Damien Rice
9
Inutile aspettarlo al varco, Damien Rice, in attesa di una riconferma o di una smentita: il titolo slitta da 0 a 9, gli anni passano (quasi 4), ma tutto sembra essere rimasto immobile, identico a sè stesso. Stesse canzoni che procedono col passo barcollante e il cuore spezzato, in attesa di collassare su sè stesse, fragili ma solide della solidità di una musica che non ha tempo nè luogo.
Quando 0 era uscito, nel 2003, in piena esplosione neo folk qualcuno aveva fatto forzati paragoni con gente come Banhart e compagnia: paragone senza senso nè fondamenta.
Questa è, come dicevamo, musica che vive in un suo limbo, melodie per lenire le ferite dell'anima spargendoci contemporaneamente copiose manciate di sale: musica che poggia sulla nuda accoppiata voce-chitarra per poi arricchirsi di tanto in tanto di nuove sfumature e strumenti. é un folk pop dal suono tondo e "classico", parente alla lontana di quello di David Gray, ma dotato di un afflato più romantico e di un respiro più toccante: 9 Crimes è la tipica ballata alla Damien Rice, trait d'union ideale col disco precedente, The Animals Were Gone è la ballata che hai già sentito centinaia di volte ma che riesce ancora a spezzarti il cuore, Elephant sembra quasi citare le interpretazioni acustiche di Creep, Rootless Tree spezza la quiete con un refrain un pò più rock, a ricordare il passato ormai remoto di Rice nei Juniper.
E proprio qui il disco comincia un pò a sfaldarsi, a cedere: se, da una parte, Rice si muove meglio al passo lento della ballata, incespicando qua e là sui pezzi più muscolari, allo stesso tempo il ripetersi di un canovaccio standard, per quanto ormai indubbiamente suo, può indubbiamente stancare man mano che si procede all'ascolto, appagati ma con la palpebra un pò in calo: finchè Rice non ti stende con l'ultimo colpo, una ballata come Accidental Babies che se la ascoltassi in Italiano la tolgieresti subito, imbarazzato: roba da Cocciante o Baglioni o giù di lì. Ma che in inglese funziona, eccome: potere dell'idioma, mistero dell'anglofonia, ma il pezzo resta il picco emotivo dell'album, la canzone che ti ricorda perchè, nel suo piccolo, senza rivoluzioni, Damien Rice ha lasciato e sta lasciando il suo marchio nella storia del (folk) pop.
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