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R Recensione

6/10

W-H-I-T-E

III

Giovane, ma con un curriculum piuttosto schizofrenico, Cory Thomas Hanson, ossia W-H-I-T-E, passato dal diploma al Cal Arts di Los Angeles a un tour con Mikal Cronin, pubblicando nel frattempo due dischi (“Sunna”, 2009 e “Twin Tigers”, 2011), mettendo le mani ai nostri Father Murphy e maturando l’idea di suonare come una specie di Moby che remixa Eno che produce John Lennon (parole sue).

Intanto questo terzo lavoro suona composto ancora sulla scia di certo chillwave svaporato, tra Baths e Bibio, e del terzetto citato da Hanson è solo Moby a filtrare, e tantissimo, nel brano di apertura (“I Wasn’t Afraid”), sorta di omaggio all’electro-’90 aereo di “Play”. Epica e trascinante. Ciò che il resto del disco non è, puntando piuttosto su atmosfere dreamy, languori snervati e vocalismi da songwriting psichedelico slombato. Come se i Woods o i Fleet Foxes fossero remixati da Memory Tapes. E se ai quattro minuti di “Can’t Fight the Feeling” il beat parte su un magma di chitarre e scardina tutto in un godurioso mare di electro-freak, altrove manca la sterzata, per effetti tra fiaba e stucco, troppo smancerosi (“Friends”, “Demons”).

E così è una glassa di tastiere nineties a ricoprire tutto, mentre sopra arpeggi incantati la voce facile al falsetto di Hanson traccia melodie che sfuggono come palloncini, ogni tanto dando un loro incanto (“Pretty Creatures”, "Swim"), ma spesso producendo poco altro che nuvole di zucchero già caramellate dal miele dell’autunno.

Più potenza (“Wet Jets”) e meno sfibrature ambient avrebbero giovato. Ma tempo ce n'è.

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