V Video

R Recensione

7,5/10

Arthur Beatrice

Working Out

La nuova musica da cameretta. O meglio, per essere più diretti: il nuovo indie-pop. Lo avevamo già incontrato con realtà come i Vondelpark: una band che gettava ponti tra certe sonorità di matrice Uk bass e future garage, dream-pop e raffinatezze compositive arty. Una moderna inflessione, questa, che si definisce non tanto a partire dall'utilizzo di strumentazione “non-rock”, quanto nelle rifinitissime dinamiche compositive e ritmiche, nella ricercatezza del mood, nella cura armonica.

Galeotti furono James Blake e Wild Beasts, per fare due nomi, costretti dai linguaggi sciolti e discinti del pop ad una fecondissima copula sonora. Gli Arthur Beatrice, di Londra, sono tra i frutti di questa unione: il loro è un continuo flirtare con tentazioni dancey, sedate però da un'attitudine pop introversa e riflessiva.

L'elemento più interessante per parlare di questo Working Out, edito dall'intelligentissima Polydor, è proprio la definitiva fusione tra due culture opposte: quella dell'underground (ormai non più tale) della bass music e quella dell'indie-pop. Groove e intimità che si fanno complementari.

Pezzi come Late o come la splendida Midland, senza gli influssi che hanno animato Londra in questi anni grazie a nomi come Katy B o SBTRKT, non si spiegherebbero: qui convivono infatti indie-pop, contemporary r'n'b e Uk garage stretti in una solidissima morsa. È ugualmente fenomenale ascoltare Grand Union e sentire le dinamiche ritmiche tipiche di un Burial o di un Jamie XX abbinate con disinvoltura al lirismo blue-eyed soul di Orlando Leopard e alle chitarre che intrecciano adorabili fraseggi dreamy.

La stessa soluzione si declina ulteriormente in brani come More Scrapes, dominata dal timbro vellutato di Ella Girardot che procede attraverso densi rintocchi di tastiera, giungendo ad un ritornello frizzante e glamour che accende il brano, tra il pulsare del basso di Hamish Barnes e le parti chitarristiche -via via più incisive- di Leopard, o ancora nelle movenze jazzy dell'equilibratissima Singles (che può far venire in mente l'eleganza ricercata di certi Prefab Sprout), o nell'indie-pop raffinato di Charity, col suo procedere per condensazione, raggiungendo pienezza armonica -e melodica- nel ritornello, dopo un lento comporsi degli elementi, o ancora nell'ambient pop di Fairlawn, che si regge su strutture fragilissime di synth d'atmosfera e ritmica in loop.

Working Out è un gioiellino, un esordio di ottima fattura: elegante, gentile, accattivante. I pezzi sono sospesi, in grande equilibrio, tra ammiccamenti ad un mainstream di buon gusto e ad una gelosa rivendicazione di identità ed esclusività. Per ora la formula funziona benissimo. Tutto sta negli sviluppi: le direzioni possibili sono molte, non tutte fortunate. Staremo a vedere.

V Voti

Voto degli utenti: 7,7/10 in media su 9 voti.
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fgodzilla 7,5/10
cnmarcy 8,5/10
xxx 7,5/10
Sor90 8/10
hiperwlt 6,5/10
4AS 8,5/10
antobomba 7,5/10

C Commenti

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fgodzilla (ha votato 7,5 questo disco) alle 12:41 del 30 aprile 2014 ha scritto:

Una vera Chicca cosi come la Rece !!!!!

Sor90 (ha votato 8 questo disco) alle 0:02 del 3 dicembre 2014 ha scritto:

Ma questo se non è un capolavoro poco ci manca! E' uscito a febbraio e io dove cavolo ero? Indie-pop (e oltre) di un'eleganza rara, i Wild Beasts fra i santini (in certe parti del cantato, femminile sul serio questa volta e per le chitarre liquide), due voci stupende, atmosfere di un carattere difficile da trovare in un'opera prima... Temo però che il riferimento a certe dinamiche garage siano più da imputare a una certo "savoir-faire" del batterista, dal tocco piacevolmente jazzy, che ad una consapevolezza vera e propria del gruppo; o magari ci sono arrivate per travaso dall'ascolto di roba tipo James Blake, Jamie Woon, i Vondelpark (citazione sacrosanta). Io aggiungerei anche una discendeza da certo "new acustic movement", i Coldplay migliori, The Whitest Boy Alive. Come dici in chiusura, giustamente Matteo, vedremo alla prossima. Per adesso non so quale traccia scegliere, "Grand Union" è la prima a catturare, ma il colpo di coda di "Midland" strappa applausi, "Charity" la perla che non ti aspetti in chiusura "Ornament & Safeguard" lo sfogo soul finale. Dritti in top 10.

Cas, autore, alle 10:56 del 3 dicembre 2014 ha scritto:

"Temo però che il riferimento a certe dinamiche garage siano più da imputare a una certo "savoir-faire" del batterista, dal tocco piacevolmente jazzy, che ad una consapevolezza vera e propria del gruppo"

Sì, vero. C'è certamente più consapevolezza, da parte della band, delle matrici r&b che di quelle "garage". Però evidentemente quei suoni sono nell'aria, e unendo i puntini (profumi electro soul, beats sincopati...) si arriva a respirare anche quelle fragranze. È vero però che si tratta di una risultante fin troppo derivata: i tratti decisivi sono altri, loro stessi parlano spesso e volentieri di quanto siano stati importanti i Wild Beasts per la loro idea di pop. Comunque un lavoro che resiste splendidamente

fgodzilla (ha votato 7,5 questo disco) alle 11:33 del 3 dicembre 2014 ha scritto:

e' il mio disco dell anno lo so io sono superpop ma e' nel mio lettore da quando e' uscito e non mi ha ancora stancato

lei poi e' da sposare , peccato che per ora in italia non vengono

REBBY alle 18:04 del 21 febbraio 2015 ha scritto:

Sottoscrivo l'intervento di Sor, con maggior ritardo! È' che davvero ne han parlato in pochi (eufemismo), almeno in Italia e chissà magari quella definizione di musica da cameretta mi aveva spaventato eheh A dire il vero non ho ancora capito cosa significa. Io più semplicemente direi pop rock delicatamente funky, raffinato ed al passo coi tempi (che poi la cosa sia da parte della band consapevole o meno credo non sia così importante, il risultato finale, eccellente ed in ti ing, appunto, non cambia). Tra gli esordi più intriganti dell'anno, in questo ambito. Bravissimo Cas a scovarlo per primo.

Cas, autore, alle 18:29 del 21 febbraio 2015 ha scritto:

con l'espressione "musica da cameretta" intendevo sottolineare la sua natura intima, indirizzata ad una fruizione privata (anche negli episodi dance il tono è sempre sommesso), legata appunto ad una dimensione più affine a quella indie-pop (categoria che forse ho stressato troppo).

4AS (ha votato 8,5 questo disco) alle 13:42 del 24 settembre 2015 ha scritto:

Uscita sottovalutatissima del 2014, se n'è parlato troppo poco a mio avviso (per fortuna qui sì!).

Per me è già un classico, ogni pezzo è uguale all'altro ma ognuno vive di luce propria, incredibile Charity, ogni volta mi fa crollare...