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7/10

Phèdre

Phèdre

Confessione. I Phèdre hanno colpito in pieno un mio vecchio punto debole: il bisogno periodico di canzoni sceme. Ecco, “In Decay” è, per il momento, la canzone scema più deliziosa in circolazione. Di questo (forse) trio, (forse) di Toronto, che si spaccia per monegasco per essere più esoticamente cool, si sa poco ma si parla molto, in giro. Il loro electro-pop in bassa fedeltà è il figlio viziato del recente chill-pop radiofonico straccione made in USA. Immaginate Ariel Pink, con un cocktail in mano, sgallettante e ammiccante per i locali della riviera, di hypster vestito e pronto allo struscio. C’è fighettaggine marcita, divertissement scanzonato per scordare l’abisso, gioca jouer di fine decadenza.

I titoli dei pezzi si baloccano con la tradizione alta, magari classica (“Tragique”, “Aphrodite”, “Phèdre”), ma si sputtanano subito, al primo sample fatto con un cane-finto-che-abbaia, in un’aria tra Neon Indian in vacanza al mare e gli Architecture in Helsinki degli esordi. Nulla di serio, insomma, mentre schegge di synth si riverberano a cazzo di cane (appunto) e le voci si accavallano senza senso, trovandosi nude in intermezzi lounge-’80 stile hypnagogic-pop più ludico (certi James Ferraro e Outer Limits Recordings e Summer Camp). Così “Aphrodite”, soltanto.

E poi nel calderone panamericano dei Phèdre cade c’è di tutto, per essere riusato come materiale di trastullo: dai riferimenti hip hop volutamente truzzi (“Cold Sunday”) a rimandi yè-yè sporcati di synth gracchianti (“Ode to the Swinger”). Troverete momenti di arielpinkaggine sfacciata (“Glitter on Her Face”), momenti in cui pare di ascoltare un remix electro-trash e tragicomico di “Sarà Perché Ti Amo” (“Love Ablaze”: cantarci sopra i Ricchi e Poveri è davvero uno spasso, consiglio vivamente), troverete John Maus se invece di essere un crucciato esistenzialista fosse un cazzeggione in un party alle Hawaii (“In Dreams”), e soprattutto troverete “In Decay”. Voce di lui bombastica e assieme depressa, voce di lei da sonno + raffreddore, chitarre storpiate e liquide, tastierine da festa di compleanno, e una melodia vergognosamente catchy a cantare di «lovers in the dust dancing in decay». Se non è, questa, una perfetta canzone scema...

Ecco, oltre a questo non c’è proprio nient’altro. Cioè, sì. Il vuoto.

 

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Cas alle 11:26 del 8 luglio 2012 ha scritto:

Ma "Ode to the Swinger" è un pezzone! Divertentissimi questi Phèdre, me li porterò al mare