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R Recensione

10/10

Sigur Rós

( )

L’Islanda, terra misteriosa di paesaggi maestosi, glaciali, dai colori intensi nelle loro gamme pur così fredde. L’oceano, le montagne, i geyser, la natura incontaminata. La musica dei folletti nordici conosciuti come Sigur Rós ci cattura con garbo, solleticandoci l’anima, trasportandoci in quei luoghi meravigliosi intrisi di spiritualità. La natura non è più nemica, ma si ciba di questa musica e la fa sua, prima che gli umani si apprestino a disegnare suoni sopra i paesaggi. La natura vuole questa musica e…

Allora, se pensavate potessimo continuare su questa linea, avete sbagliato. Monti, nuvole, folletti, ghiacciai… certo non neghiamo che queste suggestioni possano essere presenti nei Sigur Rós, però vorremmo per qualche attimo lasciarci alle spalle la solita storia del mito dell’Islanda e andare oltre la descrizione di funzione meramente “documentaristica” che è stata attribuita a queste composizioni.

Una cosa però la prendiamo più seriamente in considerazione e la teniamo da parte: la spiritualità. A questo punto ricominciamo daccapo.

Von” e “Ágætis Byrjun” hanno svelato al mondo l’incanto delle musiche sigurrossiane, tanto dolci e malinconiche, intimistiche, quanto in alcuni casi solenni, regali, comunque “divine” e insieme terribilmente “umane”. Non sappiamo se i Sigur Rós siano più o meno consapevoli del “messaggio” o “contenuto” della loro stessa arte. Non ci sono molti punti di riferimento, anzi in questo “( )” non ce ne sono proprio, dato che il booklet non offre praticamente nessuna informazione sulle tracce e non ci sono titoli. Jón þor Birgisson (più semplicemente Jónsi) canta interamente in hopelandic, una lingua composta da fonemi e parole (spesso monotonamente reiterati) senza un senso preciso e reale. C’è solo la musica, che affiora lentamente tanto quanto intensamente, attraverso il semplice potere delle emozioni più che attraverso l’impatto sonoro in senso stretto. Tu puoi dare ai brani i nomi che vuoi e inventare i testi. Tu sei il demiurgo dell’universo di “( )”. La musica ti accoglie, ti fa sedere vicino a lei, ti abbraccia, dorme accanto a te, oppure veglia su di te finché non cadi nel so(g)nno.

Dicevamo… non sappiamo se i Sigur Rós siano davvero ciò che suonano, se il loro intento, le “immagini” che si sono creati nella mente durante la costruzione di quest’opera meravigliosa siano davvero queste. Allora noi prendiamo a sognare, però come in una favola adulta, non infantile, vera, vissuta, quasi dolorosa, e immaginiamo che “( )” sia, oltre che un’opera artistica, un vero e proprio atto d’amore. Amore universale, della Madre Terra nei confronti delle sue creature, se volete… o semplicemente un sentimento (di qualsiasi tipo) tra persone, anime che si incontrano al crepuscolo, scintille che si incrociano e divengono fiamme e poi fumo e poi nuvole, cielo, buio... un solo cuore.

A parte queste nostre “intuizioni” che vogliono scavare a tutti costi in “( )” per cercarne il vero possibile significato, parlando delle orecchie e della sensibilità altrui, notiamo che i Sigur Rós spesso sono frettolosamente identificati come enigmatici suonatori che tendono ad un “sentimentalismo sonoro” melenso o peggio ancora monotono. Le suite di “( )” non sono certo adatte ad un ascolto distratto e fugace, fanno parte di quelle esperienze auditive accorte, intense… totalizzanti. Ad un ascolto attento, o se volete semplicemente con una mente predisposta alla resa di fronte a queste “facili” emozioni, si scopre un mondo che si farà fatica a lasciare, per quanto è meraviglioso e profondo e quindi in un certo senso complesso. “( )” è quindi un disco “complesso” e semplice al contempo. Infatti le composizioni appaiono per certi versi ingenue, accessibili, così scorrevoli che riesci a seguirne il lineare andamento senza particolari difficoltà, mentre tutt’intorno si levano i lamenti di Jónsi in un oceano di nuvole, suoni celestiali e minacciosi di chitarre accarezzate così come dilaniate dall’archetto, di tasti di ghiaccio che risuonano nell’acqua e xilofoni che rievocano carillon impolverati riscoperti da una nuova luce.

