colonne sonore di bunga bunga d’annata, scarti ‘80 buoni per pubblicizzare produttori di saune della provincia finlandese, retrò-pop in vestaglia rosa per villette al mare debosciate. Piper canta con toni snervati sugli arpeggi puliti ma pieni di eco di Skylar, dietro fumi avvolgenti, e quasi mai ne escono stacchi orecchiabili. Le canzoni falliscono, si prostrano estenuate su se stesse, magari dopo aver sfiorato, via sgranate tastiere seventies (“Lost At Sea”), la bellezza, o toccandola con mano, come con le carezze sophisti-marpione di “Silky Eyes”.

C’è, insomma, qualcosa del revival hypnagogic del pop trash ’80 (“Silvers of You”, le psych-Bananarama con fiati di “Escape Forever”), ma senza piglio caricaturale. Queste ragazze si sognano, come nella copertina, vacue davvero, e a volte lo diventano in modo talmente autentico da incantare, come nel gioiellino filo-sovietico “Stilyagi” (russo per ‘cacciatore di stile’), dream pop narcotizzante coperto da una dolcissima glassa vintage. “Vapor Girls”, le Kaplan, come recita il pezzo omonimo, da Beach House vestiti per una festa di carnevale a tema ’70, o come il finale in spire di paillettes e stras (“Luv Goon”), che però mette addosso un'inspiegabile tristezza.

In paesi arretrati e marci di gallismo imputridito, questa roba assume persino un senso.

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Lobo alle 18:05 del 4 marzo 2011 ha scritto:

Finalmente un po' di pop "lascivo" ... soft pop-porno!

target, autore, alle 12:02 del 26 luglio 2011 ha scritto:

Viste live, molto meno peggio del previsto. Suono pastoso, bene le voci, effetto soft-porno rétro pienamente restituito. Performance breve, ma d'altronde di canzoni non ne hanno più di una dozzina (ne avranno fatte dieci), e il pubblico non superava le 30 presenze. Piper era piuttosto in bomba, e dopo il concerto provare a farci due parole sensate era arduo, mentre la sorella maggiore stava saggia e sobria al banchetto merchandising. In bomba anche il batterista, che insisteva sul fatto di essere contento perché comunque era in Italia ("I'm in Italy!... you know... I'm a fucking american!...", al che, credo, si aspettasse di essere guardato con espressione di meraviglia) e vagava alla ricerca di informazioni tecniche su come arrivare a ehm certe zone di Padova. A proposito di Italia/America: interessante lo scambio con il loro accompagnatore/autista, che sulla scarsa affluenza afferma perentorio: "Well, it doesn't matter, here we are in the country, aren't we...". Vagli a spiegare che Padova fa 215 mila abitanti. Io non l'ho fatto. Peccato, comunque, per il silenzio sotto cui sono passate. Un loro perché di décadence arielpinkiana ce l'hanno.