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R Recensione

8/10

Austra

Feel It Break

Che ai canadesi riuscisse bene di incrociare le band e moltiplicarsi in più manifestazioni contemporaneamente lo sapevamo già, e la selva intricata della scena indie rock anni ’00 sta lì a dimostrarlo. Che sapessero farlo anche saltando tra i generi e sfociando nell’elettronica è cosa nuova degli ultimi tempi, e conferma come per i musicisti con la foglia d’acero l’eclettismo sia qualcosa di congenito. Basti pensare che l’anima degli Austra è Katie Stelmanis, studi lirici, un album solista (“Join Us”, 2008), un ruolo di vocalist nelle post-punkers Galaxy e nei freak-folk-rockers Bruce Peninsula. Accompagnata da Maya Postepski (programming; anche nei Trust) e Dorian Wolf (basso, mix), qui costruisce un disco di electro-pop a tinte nere da goduria. Nuove leve del pop gotico crescono.

Tant’è che i progenitori di “Feel It Break”, a stesso dire della Stelmanis, sono The Knife e Fever Ray, con la maschera nordica di Karin Dreijer Andersson che aleggia su tutto il disco. Quello degli Austra è un pop elettronico quadrato, fortemente legato agli eighties per le linee rigide e i suoni corposi, e la cui durezza ha come unica sponda di ingentilimento la voce della Stelmanis, vero e proprio pilastro del disco e sua innegabile 'marcia in più'. Sospesa in uno spazio impossibile tra la glacialità della Andersson e la drammaticità di Amber Webber (i tremoli si somigliano moltissimo), Stelmanis riesce a calarsi negli scuri coni d'ombra dei synth riversandoci un'emotività vivissima, e sempre meravigliosamente instabile. Esaltante, ad esempio, la giostra lirica di “Lose It” (Giuni Russo è, qua, la cosa più vicina), in cui il delirio di possesso deborda ferocissimo nei vocalizzi a cuore aperto («Don’t wanna lose ya [...] this is a thirst I’ve never had»), mentre altrove, malgrado la fisicità spesso prepotente dei testi, l’interpretazione vocale è più ferma, segue gli angoli retti delle basi (“The Future”, “Beat and the Pulse”). In ogni caso, spadroneggia.

A far crescere la riuscita del disco è il fatto che tanto talento sia ben sostenuto dai compagni di band. Postepski e Wolf rifiniscono con pulizia, controllano i pezzi con austerità nordica, sfiorando soltanto lo scatenamento in pista (l’eccellente “Spellwork”). Gli arrangiamenti sono curati nel dettaglio ma mai sovrastanti, anzi, giocano piuttosto a rinviare l’ingresso dei beat (“Darken her horse”), a rimpallare le tastiere sui gorgheggi della Stelmanis, a seguirne gli arabeschi vocali con passaggi di piano dal gusto classico. I tre pezzi finali, in particolare, variano il canovaccio synth-based, introducendo un eccentrico clima da cabaret dark con trombone (“Shoot the Water”), infilando una chitarra da goth-drama (“The Noise”: Bat For Lashes?), e lasciando sulla scena un piano nervoso, per un’elegia senza tempo da brividi (“The Beast”, roba da Soap&Skin at her best). Peccato che questi momenti extravaganti siano lasciati in fondo: meglio distribuiti, avrebbero variato una sequenza che a metà disco si fa ripetitiva (“The Villain” è la bruta copia di “Spellwork”).

Per ora, tra i dischi pop dell’anno.

C Commenti

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tramblogy alle 12:15 del 7 giugno 2011 ha scritto:

Si

simone coacci alle 16:55 del 7 giugno 2011 ha scritto:

Ah, però, quindi lei è Miss Peninsula! Già solo per questo le voglio un po' di bene. Davvero: l'impasto electro è delicato e piacevole, i melismi malinconici acquistano un fascino dance insospettabile, le cortine noir sono sfumate mai troppo oppressive. L'antipasto, insomma, è davvero prelibato. Bravi.

hiperwlt (ha votato 8 questo disco) alle 10:15 del 13 giugno 2011 ha scritto:

un cielo dark wave, filtro per irradiazioni electro pop: luce che riflette una musica dal cromatismo in continua oscillazione tra oscurità e chiarezza. 'fisica' (come dici tu Fra) e satura la ritmica, complessa la tessitura (ma levigata, lucida) delle composizioni ("beat and the pulse", darken her horse", "spellwork" "the beasts" apici), ricolma di sfumature (tra le altre, modulazione vocale da applausi scroscianti e synth dalla resa 'art'). nessuna caduta di stile così evidente, il disco tiene splendidamente: per me, 8 pieno. recensione eccelsa!

tramblogy alle 19:34 del 17 giugno 2011 ha scritto:

Che meraviglia...

salvatore (ha votato 7 questo disco) alle 11:20 del 2 luglio 2011 ha scritto:

Caspita questo me l'ero perso. Oggi poi - ormai riesco ad ascoltare musica nuova solo il sabato e la domenica - lo vedo primo in classifica e ho dato un ascolto ai tre brani proposti su... Uno più bello dell'altro! "Spellwork" poi è pazzesca: la strofa con quell'incedere algido e marziale e il ritornello che ti spedisce dritto dritto verso un altrove, cosa questa, tra le mie preferite in arte. Ora me lo procuro invogliatissimo... Fra', questa recensione non è tra le tue più brevi però colgo ora l'occasione per farti i miei complimenti. Si parlava tempo fa di belle recensioni. Certo ognuno ha il suo stile, ma l'esattezza, il dono della sintesi, la precisione chirurgica di ogni parola che usi, il riuscire ad essere più che esaustivo in poche righe e la competenza della materia trattata - ma questo non sono nessuno per dirlo - sono doti uniche qui come altrove.