Untitled 1” si impernia su una struggente e ripetitiva frase di piano che potrebbe continuare davvero all’infinito. Jónsi canta con un candore, una dolcezza che quasi fa male, mentre gli archi con discrezione illuminano sempre di più l’ideale stanza fredda da lui abitata. La seconda traccia, forse la più impalpabile e astratta del disco, si aggira in una selva di tenui gemiti campionati a cui fanno seguito gli altri strumenti che incedono con lentezza e calma straziante. Invece con “Untitled 3” si cade in emozioni “reali”, concrete, in grado di cibarsi del vostro cuore ancora pulsante, restituendovi però sei minuti e mezzo di pace, di “felicità”, quella che non esiste, quella che dura un solo attimo e invece di farvi sorridere, si schianta sul fondo dei ricordi e non può che sgorgare di nuovo fuori dai vostri occhi in altre forme. Sguardi, lacrime, immagini potentissime ma inafferrabili. Tutto. Un arpeggio di piano insistente, accordi che risuonano, nell’intenzione, come campane, corde liquide che allagano l'anima: incanto e perdizione. Finalmente…passione… I Low hanno visto in faccia la speranza, gli Slowdive sono fermi a guardare il cielo, staccati gli occhi dalle punte delle scarpe. Passione, ancora passione. Non più neve e freddo. Lo spettro della radioheaddiana “Pyramid Song” è ora un angelo che si perde in un orizzonte bianco.

Untitled 4” è una tenerissima, melodiosa marcia che cresce piano finché un tema vagamente chiesastico di tastiera introduce la seconda parte della composizione con le melodie più nitide e le percussioni leggermente più potenti.

36 secondi di silenzio, e scende la notte dei Sigur Rós. La lentissima, quasi esasperante “Untitled 5” si trascina con indolenza suprema adagiandosi su svogliati accordi d’organo fino ad uno dei climax più clamorosi dell’album: mentre l’organo è in delirio e le percussioni si eccitano, la chitarra stride e lancia un paio di saette inaspettate prima che tutto torni alla calma originaria. “Untitled 6” è l'ultimo momento di vera pace del disco: si parte da rasserenanti paesaggi eterei volutamente non messi a fuoco e poi si scivola senza accorgersene su docili motivi melodiosi che non possono appartenere a questo mondo, leggermente sporcati da distorsioni accennate.

La suite numero 7 invece non esploderà solo alla fine ma già prima in diversi momenti, ed ha comunque in generale una struttura più complessa delle altre tracce (ricordiamo che non ci mai sono strofe o ritornelli, ma i brani fioriscono pian piano fino a raggiungere una “maturazione” che invero non è mai del tutto completa). Jónsi dilata la sua voce vagamente yorkesca fino a raggiungere un timbro indefinibile (non più effeminato, ma letteralmente “angelico”), travolto da una batteria pachidermica e da impennate strumentali quasi ingestibili. Gli arpeggi “amichevoli” dell’ottavo brano ci fanno credere che “( )” finirà con questa atmosfera calda e intima, invece la quiete verrà interrotta da una cavalcata infernale che mano a mano prenderà forma, grazie ad una raggelante progressione ritmica che attraverserà una foresta di droni infuocati e distorsioni. Gli islandesi qui sembrano voler domare il caos organizzato dei Godspeed You! Black Emperor.

Penso che la nostra musica sia veramente semplice, anche un po’ ingenua. Ci piace guardare verso le aree più diverse, esplorare le cose, proprio come fanno i bambini.

( )” vuole attirarci dentro di sé inducendoci ad affrontarlo così come è stato composto, come se fossimo bambini, come se ci rammentassimo della purezza che è nella musica e in noi. Ma più che tornare bambini, ci rendiamo conto che stiamo tornando semplicemente ad essere liberi, salvati dalle nostre lacrime. Che qualcuno stia piangendo lacrime d’oro lassù non ci importa, perché siamo vivi, qui, adesso e se piangiamo ora vuol dire che sì, siamo liberi.

C Commenti

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Cas (ha votato 8 questo disco) alle 10:50 del 12 dicembre 2007 ha scritto:

bella recensione...e bel disco, il mio preferito dei sigur ros dopo agaetis byrjun!

