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R Recensione

7,5/10

Phosphorescent

Muchacho

Raggiungere il limite e sentire il desiderio di scappare. Da tutti. Da tutto. E da se stessi, perchè alla fine anche gli altri sono un nostro prodotto, frutto delle nostre scelte e dei percorsi intrapresi. E poi c'è il punto di rottura che giace in un punto indefinito della nostra mente e una volta raggiunto è un click che spegne la luce, ci toglie benzina, ci ruba la bussola e ci nasconde quel sole che immaginavamo essere un punto di riferimento fermo, inamovibile, anche se lentamente in movimento.

Arrendersi? Troppo facile. La ricerca di un nuovo punto di partenza non può partire che dall'inconscio e allora abbandonarsi ad esso, svuotarsi e scavare alla ricerca di quell'immagine che rappresenta l'inizio di tutto, il nuovo inizio, per poi, scacciati i demoni, poter invocare di nuovo l'alba di un nuovo giorno. Sun, Arise! Qualcuno ha preso la via dei boschi alla ricerca del midollo della vita e così, non troppo dissimilmente ha fatto anche Matthew Houck, prendendo la via di Tulum, piccola comunità del Messico. Annullato mentalmente e fisicamente da Here's To Taking It Easy, ultimo album con relativo tour, il cantautore folk nativo della Georgia (U.S.A:), noto dal 2003 come Phosphorescent, trova così riparo nell'America Centrale abbandonandosi a lunghe camminate ristoratrici ed incominciando poco alla volta ad aprire una porta ad un nuovo album che fino ad allora pareva una chimera.

Non sarà stata un'eccitazione elettronica a scaturire Muchacho (Dead Oceans) ma tutto il resto torna dal momento che "Phoshorescent", toccati i fili giusti rincomincia ad illuminarsi, ed ad illuminarci, dando il meglio proprio in quell'ambiente cupo e tenebroso che lo ha generato. Quel capitolo è però ormai alle spalle perchè Muchacho è un'album radioso, baciato dal sole che ci scalda ad ogni traccia: dall'intro che sà di risveglio a braccia stirate, Sun, Arise!, appunto, all'inizio di una nuova giornata con lo splendido e splendente primo singolo, Song For Zula, fiore seminato quest'autunno che sboccia proprio ora, alle porte della primavera.

Con la briosa ballata Ride On / Right On possiamo già stilare il manifesto del nuovo Houck aperto al cambiamento svicolando dal classico folk americano per dare il benvenuto a sonorità synth ed ambient che fanno di Muchacho un'opera attuale, volendo perchè no, contemporary folk. Con il pianoforte verticale di Terror in the Canyon riprendiamo quella strada interrotta nel 2010 e forse per questo anche un po' malinconica (Muchacho's Tune). Il trittico finale è un'alternarsi di archi (The Quotidian Beasts), ottoni (Down To Go) ed echi (Sun's Arising) che ci accompagnano all'epilogo di questo viaggio che sa di rinascita ma anche, in maniera più personale e non pienamente afferrabile, di redenzione ma che a noi regala un ulteriore punto di vista da cui godere l'immutabile bellezza del rinnovamento...

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