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R Recensione

8/10

I Cani

Il Sorprendente Album D'Esordio dei Cani

Il sorprendente album d'esordio dei Cani. Il titolo è quanto di più presuntuoso si possa immaginare per un esordiente, ma è in effetti una piena e voluminosa realtà.

Togliamoci subito l'ingombro musicale, che in questo disco è la cosa che ci interessa meno, vista la preponderanza assoluta dei testi, vero elemento aggiunto che merita un'analisi minuziosa quale ci accingiamo a fare.

Sono fioccati i riferimenti ad artisti come Baustelle, Luci della Centrale Elettrica, Max Gazzè e quant'altro. C'è in effetti un pezzetto d'ognuno, sia per la ricerca della melodia e la sensibilità poetica (Baustelle), sia per la capacità di catturare un piccolo spacco generazionale giovanile (Luci della Centrale Elettrica), sia per l'uso dell'ironia, l'affabulazione narrativa ed una certa modalità distaccata di cantare (Max Gazzè). Nel complesso però il progetto de I Cani, che contrariamente al nome plurale è formato da una sola persona (al momento in cui scrivo ancora sconosciuta, grazie ad una furba strategia pubblicitaria), è diverso da tutto ciò, suonando musicalmente limpidamente indie, grazie ad un uso luccicante e sfrenato di synth, batteria elettronica e low-fi digitale a forgiare un robusto e trascinante electro-pop. Nonostante una certa ripetitività di fondo si tirano fuori talora riff e spunti davvero scintillanti (Perdona e dimentica, I pariolini di diciott'anni, Hipsteria, ecc), realizzati con la maestria di un ottimo dj.

A far diventare però I Cani un piccolo “caso” nel circuito underground è, lo dicevamo, la sua capacità di ritrarre l'inquietudine, i sogni, le ansie, le pratiche e i pensieri di uno spaccato consistente di gioventù. Potremmo dire della parte più “sfigata”, perchè in fondo cosa c'è di più nerd che cantare di ascoltare “Daniel Johnston alle quattro del mattino” (vedi Hipsteria)?

Chi se non un nerd, in giro per un fottuto Paese dove un giovane su tre è disoccupato e un altro è precario, cerca rifugio in un viaggio americano utopistico (“Andrò a New York a lavorare da American Apparel. Io ti assicuro che lo faccio, o se non altro vado al parco e leggo David Foster Wallace”)?

Per capire davvero come è articolato questo pezzetto di classe sociale ritratta bisogna riportare un ampio stralcio di Velleità, uno dei capolavori del disco:

I critici musicali ora hanno il blog. Gli artisti in circolo al Circolo degli Artisti. I falsi nerd con gli occhiali da nerd. I radical chic senza radical. Nichilisti col cocktail in mano che sognano di essere famosi come Vasco Brondi, che appoggiato sul muro parla con la ragazza di qualcuno. Anoressiche alla moda, anoressiche fuori moda, bulimiche si occupano di moda. Mentre aspiranti DJ aspirano coca aspiranti attrici sospirano languide con gli autori tv, gli stagisti alla Fox, i registi di clip. I falliti, i delusi, i depressi, i frustrati. Gli emo riciclati. 

I gruppi hipster, indie, hardcore, punk, electro-pop. I Cani.”

E' la descrizione del mondo indie italiano: giovani che rifiutano lo spettacolo conformistico imposto dalla presente società e indossano maschere pirandelliane per essere diversi, non capendo che la creazione di una sottocultura ugualmente conforme a certi canoni e vuota di contenuti non rende ribelli o più belli, ma solo ridicoli. Questo pezzo piacerà a qualunque lettore di un sito come questo su cui state leggendo, perchè tutti noi conosciamo gente così (di quelli che si mettono le maglie con le righe perchè sono “cool”) e mi duole ammettere che c'è un po' di ciò in tutti noi, che lo ammettiamo o meno. In fondo però non è una gara a premi. Basta saperlo, non c'è da vergognarsene. Anzi I Cani lo riconoscono e ci ridono sopra, come mostra il finale della citazione.

Inquadrato il campo si parte con le meravigliose istantanee che l'autore riesce a realizzare di situazioni a volte banali ma inedite, a volte usuali per tutti i “comuni mortali”.

