R Recensione

9/10

Cat Power

Moonpix

“Il suo miagolio si percepisce appena / tanto il suo timbro è tenero e discreto / (…) Questa voce che a goccia a goccia s’insinua / nel mio intimo più tenebroso / mi appaga come il ritmo d’un verso / e mi rallegra come un magico filtro” (Charles Baudelaire)

I gatti sono schivi, per natura diffidenti, sono superbi, capricciosi, sognatori, difficili da comprendere. Non rivelano mai del tutto se stessi, tranne che ad alcuni: i loro prediletti. Forse, sostengono costoro, esistono due strade soltanto per sfuggire alle miserie della vita: i gatti e la musica. Forse. Per certo sappiamo che Chan Marshall, la reginetta bohemienne della canzone americana, non poteva scegliere un suggello più veritiero alla propria arte. Ne modo più astuto per giocare a nascondino con un pubblico che, di anno in anno, si fa più vasto e variegato. La sua musica è serica, affusolata, soffice e discreta nel nome della divina bestiola che l’accompagna e in essa sa celare artigli ed asperità, può osservare silenzi misteriosi o parlarti con tremula, ipnotica confidenza. È ombrosa, volubile, affascinante.

Il retaggio è quello scarno e sferzante dell’indie newyorkese: nei pressi, il patrocinio di Steve Shelley, lo sbiadito miraggio di Patti Smith (e l’ombra noir di Lydia Lunch), in lontananza; lacerti centrifughi che vacillano al rintocco d’una psiche scossa ed arresa come quella di Sinead O’Connor o di Lisa Germano, con più malinconia e meno autoflagellazione. Arduo è per il cronista testimoniare come da un contralto così poco dotato, un po’ afono, impastato di sonno e di tristezza, possano germogliare corolle di note tanto profonde e commoventi. Gli accompagnamenti, in genere, sono una tela di Penelope che la Cat fa e disfa a suo piacimento, un gomitolo di armonie con cui giochicchiare, ritmi appena accennati che scompaiono e riaffiorano nei flussi e riflussi della sua felina concezione del tempo. Moonpix è uno dei vertici della sua scostante genialità, l’epicentro di una trilogia (con What the community would think, 1996, e You are free, 2003) che la condurrà, passo dopo passo, dallo spartano picking di Nick Drake all’art-folk di Tim Buckley, da Smog a Laura Nyro e Nico, prima del “buen retiro” sui caldi lidi country-soul di The Greatest (2006).

American Flag si stira pigramente sui beat lunghi, la melodia (sonn)a(m)bulica della Cat, progressivamente erosa da fuzz e feedback, sembra incresparsi lungo la linea d’un orizzonte asintotico (nonostante il pezzo duri soltanto 3’ e 30’’). Poi He turns down inanella i suoi tre accordi preferiti (eseguiti da Mick Turner dei Dirty Three con un picking quasi country), una piccola collana di sogni infanti, un flauto traverso duetta con lei e disegna una sorta di cerchio druidico attorno ai vocalizzi laconici ed avviliti.

In architettura sarebbe pieno su vuoto, metricamente, il tenue tamburellio di cinque dita su una cassa vuota. No sense è un valzer da fiera campestre suonato con la vitrea, ferale fissità d’una cinepresa rivolta contro il muro; Cat intona la livida passione d’una speleologa d’emozioni. Say (inquietanti quei tuoni in sottfondo) e Back of your head (che è il ritratto di uno spacciatore) sono cantilene quasi zen che galleggiano su un arpeggio vibrato ed etereo; a Metal heart bastano pochi gorgheggi per dissipare la languida foschia psichedelica d’un concerto per rullante, timpani e chitarra; Moonshiner osserva i cicli lunari attraverso una lente anamorfica offuscata da un alito di blues (e la Cat che inalbera una delle sue interpretazioni più memorabili nei panni di uno stanco contrabbandiere di whisky).

Le ruvide “pennate” di You mai know him trasformano la cantata in soliloquio acustico; Colour and the kids è un lussureggiante lieder pianistico, forse l’elogio poetico più struggente dell’intero album (per quanto i testi rimangano il suo tallone d’Achille).                  In Cross bone story le radici del salice piangente su cui la Cat affila le unghie (poliritmie, picking a punto-croce e delay vocale) serpeggiano fino alle brughiere folk-prog di un Van Morrison o dei Traffic, mentre la spoglia Perking saint stormisce una nenia di sempreverdi foglie celtiche.    