Marco_Biasio (ha votato 9 questo disco) alle 12:14 del 12 dicembre 2007 ha scritto:

Applausi

E' un disco etereo ed inquietante. Oscuro, molto oscuro. Il migliore degli islandesi, per me...

Peasyfloyd (ha votato 5 questo disco) alle 18:21 del 12 dicembre 2007 ha scritto:

nun m'è piaciuto. A mio parere il peggiore dei sigur.

Nucifeno (ha votato 7 questo disco) alle 20:50 del 12 dicembre 2007 ha scritto:

Sì, ma anche no.

È tanto che non lo sento, sono anni, ma non mi ha mai impressionato più di tanto. Quello che fanno su VON, per me il loro vero capolavoro, è impareggiabile.

Vikk (ha votato 9 questo disco) alle 9:24 del 13 dicembre 2007 ha scritto:

stupendo ma "agaetis byrjun" resta il loro apice

direi che una trilogia magica come "agaetis byrjun", "( )" e "Takk..." negli anni recenti ha pochi eguali; 3 album molto diversi, ma sempre di altissimo livello

Ichmelefit (ha votato 8 questo disco) alle 15:12 del 17 dicembre 2007 ha scritto:

formula ripetitiva, troppo. tuttavia un bel disco sognante e rarefatto

Ichmelefit (ha votato 8 questo disco) alle 15:14 del 17 dicembre 2007 ha scritto:

ps è molto più variegato e originale agaetis

Nucifeno (ha votato 7 questo disco) alle 11:42 del 3 gennaio 2008 ha scritto:

Ho cambiato idea

L'ho riascoltato stamattina, disco di una noia mortale, per 72 minuti di fila, me lo ricordavo un po' più interessante, invece è proprio una palla, per me.

swansong (ha votato 6 questo disco) alle 17:06 del 12 settembre 2008 ha scritto:

Non capisco!

Sinceramente non sono d'accordo con tutti coloro che si qui su SdM che sul web incensano sto disco...Per me un clamoroso, inaspettato e, per certi versi, imbarazzante passo indietro rispetto a quel capolavoro assoluto di rara purezza che è Agaetis Byrjun. Per me è un vero e proprio disco da isola deserta. Non c'è assolutamente paragone fra i due lavori che quasi paiono nemmeno concepiti dalla stessa band!

Semplicemente questo "()" non regge il confronto col suo predecessore: troppo auto-referenziali; disco pervaso da una irritante staticità strumentale (a parte, forse, l'ultima e la penultima traccia davvero interessanti nei crescendo "pinkfoydiani" posti in chiusura di brano) fine a sè stessa, che risulta stucchevole oltre che un pò "presuntuosetta" e, francamente, noiosa. Per fortuna si sono (parzialmente) sollevati con il successivo Takk. Ma, nel complesso, l'impressione che ho è che i Sigur le loro cartucce (notevoli, per carità!) le abbiano sparate tutte con il primo splendido Agaetis...

tramblogy (ha votato 8 questo disco) alle 10:03 del 15 marzo 2009 ha scritto:

certo!!!

otherdaysothereyes (ha votato 8 questo disco) alle 12:05 del 15 marzo 2009 ha scritto:

Untitled #1 (Vaka) è accompaganta da uno dei più bei video di sempre, con quei bambini che ballano con le maschere antigas in un mondo(il nostro)cadente e devastanto:indimenticabile.

alburno (ha votato 10 questo disco) alle 13:01 del 24 aprile 2009 ha scritto:

Il silenzio è musica!!

Un concept-album da lasciare i brividi, in questo unico e irripetibile album per la band islandese che ha saputo, anche negli altri due che ben lo affiancano, raccontarsi con intense e rare sfumature sonore! Disco per chi sa amare e soprattutto ascoltare il silenzio!!

Lobo alle 17:26 del 24 aprile 2009 ha scritto:

Due palle colossali. La prima volta in cui l'ho ascoltato credevo fosse rotto e l'ho riportato in negozio. Lo stesso fischio e le stesse quattro parole per i primi 10 minuti ... roba da depressione istantanea.

Mr. Wave alle 17:40 del 24 aprile 2009 ha scritto:

RE: Lobo

sei di un'imperturbabilità impressionante.

