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R Recensione

6/10

Ariel Pink

Pom Pom

All’ultimo ascolto del nuovo disco di Ariel Pink ho pensato questa cosa assurda, e la scrivo: “Pom Pom” sta ad Ariel Pink come “Be Here Now” agli Oasis. Posto che il losangelino e i mancuniani non ci azzeccano niente l’uno con gli altri (o forse condividono, sì, tutt’al più un filo di misoginia), l’ascolto dei due album, a vent’anni di distanza, mi ha dato lo stesso effetto di saturazione e stanchezza. Pink, liquidando dal nome gli Haunted Graffiti, si eleva qua all’ennesima potenza, in un disco di 17 pezzi che porta agli estremi tutti i tricks e le maniere di un’intera carriera, passata per lo più nel sottobosco ma ormai da un lustro pienamente riconosciuta.

Ariel Pink, dunque, svariona come un nuovo Zappa, riprende il discorso psichedelico ma melodico degli Sparks più ispirati, mescola i generi, gioca di citazionismi sozzi, inquina la bassa fedeltà del trash commerciale con una sapienza in fase produttiva ormai calibrata e solo fintamente naïf, sbalestra e spaesa, affonda sfacciatamente nel camp, ma soprattutto, in “Pom Pom”, stroppia.

Se il disco si fosse limitato a dieci pezzi (da 1 a 7 tutti, e poi via con i tagli), ne sarebbe uscito un buon successore di “Mature Themes”, che di quel lavoro riprendeva il discorso, senza oltraggi ma con qualche corda in più: il synth pop stralunato e neotragico di “Picture Me Gone”, il goth-pop da radio fm primi ‘80 di “Four Shadows” (tipo: Billy Idol e Scorpions insieme), il dream pop a metà tra la filastrocca e il singolone killer da Festivalbar di “One Summer Night”, la sfattezza seventies su deliqui funky di “Put Your Number In My Phone”, l’italo geometrica di “Lipstick”, assieme ai numeri più circensi del caso (le scale mattoidi di “White Freckles”, le giocose storture in stile Sparks era-"Indiscreet" di "Plastic Raincoats in the Big Parade" o le buie provocazioni da stripper club trasandato di “Not Enough Violence”, in una salsa, di nuovo, profondamente italo disco, vd. i Pet Shop Boys di “Paninaro”).

Ma Ariel Pink, stavolta, vuole strafare, e inserisce pezzi che cassano l’aspetto pop o semplicemente esasperano la ricerca dell’eccentrico, attraverso cambiamenti deliranti, interpolazioni sonore sgradevoli (rane, dialoghi tra puttane clienti e magnaccia, schizofrenie corporali varie), infantilismi sonori, momenti di autentico vuoto, che appesantiscono l’ascolto e provocano un fastidio, temo, preterintenzionale. “Dinosaur Carebears” e “Exile on Frog Street”, ma anche “Negative Ed” e le stucchevoli “Sexual Aestethics” e “Jell-o” non lasciano nemmeno un’impressione di divertimento; l’intera parte centrale, focalizzata su un famolo-strano fine a se stesso, appare poco o per nulla ispirata. È come se Pink, dopo la “normalizzazione” dei due dischi precedenti, avesse di nuovo voluto épater le bourgeois, non solo per via musicale, ma anche a mezzo stampa, da cui le uscite discutibili contro Madonna e Grimes, con tanto di strascichi misogini, comunque li si voglia interpretare (partendo magari dalla vexata quaestio: Ariel Pink ci fa o ci è?), piuttosto antipatici.

Botto mancato.

V Voti

Voto degli utenti: 7,4/10 in media su 7 voti.
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Cas 7/10
Dr.Paul 7,5/10
Noi! 9/10
Senzanome 8,5/10

C Commenti

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Dr.Paul (ha votato 7,5 questo disco) alle 16:30 del 15 dicembre 2014 ha scritto:

a me è piaciuto molto, è il suo white album, certo qualche taglio si potrebbe fare e senza rimpianti eccessivi (come in tutti i dischi lunghi)....ma tutto sommato prevale la stoffa del protagonista, e che protagonista

target, autore, alle 23:10 del 15 dicembre 2014 ha scritto:

E' vero che tutti i dischi lunghi potrebbero essere tagliati, ma qua i tagli da fare mi sembrano un po' troppi (io da 8 a 14 non lascerei nulla). E' ovvio che l'esattezza e la selezione non possono rientrare nella poetica di uno come Ariel Pink, ma qua, dai, sbrocca. Detto questo, ci sono pezzi clamorosamente appiccicosi, da amare subito e a lungo.

hiperwlt (ha votato 7 questo disco) alle 16:20 del 16 dicembre 2014 ha scritto:

D'accordo con Francesco: eccessivo, troppi momenti sbrodolati; "Mature Themes" mostrava sicuramente più equilibrio eccentrico - e per ora rimane, secondo me, il suo apice. Certo che pezzi clamorosi, qui, non mancano ("Picture Me Gone", su tutti: di una tragicità storta totale, dritta tra le cose da portarsi dietro di questo 2014; ma anche "Lipstick"), com'era lecito aspettarsi.

Cas (ha votato 7 questo disco) alle 20:39 del 16 dicembre 2014 ha scritto:

Fra, mi trovi d'accordo solo in parte. È vero, l'album è troppo lungo. Però non farei tagli così pesanti nella seconda parte della tracklist: "Goth Bomb" è un'interessante diversione space-punk, "Negative Ed" è un simpatico motteggio dei Dead Kennedys, mentre "Sexual Athletics" e "Black Ballerina" sono proprio graziose...

Se solo Ariel Pink riuscisse a sistematizzare meglio le sue intuizioni ne verrebbe fuori un capolavoro (e "Before Today" ci arrivava vicino). Lui è davvero vulcanico ed enciclopedico nell'esplorazione/distorsione/motteggio di un bagaglio rétro vastissimo. Il problema resta quello di un lavoro è dispersivo e, per colpa di qualche cazzeggio di troppo, parecchio faticoso da assimilare.

Franz Bungaro alle 12:14 del 19 dicembre 2014 ha scritto:

ricordo che ai primi ascolti mi era piaciuto abbastanza, come abbastanza mi sono piaciuti i suoi lavori migliori. Constato però che dopo anni qui (mi avvio al terzo) certe cose ("inserisce pezzi che cassano l’aspetto pop o semplicemente esasperano la ricerca dell’eccentrico, attraverso cambiamenti deliranti, interpolazioni sonore sgradevoli (rane, dialoghi tra puttane clienti e magnaccia, schizofrenie corporali varie), infantilismi sonori")...ora le apprezzo e le ricerco, prima le detestavo. Mi avete deviato.

Noi! (ha votato 9 questo disco) alle 9:26 del primo gennaio 2015 ha scritto:

Disco dell' anno.