V Video

R Recensione

8/10

Colapesce

Un Meraviglioso Declino

Il mese di maggio è uno dei miei preferiti: si inizia a pensare al mare, si chiude nell’armadio il cappotto pesante, la sera c’è il profumo umido del fieno – per lo meno in certe province – e poi tutti quei fiori non possono non metterti di buonumore! Era maggio ed era sera quando, quasi per caso, decisi di procurarmi il primo EP di un certo Lorenzo Urciullo, in arte Colapesce, giovane autore siciliano, già membro degli Albanopower. Il primo brano che ascoltai fu Fiori di lana. Non era il primo in scaletta, ma lo scelsi perché mi piaceva il titolo. Insomma, sembrava una cosa delicata e mi faceva pensare a Mimì che in una mansarda del quartiere latino, con quadrati di stoffa, ricama dei fiori. La “cosa” effettivamente era più che delicata e, a dire il vero, lo era tutto l’EP. Ecco, è così che ci siamo conosciuti io e Colapesce, una sera di maggio di due anni fa.

Il mese di febbraio, invece, è quello che più odio: ti svegli la mattina e piove e il cielo è grigio e ti pizzica perennemente la gola e non ci sono nemmeno più le lucine che ti hanno fatto compagnia durante le feste natalizie. Febbraio è il mese più breve dell’anno, ma è quello che dura di più: marzo non arriva mai, e quando finalmente fa capolino, ti sembra sia sempre febbraio perché nulla è cambiato. Anche il mese di febbraio, però, ha i suoi lati positivi. Uno di questi potrebbe essere l’ascolto del nuovo – e primo sulla lunga distanza – album di Colapesce, Un meraviglioso declino, pubblicato dalla piccola e curata 42 Records. Un meraviglioso declino, dunque, ovvero tredici brani - uno più ispirato dell’altro in quanto a talento compositivo, cura degli arrangiamenti e ricercatezza dei testi - che oscillano costantemente tra folk a stelle e strisce (dal classico Neil Young, agli odierni Fleet Foxes e Bon Iver) e tradizione cantautorale italiana (da Tenco a Paoli, passando per Battisti).

Si parte con Restiamo in casa ed è già magia: un sottilissimo e delicatissimo arpeggio di chitarra classica, a cui poco dopo si aggiunge una voce - che ricorda un po’ quella svogliata e sfocata di Nick Talbot dei Gravenhurst e si rivelerà un punto di forza dell’intero album - che recita Restiamo in casa, l’amore è anche fatto di niente. Passa ancora qualche secondo, ed entra in scena un pianoforte che disegna una melodia, tanto tenue e semplice, quanto ricercata e decisa, ad anticipare un ritornello che esplode di intensità. Di qui alla conclusiva Bogotà - dall’incedere sinistro e forte di un testo che, ritornando malinconicamente al rapporto adolescenziale di due fratelli, tra il narrativo e l’impressionistico (procedendo un po’ per immagini come il primo, oscuro De Gregori), palesa l’attenzione di Urciullo nei confronti di liriche che evidenziano la ricchezza musicale e lo spessore emozionale della lingua italiana -, una serie di brani che passano dalla spensieratezza luccicante di Satellite, che si candida già, in quanto ad appeal radiofonico, a canzone italiana dell’estate “indipendente”, ai rallentamenti narcolettici, intessuti di blanda psichedelia dream di Oasi che, con quel girotondo di organo e il lento pulsare della base, sembra uscita direttamente dalla penna nebulosa del duo di Baltimora, Legrand/Scally, o da quella degli Yo la Tengo più intimisti. Così, senza essersi ancora ripresi dall’incanto, parte il timido indiepop di Le foglie appese (altro vertice dell’album e brano più vicino alle sonorità linearmente Pop/Folk dell’Ep di esordio), sostenuto da un ritornello che sembra già un piccolo classico di scrittura cantautorale, in quanto a garbo e perfezione melodica.

