R Recensione

7/10

Butcher boy

React or Die

Cercando qualche informazione sugli scozzesi Butcher boy, due saranno quelle che sicuramente non vi sorprenderanno: la prima è che sono di Glasgow, la seconda è che fanno indie pop. Quest’ultima, notizia che gli ascoltatori di musica più avveduti avranno già dedotto dalla prima. Normale aspettarsi allora da coloro che sono perennemente alla caccia di novità e di suoni originali una reazione quantomeno scettica. Certo, molti di voi storceranno il naso, penseranno che la scena di questa piccola città industriale sia stata fertile ed importante, ma quello che doveva dare lo ha già dato da un pezzo, difficile ora come ora potersi imbattersi in disco che suoni nuovo, fresco. Persino i Belle and Sebastian e i diecimila progetti in cantiere di Murdoch alla lunga stanno stancando.E come darvi torto?

Però, questa volta vi consiglio di prestare un orecchio (meglio tutti e due) e spendere mezzoretta del vostro tempo in questo ascolto. Perché il gioco potrebbe valere la candela. Ecco allora che si presenta il momento buono per parlare dell’ennesimo motivo di orgoglio per la più settentrionale delle terre britanniche. Il gruppo, il cui nome deriva dall’ omonimo romanzo di Patrick McCabe del 1992 (in italiano: il garzone del macellaio), nasce, come tante delle fiabe indie contemporanee, dal basso, se non addirittura dal nulla, dal suo leader naturale John Blain Hunt, poeta per vocazione e artista ai margini della scena cittadina. Almeno finché non gli si presenta l’occasione di registrare per una piccola etichetta indipendente, insieme a un gruppetto di amici suonatori (più per diletto che per lavoro) quello che diverrà il loro primo disco, Profit in your poetry, piacevole sorpresa nel panorama indie pop scozzese. Ma è il loro secondo lavoro, questo React or die, forte di una line-up ampliata a sette elementi, a legittimare a dovere le loro pretese di completezza.

Trattasi di un album che gioca le sue carte più pregiate nel collocarsi in bilico tra la tradizione del folk pop scozzese degli anni ’60 e le tendenze twee pop affiorate a metà degli anni ’90. Così, in  When I’ m asleep si insinua, apparentemente indifferente del dialogo vivace fra violoncelli e mandolini, la passionale voce di Hunt, a metà fra il Donovan più tradizionale e il sofisticato  pop beatlesiano della maturità. Il primo singolo è la deliziosa Carve a pattern che, tenera e spensierata, ma anche segretamente malinconica, si getta invece a capofitto nei primi Belle & Sebastian.

Gettate le coordinate generali di riferimento, il percorso sonoro si snoda successivamente con lodevole disinvoltura nei labirinti dalla loro arte naive che, seppur figlia (legittimissima, intendiamoci) del gruppo di Murdoch, appare abbastanza originale: emerge infatti tanto la sensibilità lirica dei Tindersticks (React or die), quanto l’inoppugnabilità melodica degli Smiths (A better ghost), i carillon vivaci (You are only crying for yourselves), le ballate immerse nel confortante suono romantico degli archi (This kiss will marry us) e il pop tenero e sgangherato (Clockwork).

Grande punto di forza è poi l’ampia strumentazione che garantisce suoni variegati, sequenze da piccole orchestre improvvisate (si pensi ad alcune parti di Sunday bells) e arrangiamenti eleganti ma mai fastosi, anche grazie alla produzione decisamente equilibrata di cui il gruppo ha beneficiato. Se a tutto ciò si aggiunge un songwriting (firmato Hunt) molto ispirato, non è fuori dal mondo pensare che con un’ ulteriore crescita, che appare assolutamente alla loro portata, in futuro le scettro di re dell’alt-pop scozzese possa essere loro.    

URL Myspace: www.myspace.com/butcherboymusic

Sito Web del gruppo: http://butcher-boy.co.uk

Video: http://www.youtube.com/watch?v=mOOq_UcVvzM http://www.youtube.com/watch?v=6aLU9frEYR0

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 1 voto.
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C Commenti

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target (ha votato 7 questo disco) alle 11:28 del 26 ottobre 2009 ha scritto:

Gradevole indie pop in chiave dimessa e introversa, con i fantasmi di Neil Hannon e di Morrissey che aleggiano ovunque (assieme ai Beautiful South, imprescindibile punto di riferimento per questo jangle pop britannico tutto 'tradizione'). Meglio di alcuni pezzi immediati ("A better ghost", "Sunday bells") i momenti romantici più classic ("This kiss will marry us": vetta). Tra sei e sette. Bella analisi Ale (ti consiglio, se non l'hai ascoltato, il disco di Lord Cut-Glass, ex Delgados: altra chicca indie pop cantautorale scozzese dell'anno).

otherdaysothereyes, autore, alle 14:39 del 26 ottobre 2009 ha scritto:

Grazie del consiglio Fra,in effetti non lo sapevo di questa uscita!

Dr.Paul alle 21:26 del 26 ottobre 2009 ha scritto:

condivido il voto tra 6 e 7, non riesco a dare di piu! questo ascolto mi ha fatto (ri)pensare a quanto siano stati grandi i mai troppo celebrati belle & sebastian, i Butcher Boy tentano di prenderne il posto (con i B&S ormai fritti hanno tutto il mio appoggio) ma non riescono mai a toccare le vette di lirismo/melodia di Murdoch e soci, che ne dici alessandro?

otherdaysothereyes, autore, alle 10:47 del 27 ottobre 2009 ha scritto:

RE:

Guarda Paolo, non posso che sottoscrivere il commento al 100%. Senza nulla togliere ai valenti Butcher boy e colleghi,non solo non c'è a mio avviso un gruppo che possa essere considerato ai livelli dei B&S (nel suo genere ovviamente)nè in Scozia nè altrove, ma sarà anche difficilissimo vederne nel prossimo futuro. Lode eterna a Murdoch e soci e alla loro musica che, nonostante i numerosi tentativi di imitazione stilisitca, resta inimitabile (con le tue giuste parole) sul frangente lirismo/melodia.