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R Recensione

6,5/10

Toro Y Moi

Anything in Return

Chaz Bundick sa quel che fa. O almeno da l'impressione di saperlo. Se con lo scorso Underneath the Pine l'idea era quella di aprirsi ad una sperimentazione pop in salsa lounge (con sapori esotici e inflessioni disco), questa volta -parola d'artista- l'intento è di “fare un disco pop” (cosa già diventata banalizzante etichettatura della critica musicale). Verrebbe da chiedersi: ma quelli precedenti cos'erano? Ad ogni modo, è certo che il progetto Toro Y Moi continua ad evolvere, affinando un discorso fatto di aperture ad un'ampia gamma di influenze che vanno dalla disco di fine '70 al synth-funk (ingrediente primario in Freak Out Ep), giungendo alla nu-disco (Tiger & Woods, ad esempio), fino alla riscoperta della dance anni '90. Con Anything in Return il processo di mescolamento trova una rinnovata vena espressiva, che però si rivela, a ragion veduta, ambigua e non definitiva.

L'impressione generale è comunque quella di una maggiore raffinatezza nel dosare il formulario elettronico e nel gestire la complessità compositiva. So Many Details (un titolo un programma), vero e proprio pastiche electro-pop, si sviluppa a partire da un synth granuloso, per screziarsi in un variegato mélange di striature chitarristiche (che ricordano da vicino il progetto Blood Orange di Dev Hynes), chiptunes e patterns ritmici mutanti (la deriva tribal del finale, chi se l'aspettava?). I pezzi più convincenti risultano però quelli più “tondi”, quelli dove l'estetica chillout si mischia con marcati influssi dance. È il caso della prima Harm in Change: un fiorire di torpori house, tra campionamenti vocali garage, layers fittissimi di synth e bassline portanti. Così come per Say That, che si snoda tra sinuosi loop di piano e campionamenti vocali black, il tutto tra textures ricchissime e vorticose, costruite su beats spezzati ed una complessa matrice di effetti. Apice di questo discorso la splendida Rose Quartz, tra i capolavori dell'album. Una lenta costruzione basata su un progressivo riempimento armonico, tra tastiere nebulizzate, bassi persistenti, samples d'accompagnamento, il tutto completato da liriche che imprimono un'attraente consistenza melodica al brano. Interessanti poi gli esperimenti micro-house di Touch, dove regna una raffinatissima sampledelia (a metà tra un Flying Lotus e dei Junior Boys), ma anche il french touch di Studies, legatissimo alle sonorità del precedente album ma nello stesso tempo esempio di maturazione in senso pop. Meno interessante invece il versante (prevalente nella seconda metà del disco) dove gli elementi (indie)pop si addensano in primo piano. Pezzi come Grown Up Calls, con quell'abbozzare un r'n'b ciondolante e catchy, non aggiungono nulla al percorso di Bundick, anzi, rischiano pericolosamente di farlo retrocedere. Stesso discorso per la tremenda Cake, vero e proprio formulario di banalità melodica e lirica, assieme alla trita Never Matter, ridondante nel suo riproporre cose già ampiamente sentite.

Insomma, un lavoro bipartito: da una parte le raffinatezze dance, che ci regalano una prima metà appetitosa e elegantemente glamour, dall'altra un calo di ritmo che affossa buona parte dei meriti qui menzionati. Speriamo che in futuro prevalga la vena electro (la sapienza di Rose Quartz, nello specifico) e -soprattutto- che il progetto Toro Y Moi trovi una caratterizzazione netta, cosa che potrebbe finalmente portare ad una consacrazione definitiva.

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Voto degli utenti: 5,9/10 in media su 4 voti.
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C Commenti

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target (ha votato 5,5 questo disco) alle 15:37 del 30 gennaio 2013 ha scritto:

Mentre l'ep "Freaking Out", dove recuperava la vena chillwave e la mescolava alla sua propensione dance-lounge, mi suonava come l'apice di Toro Y Moi, questo disco mi sembra il suo punto più basso. Buone le cose in continuità con quello stile ("Say that", "Harm in change", "Rose Quartz"), deludenti le puntatine r'n'b e quasi tutte le esplorazioni in altri territori (fatta salva "Studies"). Temo che il ragazzo dia il meglio sulle distanze brevi. O forse dovrebbe semplicemente pubblicare di meno. D'accordo con Cas, ma il voto per me è più basso. O si salva a parte la parte buona, o questo disco nella sua interezza si fa fatica ad ascoltarlo.