La distruzione di un amore, che omaggia e capovolge La costruzione di un amore di Ivano Fossati, immerge l’album in un’atmosfera più cupa: costruita tutta su un suono desolato di chitarra classica e su una discreta sezione di archi che accresce l’afflato emozionale del brano, mostra, ancora una volta, il talento lirico e la propensione poetica di Urciullo che racconta di un amore solo sfiorato attraverso una serie di incisive similitudini. Ci pensa S’illumina (primo singolo estratto dall’album, accompagnato da un memorabile videoclip), invece, a reimmergere l’album in quelle atmosfere agrodolci di individualismo collettivo e di (stra)ordinaria quotidianità che costituiscono, a grandi linee, perché non sono certo le sfumature tonali a mancare nella tavolozza di Colapesce, quella che è un po’ cifra stilistica dell’album.

Prodotto e mixato da Giacomo Fiorenza, già al lavoro con Paolo Benvegnù, Marco Parente, Moltheni e gli Offlaga Disco Pax, solo per citarne alcuni, Un meraviglioso declino è uno scrigno di intuizioni musicali mai scontate che richiedono diversi ascolti per essere pienamente apprezzate e mostrano il talento di un giovane autore che, pur affiancato da diversi ospiti (tra gli altri, Alessandro Raina degli Amor Fou al canto nell’invettiva barocca de I Barbari  e Sara Mazi – ex cantante degli Scisma – che in Sottotitoli accompagna al canto Urciullo, infondendo lievi dosi di grazia femminile alla fluidità elegiaca del brano), mostra già una notevole personalità in questo suo fondere mirabilmente poetica delle piccole cose, impegno emozionale, originalità melodica, attenzione per i dettagli e raffinatezza di gusto. Terminato l’ascolto di Un meraviglioso declino, viene quasi da chiedersi se davvero un declino possa apparire meraviglioso. Sì, sembra risponderci Lorenzo Urciullo, se il declino è quello dei proclami generazionali, dei sensazionalismi e del pressappochismo dilagante.

Fabio de Min, Tommaso Cerasuolo, Giuseppe Peveri e tutti gli altri sono avvisati: il pop indipendente italiano ha trovato un altro, pregevole rappresentante. Noi, invece, un nuovo amico da ascoltare in silenzio nelle nostre camerette, a febbraio quando fuori fa troppo freddo per uscire o a maggio quando, chissà mai perché, restiamo in casa rimpiangendo il freddo di febbraio.

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Voto degli utenti: 6,8/10 in media su 16 voti.
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Cas 7/10
bargeld 6,5/10
Memory717 8,5/10
REBBY 6/10
paddyjoe 8,5/10

C Commenti

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crisas (ha votato 7 questo disco) alle 0:33 del 9 febbraio 2012 ha scritto:

Uno dei pochissimi gruppi italiani che riesco ad ascoltare.

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 10:01 del 9 febbraio 2012 ha scritto:

E io che pensavo ad un Salvatore III eheh graziosa proposta italica, non conoscevo, mercy! Ho appena ascoltato, oltre alle 3 qui postate, altri brani sul tubo e mi chiedo che c'entrano i Fleet foxes?

Filippo Maradei alle 11:33 del 9 febbraio 2012 ha scritto:

Uelà! Grande Salvo, recensione splendida, rende alla grande l'atmosfera dell'album (almeno dai video visti)! Probabilmente sarà la prima volta che mi riavvicino al pop italiano dopo un bel po' di tempo. Ah già: verissima la cosa dei mesi; non a caso adesso sto vivendo uno dei momenti più brutti dell'anno (come ogni anno, ciclicamente, aggiungerei), tra raffreddore e quant'altro.