Door Selection ad esempio descrive il momento di attesa fuori da un locale in cui la fila non passa più. E' l'occasione di immaginare quel che già si conosce con ironia e un po' di spacconeria (“conosco benissimo cosa mi aspetta: le bariste che ci provano con me; i fuori sede che ci provano con le bariste (coi soldi dei padri)”) ma anche per riflettere sulle proprie piccole contraddizioni da megalomani virtuali (“Toglierei l'amicizia al settanta per cento di quelli su facebook, ma in fondo non voglio vedere ridotto il mio impero”)

Le coppie propone una schematicità degna del Teorema di Ferradini e racconta situazioni sentimentali quotidiane che chiunque di noi ha provato:

Le coppie si dicono basta e sui social network non sono più amici. Lei comunque sostiene che lui abbia fatto di tutto per farsi lasciare. Dopo mesi lo incontra a una festa e guarda di striscio se l'altra è più fica. Si dicono non rimaniamo estranei o nemici. Ma non ci riescono quasi mai. Neanche i meglio intenzionati ce la fanno quasi mai

Ciò che sorprende di simili testi è la semplicità, il garbo, lo sguardo spassionato eppure divertito, come se ci si lanciasse davanti ad un gruppo di amici in una disquisizione su un quadro surrealista di cui non si capisce il senso.

Ne Il pranzo di Santo Stefano si rievocano affettuosi e ironici ricordi di episodi crepuscolari familiari e sentimentali. Sono canzoni che nascondono un sorrisetto tirato che tende a diventare smorfia, un po' di rassegnazione, un po' di malinconia. Eppure il sorrisetto rimane, perchè in fondo è meglio prenderla con ironia e piglio sereno piuttosto che piangersi inutilmente addosso...

Post Punk è un racconto disincantato su un cinquantenne (circa) che si ostina a rimanere “giovane” e che nonostante un atteggiamento invadente e una poco credibile facciata di anarcoide, riesce a dire alcune cose giuste (“Vedi Niccolò, la gente non è il mestiere che fa, o i vestiti che porta, le scarpe che mette, la roba che ha”)

Arriviamo all'altro vero capolavoro del disco, diventato uno dei maggiori must: I pariolini di diciott’anni è una descrizione assolutamente aristocratica ed elitaria della generazione attuale (“I pariolini di diciott'anni comprano e vendono cocaina, fanno le aperte coi motorini, odiano tutte le guardie infami. Animati da un generico quanto autentico fascismo, testimoniato ad esempio dagli adesivi sui caschi”), con uno sprezzo degno dell'Agnelli che sui giovani di ieri (cioè forse noi) ci scatarrava su. Eppure quanti di noi 25-30enni non vi trovano un fondo di verità? C'è in questa visione tutto il disprezzo per un branco di giovani che si muove come degli animali senza senso (“fanno i filmini con le quartine”), in un vitalismo immaturo che però a livello emozionale si rimpiange, pur senza riuscire ad ammetterlo pubblicamente (“Io che di nascosto vivo, io non vivo che nascosto, ed ho un po' più di anni ma non so che cosa invidio”).

Il sorprendente album d'esordio dei Cani ha infine uno sfondo politico. Sottile però, quanto lo è la coscienza di questa sottocultura indie, tendenzialmente progressista e liberale ma che affronta la politica con quel piglio un po' superficiale tipico di un Paese malato e stufo delle ideologie (vedi il rimando di sopra al fascismo).

A riguardo è significativa Perdona e dimentica, atto d'accusa liberatorio verso l'ipocrisia di una ragazza finto-indie-sinistroide, colpevole di mascherare la propria natura e i propri beni per cercare di essere altro da sé. E non nel tentativo di migliorare sé stessa, ma solo per trarne vantaggio personale.

E' questa ipocrisia di fondo la cosa di cui più ci si deve vergognare, non dell'appartenenza borghese in sé, o del desiderio di mantenere abitudini di vita che alcuni definirebbero “reazionarie”. Talmente terribile da meritare un elenco altrettanto liberatorio che elenca quello che tutti ritengono senza pensarci troppo il “bene” (“la camorra, la guerra”) e il “male” (“Saviano, Santoro”), ma che in realtà presenta le stesse contraddizioni. Perchè la realtà è complessa...

