R Recensione

8/10

Tearwave

Different Shade Of Beauty

Si presenta come un imponente monolite composto da diciassette brani il nuovo disco dei dreampoppers Tearwave. A Different Shade Of Beauty è un’opera che sulle prime potremmo definire non molto eterogenea (e la lunghezza ne acuisce la pesantezza), anche se, approfondendo l’ascolto, si denotano svariate sfumature e aspetti nascosti che fanno lentamente prendere confidenza al fruitore, in modo da rivelare finalmente la reale bellezza e unicità di ognuna delle composizioni.

La prima parte dell’album forse è quella che regge meglio gli ascolti. In particolare i primi quattro brani raggiungono vette di splendore inarrivabile, tutte con un mood simile tra di loro, eppure in definitiva diverso. Tutte a loro modo sì tremanti e sognanti, ma anche solenni, epiche.

Maestose come cattedrali di cristallo costruite attorno all’altare del cuore. Shattered Fairytale è un ravvolgersi di corde ricavate da capelli di fate, umide di lacrime ancora calde, che sprigionano romantiche melodie a sorreggere liriche depresse come “Tired of being tired/Tired of breathing/Knowing there is no hope/I found dreams are a lie/I fell right down/Into emptiness”, melodie poi investite da umori cupissimi che avanzano inesorabili. Le strofe screziate di riflessi acquatici di Holding On sono più rilassate ed eteree, mentre il ritornello della canzone si accende di un improvviso calore carnale, fino alla coda dove si erge imperiosa una memorabile melodia estatica che accompagna le alte tonalità di una Jennifer Manganiello sì dolce, ma, aggiungiamo, quasi incolore nella sua evanescente spettralità (al contempo un suo pregio e un suo difetto). Anche Nothing’s Wrong vede il suo apice emotivo nel suo segmento finale, un emozionante valzer incantato su sincopi ritmiche mai invadenti. Con Reflection le atmosfere divengono più opprimenti e più propriamente “dark”, a causa del freddo alito delle chitarre e delle melodie che evocano cupe ambientazioni ancestrali.

Non possiamo trascurare di citare certe gemme eteree come The Message, Ripped Apart e soprattutto Forgettable Name, con le sue circonvoluzioni aeree e il cantato della Manganiello che prima appare slegato dal contesto strumentale e poi è assecondato dalle tastiere.

In Question poi viene finalmente eretto un muro del suono veramente shoegaze, con le chitarre più libere di “urlare”.

A questo punto va per forza menzionato il pregevolissimo lavoro alla sei corde del talentuoso e visionaro Doug Smith. Peccato invece per il missaggio approssimativo della batteria che inficia un po' la resa sonora complessiva.

I Tearwave proseguono il loro cammino sul sentiro più onirico della musica con un bel po’ di personalità in più rispetto all'esordio. A Different Shade Of Beauty (sempre marchiato dalla Projekt di Sam Rosenthal) è un viaggio estatico che sfiancherà gli ascoltatori meno avvezzi a queste sonorità sognanti, ma probabilmente rimarrà per molto tempo nei lettori e nei pensieri dei figli più fragili della notte.

V Voti

Voto degli utenti: 6,9/10 in media su 11 voti.
10
9,5
9
8,5
8
7,5
7
6,5
6
5,5
5
4,5
4
3,5
3
2,5
2
1,5
1
0,5
Cas 5/10
IcnarF 5/10
REBBY 6/10
krikka 10/10

C Commenti

Ci sono 5 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

Peasyfloyd (ha votato 8 questo disco) alle 1:06 del 9 ottobre 2008 ha scritto:

disco incantevole

a conferma che il 2008 è l'anno della rinascita di shoegaze-dream pop. Paga un pò lo scotto in effetti di essere alla lunga un pò troppo monolitico e lungo. Si fossero limitati a una quarantina di minuti il mio voto sarebbe pure più alto.

Roberto Maniglio (ha votato 8 questo disco) alle 23:42 del 10 ottobre 2008 ha scritto:

Concordo in pieno con Peasyfloyd: sebbene caratteristica dello shoegaze, la lunghezza tende un pò a rendere meno digeribili i bocconi.

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 23:43 del 23 novembre 2008 ha scritto:

Shattered fairytale, Nothing's wrong e Under the

milky way sono indubbiamente belle canzoni, il resto dell'album, seppur pieno di buoni momenti,

è troppo spesso mono tono e ripetitivo (l'ascolto

attento e filato mi rende esausto).

IcnarF (ha votato 5 questo disco) alle 15:32 del 14 dicembre 2008 ha scritto:

Ma 'sticazzi

Noioso.

Roberto (ha votato 8 questo disco) alle 10:00 del 9 novembre 2009 ha scritto:

Una riduzione dei brani avrebbe giovato. Alcuni pezzi sono delle perle da valorizzare dopo vari ascolti. Una buona prova.