Marco_Biasio (ha votato 6 questo disco) alle 12:35 del 9 febbraio 2012 ha scritto:

Non sono un esperto, e non sono più addentro al pop italiano da anni, ormai, ma mi concedo ancora qualche ascolto random nel genere. Boh... Francamente questo disco mi ha lasciato abbastanza indifferente, specialmente a livello di personalità. Gli arrangiamenti, per essere belli, sono belli, ma la sensazione costante è stata quella di avere di fronte un Max Gazzè canta Battisti con beneplacito di Dente. Poco poco di personale e poco da ricordare, almeno per quello che mi riguarda. Salverei l'intenso climax emozionale di "Quando tutto diventò blu" e la doppietta finale, soprattutto "Bogotà". Il resto non mi ha smosso particolarmente. Anzi: "Oasi" e "I barbari" sono davvero bruttine, IMHO. Non credo che i Non Voglio Che Clara possano temere una qualche efficace concorrenza qualitativa, almeno per ora... Bell'esordio comunque, Salvatore. Per me è 6 tirato.

target alle 23:29 del 9 febbraio 2012 ha scritto:

Uno dei pochi dischi italiani che mi incuriosiscono. Ascolterò senz'altro, anche perché i pezzi qua sopra mi son piaciuti tutti (li metterei, tra i miei radi ascolti made in Italy, tra Perturbazione, Non Voglio Che Clara e Artemoltobuffa, con Gazzè sullo sfondo - che è la linea pop italiana su cui quasi sempre si allineano le mie predilezioni). E bravo Salvo! Al fine ti abbiamo convinto

salvatore, autore, alle 20:51 del 10 febbraio 2012 ha scritto:

Eh sì Fra', mi avete convinto, e ne sono contento Lo immaginavo che le tracce postate ti sarebbero piaciute

Ohi Rebby, ho citato i Fleet Foxes perché credo siano stati un'ispirazione per Urciullo soprattutto nella struttura di alcuni brani (inizio sommesso e conseguente crescendo strumentale e vocale) quasi "in divenire". Poi vabbé lì c'è una concezione più barocca della musica e un uso preponderante dei cori, però qualche somiglianza ce la trovo. Prendi "Bogotà": nella parte finale sembrano proprio loro, no? E ci trovo assonanze anche in alcune dinamiche melodiche che richiamano sicuramente più il folk statunitense che quello italiano. Una "S'illumina", per esempio, che riprende un po' la melodia di "Meadowlarks", è emblematica da questo punto di vista, per lo meno alle mie orecchie

Sì anche qualcosa di Max Gazzé, Marco, perché no? Sul fatto della mancanza di personalità però non sono molto d'accordo. Se ti cimenti col cantautorato folk e pop in Italia, credo che artisti come Battisti, Paoli, Tenco, De Gregori, De Andrè o, per certi versi, Battiato, siano pressoché imprescindibili. Dente, sulla chitarra o gli stessi Non voglio che Clara, sul pianoforte, hanno attaccato a doppia colla le figurine dei loro cantautori ispiratori...

Io credo che poi la personalità emerga dal modo in cui rimastichi le tue ispirazioni e trovo che colapesce l'abbia dimostrata nel riuscire a fondere perfettamente - come dico in avvio di recensione - folk americano e tradizione cantautorale italiana, cosa che a volte si verifica - come nel caso di "Bogotà" - anche all'interno dello stesso brano.

"Oasi" per esempio (davvero non ti piace? per me è forse il brano più bello dell'album... su "I barbari" invece concordo abbastanza ): se non fosse per l'idioma adottato, non ha nulla di una canzone italiana. Ecco credo che questa fusione dimostri una certa personalità e una certa originalità nel panorama nostrano. Ritrovare in un album, lasciando perdere per un attimo il valore qualitativo, Tenco e i Fleet Foxes, Battisti e gli Yo lea Tengo, tanto a livello di scrittura che di arrangiamenti, è una cosa piuttosto inusuale...