E' questa conclusione in fondo che emerge anche da Wes Anderson, in cui “i cattivi non sono cattivi davvero. E i nemici non sono nemici davvero. Ma anche i buoni non sono buoni davvero, proprio come me e te”. Responso che porta a desiderare di evadere da Roma Nord, dai pariolini, dalle storie complesse, e rifugiarsi in uno dei mondi meravigliosi messi in piedi da Wes Anderson, con le “inquadrature asimmetriche”, “i ralenty quando scendi dal treno”, i Kinks e “i finali agrodolci”.

Perchè in realtà non è vero che gli ultimi romantici sono i pariolini di diciott'anni. Gli ultimi romantici siamo noi, e con noi il tizio che si nasconde dietro la sigla de I Cani. E' anche per questo che abbiamo ascoltato Il sorprendente album d'esordio dei Cani.

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Voto degli utenti: 5,2/10 in media su 31 voti.

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Dr.Paul (ha votato 7,5 questo disco) alle 9:54 del 10 giugno 2011 ha scritto:

tutte tematiche vecchie come il cuccu...sottobosco cool e sottobosco anti-cool (pari sono), il (finto) nerd incompreso, la ragazza di "Perdona e Dimentica" mi ricorda quella di Common People (Pulp) che a sua volta ricordava ecc ecc, però è tutto ben infiocchettato e mi piace! musicalmente che ne dici peasy? ti piace?

ozzy(d) alle 10:50 del 10 giugno 2011 ha scritto:

spassoso il pezzo sui recensori indie-fighetti e il tipo "che scriveva su blow up" ghghghghgh

Peasyfloyd, autore, alle 12:05 del 10 giugno 2011 ha scritto:

eh Paul mi piace sì musicalmente! Mi rendo conto che sono linee musicali standardizzate in un unico giro, ma è un gran bel giro, eheh

salvatore (ha votato 5 questo disco) alle 14:11 del 10 giugno 2011 ha scritto:

Ne parlavo qualche giorno fa nel forum... Musicalmente (e il genere mi piace abbastanza) lo trovo un tantino povero (ma a tratti piacevole). Il problema però sono i testi. Solitamente non mi ci soffermo molto, ma nel caso di un lavoro che si basa essenzialmente su di essi è quasi impossibile non farlo. Li trovo pretenziosi, sì, ma soprattutto superficiali. Questa banalizzazione, questa semplificazione della realtà contemporanea (le modelle - o, per lo meno, il 90% di queste -) non sono anoressiche, ma magre, e criticarle per la loro avvenenza o per la loro cura estetica è stupido; i pariolini comprano e vendono coca e lo fanno a 15 anni non a 18 e la situzione cambia radicalmente; la gente è anche il mestiere che fa e la roba che indossa: abbiamo un anima, Niccolò, ma abbiamo soprattutto un corpo; e potrei continuare un bel po'...); questo parlare per luoghi comuni basandosi su stilemi triti e ritriti mi infastidisce. E l'ironia e la destrutturazione dall'interno sono solo alibi molto molto furbi. La morale (e già per il solo utilizzare questa parola, si parte col piede sbagliato) che ne viene fuori è una noiosa e saccente predicozza da catechismo laico (lasciatemi passare l'ossimoro)... Sarà anche laico, ma a me i catechismi non sono mai piaciuti...

Se i testi parlassero di gelati al limone sarebbe forse un 6.

thinwhiteduke (ha votato 6 questo disco) alle 15:01 del 10 giugno 2011 ha scritto:

una pregevole giovinastrata- per quel che riguarda la banalizzazione mi ha dato fastidio velleità: non tutti usano le loro velleità per sopravvivere, crederlo è il massimo della decadenza e della depressione. Immagino il cantante si tiri fuori dalla folla di persone per cui ogni pretesa creativa si riduce a "velleità"...molto presuntuoso. Certo ne ho visti tanti di artisti fotografi, di giovani poeti filosofi su facebook, e di attori da doposcuola a cui questa canzone si attaglia bene ma non si può ridurre tutto a quelli che vogliono sentirsi un po' fantastici.