target, autore, alle 11:52 del 2 luglio 2011 ha scritto:

Il disco in effetti era subito sparito dai 'top', ma merita attenzione, e "Spellwork", che dire, è tra i pezzi dell'anno, di un'intensità per me rarissima nel pop. Per tutto il resto sarò di nuovo breve dicendoti solo che sei troppo gentile

Filippo Maradei alle 12:15 del 2 luglio 2011 ha scritto:

RE:

Lo sto ascoltando anch'io da qualche giorno... piano piano sale sale.

synth_charmer (ha votato 6 questo disco) alle 13:48 del 13 luglio 2011 ha scritto:

se li avessi sentiti per caso in strada avrei subito detto "questa è musica per target!" le musiche non mi dispiacciono, ma ho un grosso problema: quella che per te è la marcia in più del disco per me è il suo punto debole quell'impostazione epica della voce della tipa che fa tanto enya proprio non mi va giù. E dire che il momento migliore è proprio quello che esalta i toni vocali (Lose It)! Il resto però non dà lo stesso slancio e mi fa calare molto il tutto. Indecisissimo sul voto.

target, autore, alle 14:34 del 13 luglio 2011 ha scritto:

Eh beh, che dire, la voce, come tutte quelle 'forti' e usate in modo tanto marcato, si presta al solito o-la-si-ama-o-la-si-odia. Mi spiace non averla potuto sentire dal vivo l'altra sera.

bill_carson alle 14:57 del 13 luglio 2011 ha scritto:

sembra davvero bello

ne avevo letto molto bene su DrownedInSound...ascoltati alla veloce mi avevano favorevolmente impressionato. ci sto tornando proprio in questi giorni e devo dire che si tratta d'un disco assolutamente suggestivo, a tratti trascinante, imperfetto, ma bello. ho deciso che lo ordino, poi assegnerò il mio voto

jackforjack (ha votato 7 questo disco) alle 21:25 del 13 luglio 2011 ha scritto:

un disco che dopo averlo consumato non lascia quella scia che si riesce a ricordare a medio-lungo termine, se non per le (alcune) melodie ben congegnate in assetto dark(ma neanche troppo)pop -wave. sicuramente una buona proposta ma con qualche riserva sulla marea di riscontro ricevuto.

salvatore (ha votato 7 questo disco) alle 14:08 del 14 luglio 2011 ha scritto:

Torno per il voto... Un 7 che sarebbe un 8 se nella scaletta ci fossero un altro paio di capolavori del calibro di Spellwork (che spacca veramente, ma ne ho già parlato. Posso solo dire che da allora l'ho ascoltata almeno una volta al giorno) e di Lose it (l'uso della voce con relativi vocalizzi ricorda davvero Giuni Russo, specie quella di Una vipera sarò). L'album perde un po' di magia nei momenti più trattenuti e lenti.

otherdaysothereyes (ha votato 7 questo disco) alle 15:16 del 23 agosto 2011 ha scritto:

Prime 5 tracce da 8, seconda metà dell'album da 6...l'idea è che possano fare meglio, li metto quindi nel reparto "promesse per il futuro" e intanto mi godo le varie Beat and the pulse, lose it e spellwork!

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 10:28 del 25 ottobre 2011 ha scritto:

Un album di synth pop abbastanza scolastico, virato al dark e "fortemente legato agli eighties", ma di buon impatto iniziale ed impreziosito dalla potente, algida e lirica interpretazione vocale della Stelmanis. Come giustamente evidenziato da Francesco (veramente ben esplicativa del disco la sua rece, anche se per me troppo "entusiasta" nella valutazione finale) la tracklist diviene ad un certo punto eccessivamente ripetitiva e forse per questo la prima metà sembra la più riuscita.

DaDuz (ha votato 7 questo disco) alle 14:37 del 15 novembre 2011 ha scritto:

*.*

se ai primi ascolti l'accostamento a Fever Ray e The Knife mi veniva spontaneo, con gli ascolti il cd si rende davvero più che apprezzabile: Lose it poi è una vera perla...! li attendo con ansia al varco del secondo album!

hiperwlt (ha votato 8 questo disco) alle 20:29 del 11 gennaio 2012 ha scritto:

!

giornata aggiornamento video: "spellwork"

salvatore (ha votato 7 questo disco) alle 20:59 del 11 gennaio 2012 ha scritto:

Ed era ora!!!! Ma dico, scrivi una cosa così te la tieni nascosta nell'album?! Comunque il mio entusiasmo (smisurato) per il brano è rimasto intatto. Tra le dieci più belle canzoni dell'anno, senza dubbio!

Il video è interessante, ma con una canzone del genere avrei osato molto molto di più. Non so se mi spiego

forever007 (ha votato 8,5 questo disco) alle 16:30 del 19 dicembre 2012 ha scritto:

Disco splendido, sonorità austere ma rese malinconiche dalla lirica soave della Stelmanis; la migliore a mio avviso è The Beast, anche se troppo breve il testo, ma è quella che mi emoziona ancora tutt'ora dopo averla sentita per due interi anni; ovviamente è inutile dire che sono straordinarie Spellwork, The Future e Lose it. Quindi non vedo l'ora di un nuovo lavoro degli Austra o almeno della Stelmanis