Concordo comunque sul fatto che i Non voglio che Clara possano stare tranquilli, visto che potrebbero esserlo anche se resuscitasse Luigi Tenco ;P

Caro Fil, io credo che la gioia, possa chiamarsi tale quando ha conosciuto la sofferenza... Che ben venga febbraio, dunque! E grazie

E grazie a tutti per essere passati di qui

hiperwlt (ha votato 6 questo disco) alle 23:23 del 29 febbraio 2012 ha scritto:

prima di tutto, complimenti a Salvo: millimetrico nel descrivere l'atmosfera del disco e la sua estetica, e preciso sui riferimenti principali. debutto, il tuo, che spero non rimanga affatto tale!

il disco, però - e non avercela con me -, non è riuscito ad entrare nelle mie grazie; poco da fare. apprezzo l'atmosfera intima, raccolta, anche casalinga di alcune composizioni (non a caso, "restiamo in casa" - spettacolo il bridge dreamy a sfociare sull'ultimo refrain - è il pezzo che più apprezzo assieme a "s'illumina"), ma troppo spesso il tutto mi scivola addosso con monotonia e senza lasciar traccia. alcuni andamenti degli arrangiamenti (su tutte, "i barbari", "il mattino dei morti viventi", "l'oasi"), poi, non li ho trovati particolarmente ispirati. come cantautorato attuale, continuo a preferire la perizia lirica tra realismo e capacità 'analitiche'/figurative (abilità che appartengono anche a colapesce, comunque) nonché condensata - a meraviglia - di dente ("satellite" altro ottimo brano: ma vuoi mettere - anche se lì si divoravano 'polpette fredde' e non panini sul bagnasciuga - con la scampagnata rievocata di "io sì"? ). non voto per il momento(magari cresce in futuro, chissà), ma per ora mi allineo a Marco (dai, il mio 6 è più abbondante!) sul voto.

salvatore, autore, alle 13:30 del primo marzo 2012 ha scritto:

RE:

Avercela con te?! Ma quando mai, con un cuoricino indiepop come il mio, poi (ihihihih). No, piuttosto, mi fa piacere che tu l'abbia scoltato... E grazie per i complimenti!

Dr.Paul alle 14:28 del primo marzo 2012 ha scritto:

uè salvo ho ascoltato anche io, ti faccio sinceri complimenti ma il disco non mi è piaciuto per niente!! ti aspetto con the boy with the arab strap! ))

salvatore, autore, alle 11:30 del 10 marzo 2012 ha scritto:

RE:

eheh

Cas (ha votato 7 questo disco) alle 18:40 del 18 marzo 2012 ha scritto:

ma che bravino (nello scrivere, nell'arrangiare, nel creare melodie incantevoli) il nostro Colapesce! connesso con il panorama estero contemporaneo ma anche capacissimo di inserirsi nella canzone d'autore italiana. splendidi poi alcuni suoi arrrangiamenti molto anni '60 (via Fleet Foxes ovviamente). E il video di S'illumina (tra i miei pezzi preferiti assieme a Restiamo in casa e Oasi) è un piccolo bignami culturale nel quale si riconoscerebbe ogni giovine cresciuto negli anni zero e bella rece, complimenti!

salvatore, autore, alle 11:59 del 19 marzo 2012 ha scritto:

Grazie Matteo Sono contento che ti sia piaciuto... Io continuo ad ascoltarlo alla grande!

fabfabfab (ha votato 7 questo disco) alle 12:33 del 24 aprile 2012 ha scritto:

Beh, dai, quanta freddezza! La voce non mi dice molto, ma questo ragazzo è un mago degli arrangiamenti: "Un giorno di festa" è perfetta! Non per ribadire un concetto già espresso alla noia, ma provate ad ascoltare il disco d'esordio di Mapuche e notate il lavoro che ha fatto Colapesce (che lì produce, arrangia e suona una serie infinita di strumenti) in fase di arrangiamento, partendo praticamente da una base semplicissima fatta di chitarra e voce...

TexasGin_82 alle 15:43 del 14 giugno 2012 ha scritto:

io Colapesce lo trovo inascoltabile. questo album in particolare mi fa colare anche le palle.

salvatore, autore, alle 20:19 del 24 settembre 2012 ha scritto:

Video - bellissimo - per "Oasi"

forever007 (ha votato 9 questo disco) alle 9:14 del 24 luglio 2013 ha scritto:

Quest'album è poesia pura, tranquillità e malinconia monolitiche.