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R Recensione

8/10

Swim Deep

Mothers

Li avevamo lasciati con un trillante gioiellino indie pop in salsa baggy e ora eccoli con un roboante, grasso e grosso caleidoscopio psichedelico. Per quanto “Where the Haven Are We” (2013, RCA) fosse un gran bel lavoro (songwriting frizzante, ricco di intuizioni, per ricche tavolozze pop), con “Mothers”, registrato tra Bruxelles e Londra con l'aiuto del producer Dreamtrak, le cose si fanno immensamente più serie.

We pushed our tiny ugly heads to the limit”, racconta il frontman Austin Williams, rendendo bene l'idea del nuovo corso preso dai suoi Swim Deep, apparentemente impegnati a dar forma ad una sorta di “Screamadelica” del futuro (esagerazione? No, parola di Williams stesso). A partire da “One Great Song and I Could Change the World” si viene catapultati in un tripudio di sintetizzatori che scintillano e incalzano sullo sfondo, lanciandosi ora in arpeggi spaziali ora in dense frasi melodiche. Ogni suono è trattato, riverberato, espanso, come se fosse riprodotto in orbita, mentre il brano muta continuamente forma, passando in rassegna riff di chitarra glam settantiani, pigli alternative dance anni Novanta, ruvidità psichedeliche futuriste. Se “To My Brother” aggiorna i suoni Madchester grazie ad un'efficace rilettura dei canoni balearic/acid house che, pur in memoria di gente come Happy Mondays e Paris Angels , riesce ad integrare elementi inediti (come ad esempio il codazzo psych da capogiro), un brano come “Heavenly Moment” si butta a capofitto in un astrattismo drogato, liquido, disturbato da increspature glitch, rivelando quanto i “limiti” dei cinque musicisti siano stati messi alla prova.

Tutto “Mothers” ondeggia genialmente tra esuberanti bozzetti di pop acido (dal movimento acustico di “Green Conduit”, assediato da ingombranti partiture electro, passando per l'irriverente e catchy “Namaste”, rinforzata dai massicci interventi delle tastiere, fino alla splendida “Grand Affection”, scintillante e avveniristico ibrido di torpori baggy e sonorità synthpop) e conturbanti esperimenti electro-psichedelici (“Is There Anybody Out There”, dalla squisita consistenza pop, eppure costantemente caricata di arrangiamenti stordenti -le pulsazioni sintetiche, le chitarre liquide e distorte, il basso roboante che riempie ogni spazio, una produzione all'insegna dell'espansione cosmica di ogni suono-, o l'epica “Imagination”, vertiginoso inno elettronico).

Se tutto questo non dovesse bastare, ecco che un brano come “Fueiho Boogie” sembra fatto apposto per vincere le resistenze degli ascoltatori più esigenti: brano-monstre, moderna rave music, otto minuti di copula tra martellare krauto e manipolazioni elettro che finisce col generare una coda efferata, tripudio di breakbeat stretchati e synth irraggianti. Un brano che rivaleggia con il meglio della nuova leva psichedelica odierna (leggasi Horrors e TOY) e che mette un bel punto finale ad una scaletta mozzafiato, senza cedimenti, e consacra gli Swim Deep tra le realtà più appaganti del pop contemporaneo.

V Voti

Voto degli utenti: 7,7/10 in media su 9 voti.
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Lepo 8/10
loson 7,5/10
B-B-B 8/10

C Commenti

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Lepo (ha votato 8 questo disco) alle 13:52 del 14 dicembre 2015 ha scritto:

Gran bell'album, per me anche migliore del già pregevole esordio. Mi hanno un po' spiazzato con la scelta di inserire tutte queste ballate psych, mi figuravo un disco più simile ai pezzi presentati in anteprima, One Great Song, To My Brother e Grand Affection, cioè un assurdo ibrido tra psichedelia, madchester, big beat (To My Brother tributo ai Fratelli Chimici già dal titolo?) e l'elettronica 'massimalista' degli Horrors di Luminous, senza però perdere la vena kitsch che da sempre li caratterizza. Fosse stato tutto su questi livelli, disco da 10 secco, ma anche così non c'è male, anzi, tutti i pezzi sono ben scritti e ci sono almeno altri due picchi assoluti (per me, Imagination e Is There Anybody Out There), solo ritengo si sia perso qualcosa in originalità. Speriamo davvero comunque che possano continuare, purtroppo anche per loro come per tante band inglesi contemporanee si sta rivelando faticoso bissare il successo della prima uscita... Sarebbe un peccato perchè al loro massimo sono una delle migliori band in circolazione.

loson (ha votato 7,5 questo disco) alle 16:39 del 14 dicembre 2015 ha scritto:

Anche per me un netto passo in avanti rispetto al disco precedente. Qui ci sento molta più personalità, più estro, più voglia di osare. O forse, semplicemente, sonorità che mi aggradano in maggior misura. "Green Conduit" mi ha stupito dal punto di vista della scrittura: non pensavo fossero capaci di soluzioni così sghembe, impredevibili. "One Great Song" tra le cinque canzoni più belle dell'anno, according to me.

benoitbrisefer (ha votato 6,5 questo disco) alle 22:40 del 19 dicembre 2015 ha scritto:

Non tutto mi convince di questo disco (in primis le vocals) ma One great song e Is there anybody out there sono davvero due splendidi pezzi

Truffautwins (ha votato 8,5 questo disco) alle 16:33 del 12 settembre ha scritto:

E' un disco che dietro una patina da boy band nasconde una grande capacità di scrittura.

Truffautwins (ha votato 8,5 questo disco) alle 1:43 del 14 settembre ha scritto:

Il canovaccio sonoro di Grand Affection è in pratica una rivisitazione di The Brazilian dei Genesis di Invisible touch.