Il Genio
Vivere Negli Anni X
E guardandomi negli occhi, mi fai sentire davvero una donna un po’ porno, pop porno pop porno pop porno porno porno.
Nessuno alla vigilia avrebbe scommesso un penny sul successo del duo leccese, eppure l’omonimo esordio de Il Genio (2008) questo è stato. Un gioiellino electropop trainato dal singolone Pop Porno (vincitore del premio Indie Music Like curato dal MEI), un potenziale anthem da stadio, contagioso quanto il poooporopopo dei White Stripes, tanto è vero che tale Simona Ventura ben pensò di adottarlo come tormentone da bisboccia per il suo Quelli Che il Calcio… Un’inaspettata sovraesposizione mediatica che fece storcere il naso ai severi parrucconi in alta uniforme pop.
Tornano dopo due anni Gianluca De Rubertis e Alessandra Contini, e a loro si sono ormai aggiunti in pianta stabile i fluidificanti Arno Engelhardt e Paolo Mongardi (batteria). Vivere Negli Anni X, pur nel segno della continuità col suo predecessore, mostra il volto mutevole della scrittura del duo: la componente elettronica non sempre è dominante come in passato, spesso lascia spazio a qualcos’altro dalla forma non ancora ben definita ma che potrebbe rivelare nuovi itinerari per il futuro.
De Rubertis e Contini conoscono a fondo la materia pop e ne mescolano i colori con disinvoltura: la prima traccia (Il Genio) è introdotta da un’estatica litania circense in odor di Beatles e Kinks, mentre l’electropop di Fumo Negli Occhi è guarnito da misurate sezioni d’archi e signorili tocchi di piano. È evidente una maggiore cura nelle fasi di produzione e arrangiamento rispetto al passato, un trattamento maquillage delicato e attento a non snaturare la dimensione elettro-nonsense che si perpetua nella proposta dei ragazzi. Mirabili a tal proposito sono l’elusiva nostalgia eighties di Del Lei, o gli esercizi di equilibrismo pop nelle strofe di Tahiti Tahiti, prima che la traccia si apra in un chorus post punk tutto orzata.
Il singolo di lancio è Cosa Dubiti: la passione per il pop francese di Serge Gainsbourg e Jane Birkin qui si consolida e assume consistenza nel rapido alternarsi delle voci soliste (sussurrata as usual quella della Contini, baritonale quella di De Rubertis), mentre le tonalità tenui di Tu Mi Sai Dire e la poetica dell’innocenza di Dire Mai Più fanno rivivere la gloriosa epopea vintage dell’Eurofestival.
I tracciati sonori di Vivere Negli Anni X sono tutti di immediato accesso. Ovviamente, nel contempo, è piacevole rilevare una “nuova” cifra compositiva più fluida e compatta che si discosta solo parzialmente dal paradossale (e sgargiante) minimalismo dell’esordio: le canzoni sono animate da un melodismo brillante e arguto, una modalità espressiva semplice e diretta ma ancora una volta attenta a non deprezzarsi.
Siamo alle solite… Si astengano gli irriducibili post-alternative, tutti gli altri si accomodino pure, l’estate è appena iniziata!
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