Peasyfloyd, autore, alle 15:12 del 10 giugno 2011 ha scritto:

credo che trascuriate molto il fattore ironico e l'assoluta non-volontà di rendere tali affermazioni totalizzanti, bensì relative e parziali. E' questa ironia (e auto-ironia) che salva dal rischio di degenerazione in predicozzo moralistico. infine più che di banalizzazione parlerei di capacità di usare un lessico e un linguaggio semplici ma efficaci, riuscendo a parlare di cose sì banali, ma in maniera incisiva e offrendo importanti spunti di riflessione

bargeld (ha votato 6 questo disco) alle 17:52 del 10 giugno 2011 ha scritto:

Ne ho lette parecchie di recensioni su questo Sorprendente esordio, e posso dire senza tema di smentita che questa analisi è la più stimolante e ricca di spunti in cui mi sia imbattuto. In attesa di farmi un'idea chiara sul disco, complimenti a te a te, Ale.

gull alle 18:43 del 10 giugno 2011 ha scritto:

Mmm. Ascoltati i tre pezzi sopra. Li trovo respingenti e musicalmente monocordi. Non fa per me, assolutamente.

salvatore (ha votato 5 questo disco) alle 21:23 del 10 giugno 2011 ha scritto:

Beh, a dire il vero - come scritto nel commento precedente - l'ironia l'ho considerata... Il fatto è che la trovo un semplice orpello per stemperare la materia. La sostanza resta quella, non c'è alcuno spostamento. Il lessico è semplice, vero, ma il linguaggio, paradossalmente, verboso e artificioso. Boh, anche gli spunti di riflessione proprio non ce li trovo. Tra la galleria di figure proposte ci mancava solo la borghese bionda finta, tutta rifatta (sempre che non mi sia sfuggita) ed avevamo fatto tombola. Il cd l'ho ascoltato parecchio perchè sulla carta, inizialmente, credevo potesse piacermi. Ora come ora però, salvo veramente poco.

ozzy(d) alle 12:38 del 14 giugno 2011 ha scritto:

ascoltato tutto, troppo monocorde anche se i testi qualche sorriso lo strappano. su rumore gli hanno messo 9 ghgh

bargeld (ha votato 6 questo disco) alle 12:38 del 20 giugno 2011 ha scritto:

"su rumore gli hanno messo 9"

anche se poi gli hanno affiancato un'intervista tutt'altro che condiscendente del mitico Blatto...

Marco_Biasio (ha votato 1 questo disco) alle 12:41 del 20 giugno 2011 ha scritto:

Questa polaroidizzazione electro-naif della piccola borghesia giovanile proprio non fa per me. 9 ad un disco del genere, anche solo musicalmente disquisendo, mi pare un'assoluta follia...

target (ha votato 6 questo disco) alle 12:47 del 20 giugno 2011 ha scritto:

Ma gli hanno messo 9 solo perché viene sfottuto Blow Up? ) Comunque, a me pare una specie di instant-album che fotografa con momenti più o meno arguti l'Italia delle nuove generazioni. Musicalmente quasi irrilevante, come è uso in molto cantautorato nostrano. "Le coppie" è la più succosa. Da scanzonarci un po' sopra quest'estate, ma credo che invecchierà in tempi brevissimi (salvo magari essere ripreso come souvenir del 2011).

ozzy(d) alle 13:28 del 20 giugno 2011 ha scritto:

su BU invece gli hanno messo solo 7 per punire la presa per il culo, altrimenti sarebbe stato il trentesimo otto del mese ghghghgh

Dr.Paul (ha votato 7,5 questo disco) alle 15:00 del 20 giugno 2011 ha scritto:

"Musicalmente quasi irrilevante" minchia targ da quando sei passato al free jazz sei diventato severissimo!!! scherzo lol...però dai per veicolare il messaggio un pop "semplice e lineare" e l'ideale secondo me!

target (ha votato 6 questo disco) alle 15:08 del 20 giugno 2011 ha scritto:

Ma sì, qui più che pop "semplice e lineare" sembra che ci sia una base di default e via. A me mica fa schifo, eh: ascolto Brondi, figurati! )

loson (ha votato 2 questo disco) alle 15:35 del 20 giugno 2011 ha scritto:

Il nulla. In effetti, se i testi parlassero di gelati al limone avrei alzato a 3.

fabfabfab (ha votato 5 questo disco) alle 17:13 del 20 giugno 2011 ha scritto:

D'accordo col Los. Musicalmente il disco non vale un cazzo, se non un divertente deja-vu da Max Gazzè vitaminizzato. Un po' Baustelle, un po' di testi da anni '00 e il gioco è fatto. La trovata del bip sul nome del giornalista di Blow Up l'avevano già avuta gli Offlaga con più humor. I momenti salvabili sono quelli strumentali, secondo me (tipo il finale di "Velleità"). Don't believe the hype.

fabfabfab (ha votato 5 questo disco) alle 17:16 del 20 giugno 2011 ha scritto:

RE:

Comunque alla domanda "Il mondo è cattivo?" (o qualcosa del genere), hanno risposto: "certi forum musicali italiani lo sono". Avevano ragione ...

