R Recensione

6/10

The Pains of Being Pure At Heart

The Pains of Being Pure At Heart

Avete presente i Black Tambourine? Beh, loro sono un gruppo noise-pop degli anni ’90 noto per la raccolta del loro materiale su Complete Recordings del 1999. Ciò che rende significativo il gruppo è la capacità di dare nuova vitalità all’indie pop dei Pastels (e più in generale della generazione immortalata sulla compilation C86-NME) offrendo così un contributo al revival indie degli anni seguenti, grazie anche all’aggiunta di una decisa scarica shoegaze e noise.

Ora però vi chiederete perché io stia parlando dei Black Tambourine in una recensione di un disco dei newyorkesi The Pains Of Being Pure At Heart…Semplice, perché sembra che i nostri vogliano, con il loro omonimo di quest’anno, rendere esplicito omaggio alla sopraccitata band, come dimostra non solo l’impressionante somiglianza sonora e quindi contenutistica, ma anche, a livello superficiale, la copertina dell’album che pare voler riproporre quella dei colleghi del ’99.

Il territorio lambito dunque è quello della canzone pop farcita di strati di chitarre rumorose, un jangle-pop colmo di feedback e riverberi. Non che la cosa risulti sgradevole, intendiamoci. Pezzi come l’introduttiva Contender riescono a rievocare il meglio degli anni ’80 (dai Primal Screams ai Jesus and Mary Chains per chiarirci) grazie ad una possente carica melodica, un certo dream spleenetico che traspare da ogni brano e l’immancabile duetto tra voce maschile e femminile. Ancora meglio la seguente Come Saturday, oppure This Love Is Fucking Right! meritevoli di un’ottima sessione ritmica divisa tra un bel basso pulsante e un batterista davvero scatenato, nonché di ormai dimenticati momenti in cui la chitarra si lancia in graziosi scampanellii jingle-jangle. Tra pezzi slanciati e veloci di chiara matrice indie (Young Adult Friction, Everything With You, Hey Paul) e altri più pop (Stay Alive, A Teenager In Love), il disco scorre senza intoppi, per un ascolto piacevole e grazioso.

Si tratta di umori (e rumori) adolescenziali amplificati ed elettrificati, di trasognatezza shoegaze riletta in chiave pop, senza espedienti e con pochi filtri. Il mio consiglio è dunque quello di prendere tutto ciò che c’è di buono nei The Pains Of Being Pureb At Heart e di godervelo con massimo abbandono.

Ma non prima di aver fatto visita ai Black Tambourine, mi raccomando…

V Voti

Voto degli utenti: 7,3/10 in media su 31 voti.

C Commenti

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target (ha votato 8 questo disco) alle 14:44 del 14 gennaio 2009 ha scritto:

The pains of being the pains of pure at heart

Secondo me, invece, questo disco non delude affatto il mini-hype che si era creato da tempo attorno alla band. Al di là delle vicinanza con i Black Tambourine, che è tanto indubitabile quanto ininfluente per il mio giudizio sul disco, è evidente che questi ci sanno fare: non c'è una canzone una che non ti entri in testa, che non ti istilli nel sangue la primavera gloriosa di una new york a metà tra la svezia (tutto il suo twee-pop colorato e lo-fi) e l'inghilterra primi novanta (tutto il suo shoegaze più melodico). "Everything with you", in più, è la cosa più smithsiana che abbia sentita da anni a questa parte (e se ne sono sentite tante), per quanto loro dicano che i maggiori ispiratori sono gli Ash di "girl from mars" (!). E' ovvio che non è un disco cerebrale, innovativo, avanguardistico, complesso, stratificato, oscuro. Ma è garage-pop fatto da dio, come solo a new york di questi tempi si riesce a fare (Crystal Stilts, Vivian Girls), e a me basta, tanto che me li sto ascoltando tre volte al giorno ("the tenure itch" anche cinque) come uno stordito. Alè!

Peasyfloyd (ha votato 8 questo disco) alle 17:56 del 14 gennaio 2009 ha scritto:

fondamentalmente concordo con il targhetta. Shoegaze-pop che mi riporta alla mente tutta quell'ondata di gruppi post-Jesus and Mary Chain che hanno invaso il panorama musicale negli anni tra fine 80s-inizio90s. Non conosco i Black Tambourine lo ammetto, cmq mi pare calzante anche la citazione targettiana degli Smiths per Everything with you (anche io quando l'ho sentita ho pensato a un redivivo Morrissey) mentre i Pains nel complesso mi sembrano di spirito indie quanto i Pastels ma a differenza loro più frizzanti e giovani, più spensierati e meno malinconici, con un'energia che in effetti ricorda un pò anche i primi primal scream. Sei stato cattivo cas!

voto 8 ma in realtà è un 7,5.

fabfabfab (ha votato 7 questo disco) alle 22:22 del 14 gennaio 2009 ha scritto:

Io concordo con il sette. Smiths piuttosto evidenti anche in "Come Saturday". A me ricordano una versione shoegaze degli Aislers Set. Disco piacevole.

rubens (ha votato 8 questo disco) alle 11:09 del 15 gennaio 2009 ha scritto:

