The Big Pink
Future This
Diciamocelo: i sintomi per un flop erano già presenti nell'esordio dei Big Pink. Il facile ricadere in strutture auto-compiacenti, il massimalismo un po' caciarone unito al narcisismo hipster... Però allora il tutto era convogliato in pezzi pop completi e fragorosi, capaci di riportare alla mente certa Madchester e certo shoegaze, inserendosi in una scena fiorente dove A Brief History of Love si collocava con lo sguardo rivolto in avanti. Ora, a tre anni di distanza, Robbie Furze e Milo Cordell abbandonano quel sound per dedicarsi ad un electropop auto-indulgente, privo di propulsione e fascino, fallimentare sia sul versante synth (arretrando sul terreno dei Delphic, ad esempio) sia su quello electro-rock (venendo oscurati da lavori come Surfing the Void).
I pezzi che si susseguono non sembrano aver abbastanza mordente per competere su un campo di gioco affollato e popolato da numerosi campioni. La volontà di dedicarsi ai campionamenti ed abbandonare chitarroni e wall of sound risulta dunque inappropriata: i brani scadono perlopiù in melodie innocue (Stay Gold, superflua dopo aver sentito Dominos) e superficialmente emotional (la ballatona anestetizzata di 77), per una nu-rave music a bassa intensità. Certo, il sound è curatissimo e dettagliato (sfido io, con Paul Epworth e Alan Moulder alla produzione e al mixaggio...), ma la cura prestata su questo fronte non basta a colmare le mancanze nella scrittura di pezzi vincenti. Prendiamo ad esempio Jump Music: tra elettronica pompata e venature brit alla Kasabian il pezzo risulta povero di contenuti, ancorato ad una forma che, nonostante l'aggressività ostentata, rimane statica e ripetitiva. Le cose vanno meglio per Rubbernecking, synth-pop capace, grazie ad una scrittura che recupera il vigore dello scorso lavoro, di regalare buoni momenti oltre che una ricchezza compositiva raramente eguagliata nei brani restanti (fatta eccezione forse per The Palace, dove tra scorie glitch e un buon sviluppo del crescendo si raggiunge un equilibrio soddisfacente) . Ma riandatevi a sentire un pezzo come Crystal Visions: multi-sfaccettato, infestato, ambiguo, ricco. Non troverete niente di tutto questo nelle varie Hit the Ground (Superman), 1313 o Lose Your Mind, tutte incentrate su beat massicci, sviluppi strumentali eccessivamente omologati (sovrapposizione di strati, riempimento, base portante massiccia e motivo di accompagnamento), liriche sovraesposte.
Insomma, la seconda prova mostra la debolezza di un progetto che non ha ancora saputo trovare una personalità in grado di elevare e fortificare la creatura Big Pink. Questa volta l'impressione è che ci si sia limitati a rivoltare come un guanto lo scorso lavoro, mettendo in maggiore mostra gli elementi lì in sottofondo. E' andata male, ma non tutto (come dimostrano alcuni pezzi incoraggianti) è perduto.
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The Big Pink A Brief History Of Love
The Big Pink Tapes
The Feelies Here Before
Peter Kernel White Death Black Heart
The Banshee You Nice Habits
Of Montreal Paralytic Stalks
Lonesome Southern Comfort Company Lonesome Southern Comfort Company
Our Brother The Native Make Amends For We Are Merely Vessels
Poison Arrows First Class, and Forever
Live Report - Piano Magic
Faravelliratti Lieu
Broken Water Tempest
The Big Pink A Brief History Of Love
Kaiser Chiefs The Future Is Medieval
The Big Pink Tapes
The Jesus And Mary Chain Psychocandy
Hot Hot Heat Happiness Ltd
Litfiba Desaparecido
The Killers - Live Report
We Are Scientists Brain Thrust Mastery
The Killers Sawdust
The Killers Day & Age
Gliss Devotion Implosion
Grand National A Drink And A Quick Decision
Scissor Sisters Night Work
The Black Angels Directions To See A Ghost
The Black Angels Passover
Japan Gentlemen Take Polaroids
Japan Quiet Life
Black Rebel Motorcycle Club Baby 81
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