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R Recensione

7,5/10

Majical Cloudz

Impersonator

Musica non invasiva. Così Devon Welsh, che insieme a Matthew Otto ha dato vita nel 2012, con l'EP Turns Turns Turns, al progetto Majical Cloudz, ha sintetizzato durante un'intervista il suo quid artistico. Musica, appunto, quieta. Minimalismo, direbbe qualcuno. Certo: gli elementi messi in gioco sono essenziali, così come lo sono le trame armoniche. Un'essenzialità che però non è mai povera, tutt'altro: gli incastri tra synth flebili, ritmiche basilari, effettistica posata e ordinata e vocalizzi intimisti (ma a loro modo lirici), riescono a creare un'estetica oscura di gran fascino.

Già la prima Impersonator svela l'approccio di Welsh e Otto, impegnati qui in una maglia sonora di sample vocali che riescono, nella loro ostinata ripetizione, a plasmare spazi variabili, dove la profondità è un gioco di alternanza tra assenza e presenza, tra le interazioni del synth, del tono caldo del vocalist e dei moduli pulsanti, ipnotici, della base in loop. Trattasi di un'intro: figuriamoci il resto. Childhood's End, innanzitutto. Ballata electro innestata su patterns ritmici trattati, motivo d'accompagnamento sintetico e campionature d'archi, il tutto per un'atmosfera più cupa che mai, solcata da liriche intrise di una lacrimosa poetica esistenzialista (At birth we made a deal / I don't cry / God tell me why / Love death / Night flight / Best friend crucified). Un brano da pelle d'oca. I Do Sing For You, costruita su un loop di chitarra in reverse accentato dai tocchi di synth e da inserti corali ad ampliare gli orizzonti, riesce ad azzeccare una melodia tanto essenziale quanto ricca. Mister poi, un altro centro: pezzo decisamente più corposo e “canonico”, micro-techno edificata su una reiterazione ritmica circolare, oltre che su quel tono sintetico modulato che funge da collante tra le parti, amplificando la portata armonica del tutto. I pezzi di nota non sono finiti: This is Magic è un manifesto pop minimalista, un grande sforzo di sintesi (di produzione, di composizione, di tutto), Silver Rings, lieve ballad ricavata da un motivo di chitarra, Bugs Don't Buzz, incentrata su pochi tocchi di piano, effettistica scurissima e liriche struggenti (The cheesiest songs all end with a smile / This won’t end with a smile, my love), Notebook, elegia di commiato a base d'organo.

Un album curatissimo e notturno, forte di una poetica complessa, lineare, potente. Un lavoro che ha principalmente il merito di essere frutto di una visione coerente ed organica, che permea sia le liriche che il mood sonoro. Programmatico, ecco. Una sorta di manifesto d'intenti che, si spera, possa condurre i Majical Cloudz a non fermarsi qui e ad approfondire le loro intuizioni, facendo tesoro di un primo LP di grande impatto.

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Voto degli utenti: 7,3/10 in media su 6 voti.
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ciccio 8/10
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C Commenti

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forever007 (ha votato 9 questo disco) alle 12:19 del 15 agosto 2013 ha scritto:

E' un album speciale questo, meraviglioso da inizio a fine, voce straziante, triste e malinconica associata ad un apparato musicale moderno ed originale.