Concordo con Target: lo scopo di un gruppo che si riallaccia al suono c-86-twee non può e non deve essere l'innovazione. Oltre ai Black Tambourine dentro ci si possono sentire anche gli Aisler Set, come dice Fabio, ma anche i Field Mice e il Sarah Sound, e qualsiasi altro gruppetto indie pop nato sul solco del noise-twee a bassa fedeltà. L'unico metro di giudizio in un contesto del genere possono essere le canzoni, e qui ce n'è a bizzeffe. Per poter votare il disco, però, bisogna di dar ai pezzi il tempo di marinare: se tengono al 10imo ascolto allora l'8 è assicurato

loson (ha votato 6 questo disco) alle 17:03 del 22 gennaio 2009 ha scritto:

In sostanza concordo con Matteo: revival indie-pop versante Sarah Records, con canzoni piacevoli ma senza un elemento uno capace di distanziarle dai modelli originali. Un 6 striminzito.

target (ha votato 8 questo disco) alle 17:20 del 22 gennaio 2009 ha scritto:

Los, ma cosa hai mangiato l'ultimo dell'anno che nel 2009 mi sei così difficile? Un panettone all'acido solforico con prosecco alla stricnina? A me, in ogni caso, della mancanza di originalità, se il disco in questione è ben fatto, me ne cala proprio zero.

loson (ha votato 6 questo disco) alle 17:36 del 22 gennaio 2009 ha scritto:

RE:

Non ricordo cos'ho mangiato l'ultimo dell'anno, ricordo solo il doposbronza del giorno dopo...DD Cit."A me, in ogni caso, della mancanza di originalità, se il disco in questione è ben fatto, me ne cala proprio zero." Mah, non so... Io mi baso quasi interamente sull'originalità intesa nel suo significato più ampio e flessibile (basta anche poco eh, mica dispenso scaruffate ;D) e raramente ho trovato di mio gusto qualcosa che fosse interamente ed esclusivamente riconducibile a un modello precedente. Questi sono un clone dei primi Jesus And Mary Chain, santiddio! Manco si fossero sforzati di cambiare qualcosa a livello di scrittura o di suono...

otherdaysothereyes (ha votato 8 questo disco) alle 22:10 del 22 gennaio 2009 ha scritto:

Sarà che di queste sonorità ne vado pazzo e quindi forse il mio giudizio non potrà essere del tutto oggettivo, però io mi schiero con peasy e target per L'8/10...canzoncine semplici ma indimenticabili. A questo punto, Matteo, non posso far altro che accogliere il tuo suggerimento e andare a ripescarmi i Black tambourine!

Syberya (ha votato 5 questo disco) alle 19:24 del 11 febbraio 2009 ha scritto:

Non colpisce al cuore come vorrebbe. Si sente che c'è uno sforzo di ricerca melodica ma credo che questa sia poco convincente, non convince.

REBBY (ha votato 8 questo disco) alle 16:53 del 17 febbraio 2009 ha scritto:

A me invece convince. Intendiamoci si tratta di uno di quei CD che io chiamo di "rocchettino",

che sono però necessari come il pane nel corso

della giornata (per socializzare, per rilassarsi,

per caricarsi,...). I riferimenti fatti nei vari

interventi (anche quelli a sfavore) mi trovano in

genere concorde, io ho colto subito in particolare

Jesus & mary chain e Smiths, ma son tutti (penso)

giusti. E' un album semplice e gradevole, perfetto

da sottofondo, con canzoni tra loro forse un po' troppo simili, ma che ti si incollano addosso mettendoti di buon umore. E' in heavy rotation al

momento. Sono d'accordo con Loson che non hanno

inventato nulla, ma mi assoccio a Target, Peasy,

forse Rubens e otherdayothereyes (Just for fun).

Mr. Wave (ha votato 6 questo disco) alle 18:34 del 3 giugno 2009 ha scritto:

Casto e semplice indie-pop... per il momento. "Come Saturday" e "Everything With You" le migliori.

lovemetwee (ha votato 9 questo disco) alle 13:07 del 5 novembre 2009 ha scritto:

spettacolo.

4AS (ha votato 6 questo disco) alle 11:58 del 21 luglio 2010 ha scritto:

Il disco non è da bocciarsi (il voto si aggira sul 6,5) però dovrebbero osare di più. Le canzoni sono tutte gradevoli ma fin troppo semplici e con il tempo rischiano di perdere molto la loro efficacia. Spero che già dal secondo disco possano raggiungere una maggiore maturità compositiva.

salvatore (ha votato 8 questo disco) alle 12:43 del 12 marzo 2011 ha scritto:

E' uscito il nuovo "belong"... Chi lo ha ascoltato?

Ma come, non sono mai passato da questa recensione?

Gustosissimo: 8!

target (ha votato 8 questo disco) alle 12:56 del 12 marzo 2011 ha scritto:

L'ho ascoltato una volta, distrattamente. Chitarre un po' più muscolose rispetto a qua, ma anche qualche ballata in più. Risentiremo!

stefabeca666 (ha votato 6 questo disco) alle 18:22 del 4 giugno 2011 ha scritto:

Tutto l'hype che c'è stato e che c'è tutt'ora dietro questo disco non riesco a capirlo. Ochei, rievoca quel piglio adolescenziale "puro" che tanto mancava a qualche nostalgico degli anni '90... però Cristo alla fine dei conti è un dischetto carino, nulla più.

bill_carson alle 21:35 del 4 giugno 2011 ha scritto:

dischetto

concordo con stefabeca.

carino, manieristico, prevedibile. carino, si. punto.

baronedeki (ha votato 8 questo disco) alle 14:00 del 6 agosto 2016 ha scritto:

Album che non e' un capolavoro assoluto il rischio del gia' sentito c'e tutto ma da un paio di settimane non riesco a smettere di ascoltarlo forse sto avendo la classica crisi di mezza età