Nucifeno (ha votato 7 questo disco) alle 19:29 del 24 aprile 2009 ha scritto:

RE:

Mi sento di quotare Lobo, considerando che in questo momento mi sto sbregando le orecchie con gli Slayer, non proprio tranquilli e dolci come i Sigur Ròs in questione... ))

Mr. Wave alle 19:42 del 24 aprile 2009 ha scritto:

Nonostante ci sia una voragine di distanza, dal punto di vista prettamente stilistico, fra la fragilità, l'ipersensibilità e la struggente melodia quasi impercettibile dei Sigur Ròs, e la potenza devastante, radente e smantellante degli Slayer, io li apprezzo entrambi...

zanmat alle 14:41 del 21 agosto 2009 ha scritto:

...mah!

sarà come dite voi ma io quando ascolto questi sigur ros non riesco a smettere di sbadigliare!

IcnarF alle 14:56 del 21 agosto 2009 ha scritto:

Hey Zanmat, pure io!

ozzy(d) (ha votato 5 questo disco) alle 12:36 del 23 marzo 2010 ha scritto:

Disco e band stracciamaroni come poche.

Bellerofonte (ha votato 9 questo disco) alle 11:56 del 27 marzo 2010 ha scritto:

Sognante, introspettivo, magico

Una volta lessi su una delle tante recenzioni sui sigur ros, una frase stupenda, "se l'emozione avesse un suono"... beh poche parole d'aggiungere davvero!

modulo_c (ha votato 9 questo disco) alle 20:02 del primo aprile 2010 ha scritto:

bello

l'ho ascoltato una cifra di volte, m'ha dato sempre delle belle emozioni. ascoltato di sera d'estate al buoi con le finestre aperte e' un grande classico. Lo trovo etereo, a volte struggente, ma per niente oscuro.

Harlan1985 (ha votato 10 questo disco) alle 18:25 del 16 settembre 2010 ha scritto:

Disco del decennio

Senza ombra di dubbio. Un capolavoro alla pari di "Agaetis". La traccia 5 è la descrizione in musica di un'eruzione vulcanica.

The musical box (ha votato 10 questo disco) alle 3:21 del 5 giugno 2011 ha scritto:

capolavoro assoluto

bart (ha votato 9 questo disco) alle 16:26 del 23 settembre 2011 ha scritto:

L'ho ascoltato l'altro giorno ed avevo le lacrime agli occhi. Meraviglioso

Utente non più registrato alle 14:08 del 2 luglio 2012 ha scritto:

Il primo era anche interessante, poi più nulla...

REBBY (ha votato 9 questo disco) alle 15:49 del 2 luglio 2012 ha scritto:

...cioè vuoi dire che il tuo album preferito dei Sigur Ros è Von!?

Utente non più registrato alle 16:15 del 2 luglio 2012 ha scritto:

...no dai, ho troncato la frase...volevo intendere Ágætis byrjun.

Preferito è una parola grossa...diciamo quello che sopporto meglio...perchè a partire dalla voce da evirato, faccio fatica ad ascoltarli...Ovviamente, neanche a dirlo, parere del tutto Personale.

REBBY (ha votato 9 questo disco) alle 16:29 del 2 luglio 2012 ha scritto:

ah ho capito, non ti piace la voce da evirato e li sopporti poco, insomma facevi il diplomatico quando dicevi che il secondo era interessante eheh

Utente non più registrato alle 16:40 del 2 luglio 2012 ha scritto:

+ o -

Utente non più registrato alle 16:40 del 2 luglio 2012 ha scritto:

+ o -

bill_carson (ha votato 7,5 questo disco) alle 11:38 del 10 marzo 2013 ha scritto:

bella rece! non amo moltissimo i Sigur Ros, ma questo è un Sig.Disco.

FrancescoB (ha votato 8 questo disco) alle 13:47 del 20 giugno 2013 ha scritto:

Per quanto mi riguarda, l'unico vero capolavoro dei Sigur Ros. Il resto lo reggo a malapena, e non sempre.

ThirdEye (ha votato 9 questo disco) alle 0:12 del 20 febbraio 2015 ha scritto:

Per quanto riguarda il sottoscritto trattasi del loro capolavoro assoluto. Disco meraviglioso. Estasi