Marco_Biasio (ha votato 1 questo disco) alle 18:29 del 20 giugno 2011 ha scritto:

RE: RE:

Cazzo, è una delle cose che non sopporto. C'è gente molto più sfortunata di loro, che si sbatte anni ed anni per fare uscire un disco molto più sentito e sudato del loro, e questi mettono le mani avanti così, senza vergogna, quasi a frenare le critiche (che ci stanno tutte). E' l'incapacità di assumersi responsabilità, la mancanza di dialettica critica e la saccenza di chi, con una decina di canzonette in tasca, sembra aver composto il mondo. Non avevo votato prima, ma ora mi sono incazzato e voto per protesta. Ah, per avvallare la curiosità, dall'ultimo numero di Rumore --> Maurizio Blatto: In "Wes Anderson" canti "e i cattivi non sono cattivi davvero". Ma alla fine, chi sono allora i cattivi davvero? I Cani: Certa gente che scrive sui forum di musica italiana ci si avvicina molto.

fabfabfab (ha votato 5 questo disco) alle 18:52 del 20 giugno 2011 ha scritto:

RE: RE: RE:

Ahaha. Mitico Blatto che gli chiede notizie sulla sua identità e il tizio risponde: "Non vedo come possa interessare ai lettori". E Blatto: "Siccome l'intervista la faccio, lo decido io cosa potrebbe interessare ai lettori".

Charisteas (ha votato 6 questo disco) alle 15:03 del 27 giugno 2011 ha scritto:

RE: RE: RE:

Non condivido l'ottica del voto di protesta per cosa dice questo presunto Niccolò, o come si chiama, sui forum musicali. Bisorrebbe prima basarsi sul disco per esprimere una valutazione - che riguarda il disco come entità musicale - e non sulla biografia di chi lo produce. Mi sembra sbagliato dare un uno (!) a prescindere dal contenuto. Chiedo scusa per la polemica, chiaramente si possono avere vedute differenti.

Detto questo, il disco in sè è poca roba dal punto di vista musicale. Pare sempre la stessa canzone che va avanti per mezzora con qualche lieve variazione sul tema electro-pop di base (che si fa ascoltare, nulla più). I testi sono spassosi, lo stilema finto-alternativo funziona, anche se stroppia in qualche caso (Door Selection, Perdona e dimentica).

E' un 6, i testi lo sollevano dal 5 musicale.

Marco_Biasio (ha votato 1 questo disco) alle 16:15 del 27 giugno 2011 ha scritto:

RE: RE: RE: RE:

Figurati, il mio era stato un semplice sfogo. Comunque cosa ne penso del disco l'ho detto, un paio di commenti sotto a quello che hai preso in considerazione tu. Per me è tra il 4 e il 5.

stefabeca666 (ha votato 4 questo disco) alle 11:00 del 26 giugno 2011 ha scritto:

Il progetto I Cani ha vinto a prescindere perchè ahimè ha fatto parlare di se... anche troppo! Questo è un disco bruttino, niente di che, ma che diventa insopportabile visto 1) le schiere di ragazzini indiefighetti che vedono in questo album (che parla del nulla) una specie di diario della loro vita; 2) il fatto che questo tizio di cui sapevo il nome una volta ha semplicemente sfruttato i suoi soldi per riuscire ad apparire al grande pubblico.

stefabeca666 (ha votato 4 questo disco) alle 15:37 del 27 giugno 2011 ha scritto:

Io trovo i testi pregni di nulla piuttosto che spassosi.

