V Video

R Recensione

7/10

Burning Hearts

Extinctions

L’etichetta migliore per i Burning Hearts sarebbe ‘indie pop svedese’, se non fosse che Henry Ojala e Jessika Rapo vengono dalla Finlandia, paese generalmente assai più avaro in questo ambito musicale (la band più nota sono forse gli smithsiani Cats On Fire, di cui Ojala è peraltro il batterista). Dopo il godibile “Aboa Sleeping” (2009), questo disco conferma la buona qualità della loro scrittura, tra un C-86 raffreddato nei toni (Help Stamp Out Loneliness), pastorali scandinave e Beach House pane e salame.

Dal bestiario della copertina si ha una buona introduzione alle linee vagamente rustiche di questo pop, acuite un po’ dalla durezza dell’accento finnico e un po’ dal registro vocale Abba/Sambassadeur della Rapo. Sotto, si distendono tessuti tastiera/chitarra sempre ben rifiniti, pieni di piccoli ceselli e merletti melodici che aiutano a elevare la catchiness dei pezzi, spaziosi e trasparenti nonostante il leitmotiv funebre che attraversa il disco.

La serie di 'estinzioni', invece di affossare in ugge nordiche, si sublima in graziosi quadretti electro-pop, su tinte tiepide solo vagamente malinconiche. Dai gioiellini “Into the Wilderness” e “The Beast” alle chitarre twang con tanto di strofe ispaniche di “Modern Times”, dagli zig-zag ritmici di “Burn Burn Burn” alla ‘devotion’ di “Deep Waters” e “Love and Dissonance”, “Extinctions” fila che è un placido piacere.

Seiemmezzo-facciamo-sette, ché tra poco è primavera e siamo tutti più indie pop.

V Voti

Nessuno ha ancora votato questo disco. Fallo tu per primo!

C Commenti

Non c'è ancora nessun commento. Scrivi tu il primo!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.