Cas (ha votato 5 questo disco) alle 11:27 del 5 luglio 2011 ha scritto:

snobismo indie allo stato puro. va detto però che è un disco attuale, "parla come mangia", anche se in modo ricercato. la connessione con un certo ambiente è fortissimo, il distacco che dovrebbe trasparire dai testi suona più come un espediente retorico-(auto)ironico. insomma, gli riconosco un qualche valore culturale e sociologico, uno status di esemplare negativo della deriva indie italiana. gli aspetti musicali degni di nota sono minimi... c'è qualcosa che mi impedisce di essere troppo cattivo (Pariolini di 18 anni rimane un pezzo divertente). Non credo ci ripasserò su comunque.

Emiliano (ha votato 6 questo disco) alle 14:14 del 5 luglio 2011 ha scritto:

Un mondo in cui questo disco suscita tutto questo hype (anche negativo)mentre Seth Putnam ci lascia nel silenzio è, appunto, un mondo che si merita i radiohead, Patrick Wolf e lo tsunami. ritornando serii un attimo, il disco è musicalmente nullo (a mio modo di vedere) ma i testi sono simpatici e ironici. Questo non basta a renderlo un capolavoro ma un lavoro sdecente sì. La cosa migliore è il titolo palese citazione di Eggers, ma solo perché Eggers mi piace.

Marco_Biasio (ha votato 1 questo disco) alle 21:20 del 5 luglio 2011 ha scritto:

RE:

Per dirla con le sue parole: Connor Clapton committes suicide because his father sucks.

REBBY alle 16:18 del 5 luglio 2011 ha scritto:

Seth Putnam RIP

Ma non preoccuparti Emiliano, il silenzio sarà rotto presto. Il suo PR Kim Kelly ha già detto che è pronto un nuovo album degli Anal cunt (figa anale!?!) e che sarà il suo epitaffio. Le loro canzoni si che sono degli tsunami, dei brevissimi concentrati di violenza inaudita, e lui certo era più omo(fobico) di quelle checche di Patrick e Thom. Tornando seri un attimo ed usando le parole sempre di Kelly "egli è stato uno dei più sordidi musicisti che la scena extreme metal abbia mai conosciuto....ed è vissuto e morto secondo le sue regole." Ed infine: io non ho dato retta all'hype e non ho ascoltato sto disco, nemmeno piluccato un brano qua sopra, che attinenza c'è tra I cani, il tuo Seth e quelle checche che piacciono a me?

Emiliano (ha votato 6 questo disco) alle 23:28 del 5 luglio 2011 ha scritto:

RE: Seth Putnam RIP

Attinenza? Ma alcuna, ero evidentemente faceto. Radiohead e P.Wolf li ho semplicemente citati come esempi di catastrofi naturali (ma avrei potuto metterne ancghe altri). Pagherei oro per vedere un duetto fra Seth e Thom Yorke, ma purtroppo ormai sarà impossibile.

mauroparanoico (ha votato 8 questo disco) alle 19:24 del 5 luglio 2011 ha scritto:

Lo ascoltato venti volte e non posso nascondere che mi piace, mi piace molto.

mauroparanoico (ha votato 8 questo disco) alle 19:24 del 5 luglio 2011 ha scritto:

RE:

magari "l'ho" - mi perdonerete...

REBBY alle 8:43 del 6 luglio 2011 ha scritto:

RERIP

Ahhh faceto fosti o-o ahahah E immagino per alcuna intendi nessuna, per naturali intendi culturali e per duetto duello eheh

Utente non più registrato alle 13:25 del 10 gennaio 2012 ha scritto:

povero

solo canzonette piacevoli e orecchiabili e versi scritti per essere condivisi su facebook. niente di più. povertà di contenuti estrema

ThirdEye (ha votato 0,5 questo disco) alle 21:39 del 30 aprile 2014 ha scritto:

Non vorrei mancare di rispetto a nessuno ma....cos'è sta merda?!?

Mattia Linea (ha votato 9 questo disco) alle 17:39 del 7 settembre 2014 ha scritto:

Un piccolo capolavoro dei giorni nostri. Niccolò Contessa crea dei testi assolutamente geniali: una visione cinica, agrodolce (più agro che dolce), ironica e e impudente sulla vita e le persone - soprattutto queste ultime - del XXI secolo. La musica può essere definita noise pop, una batteria veloce che ricorda il punk, un synth che tesse dei riff incredibili e assolutamente orecchiabili e un "rumore" di fondo che conferisce a quest'album quel tocco in più. Consigliatissimo.