I gatti riconoscono a pelle chi gli è amico da chi non lo è, ma la cosa non li induce minimamente a cambiare il loro atteggiamento nei confronti degli uni o degli altri. A noi dispiace davvero per i suoi nemici, ma musicalmente parlando, dal 1998 Cat Power ha pochi eguali.

V Voti

Voto degli utenti: 8,6/10 in media su 20 voti.
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george 8/10
Cas 8/10
loson 10/10
Zorba 10/10
REBBY 8/10
sarah 10/10

C Commenti

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Peasyfloyd (ha votato 9 questo disco) alle 16:36 del 22 gennaio 2008 ha scritto:

bellissima rece per un bellissimo disco di un'altrettanto incantevole artista. Personalmente non capisco le critiche rivolte a Cat Power. Io la trovo semplicmetne deliziosa e questo album conferma le sue enormi doti

simone coacci, autore, alle 19:34 del 22 gennaio 2008 ha scritto:

Mercì, Peasy mon ami. Completamente d'accordo sull Cat che deve molte delle inimicizie ad una certa scapigliatura giovanile fatta di canzoni volutamente storpiate dal vivo e presunti concerti lasciati a metà (a sentire i beninformati).

P.S.: Ma quant'è bella, poi? Qui nello scatto di copertina assomiglia a Jasmine Trinca, altra deliziosa gattina.

loson (ha votato 10 questo disco) alle 21:59 del 22 gennaio 2008 ha scritto:

Ottimissima recensione, Simone. Il modo più giusto per celebrare questo capolavoro che sta una spanna sopra a You Are Free

P.S. I Dirty Three, in penombra, fanno scintille.

simone coacci, autore, alle 22:06 del 22 gennaio 2008 ha scritto:

A te

Grazie Loson. Bella anche la tua sui Neutral milk hotel, a proposito, non li conoscevo ma se m'è venuto voglia di ascoltarli, qualcosa vorrà dire, no?

Cas (ha votato 8 questo disco) alle 9:19 del 6 novembre 2008 ha scritto:

Say e Moonshiner le mie preferite, incredibile come la seconda, pur essendo una cover, riesca ad essere tanto coinvolgente...disco stupendo!

Mr. Wave (ha votato 8 questo disco) alle 12:20 del 16 aprile 2009 ha scritto:

Il massimo capolavoro della cantautrice di Atlanta. D'accordo con chi lo considera superiore all'altrettanto straordinario "You Are Free" del 2003, considerato dal sottoscritto, la definitiva maturazione artistica della Power e del suo songwriting teso, profondo e struggente... [voto: 8.5]

paolo gazzola (ha votato 9 questo disco) alle 15:58 del 21 maggio 2009 ha scritto:

D'accordo

paolo gazzola (ha votato 9 questo disco) alle 16:02 del 21 maggio 2009 ha scritto:

Volevo dire

D'accordo con chi considera questo disco il migliore della grande Cat. L'incensato "You Are Free", anche se formalmente perfetto, per me è sotto anche all'album di debutto "What Would The Community Think", spontaneo, sanguigno ed eterno!

Filippo Maradei (ha votato 10 questo disco) alle 14:57 del 26 giugno 2010 ha scritto:

Album fondamentale: la Marshall migliore e i Dirty Three; come chiedere di più...

glenn dah alle 10:54 del 8 novembre 2010 ha scritto:

grandissimi Turner e White, grandissima Metal Heart, grandissimo disco. E grandissima incazzatura quando la vidi in concerto...

sarah (ha votato 10 questo disco) alle 11:39 del 8 novembre 2010 ha scritto:

Patrimonio dell'Umanità tutti, anche il recensore

simone coacci, autore, alle 11:52 del 8 novembre 2010 ha scritto:

Ahah. Bella battuta. Ora torniamo seri, grazie, sei un tesoro, mi farai arrossire. ghgh

Totalblamblam (ha votato 6 questo disco) alle 12:57 del 8 novembre 2010 ha scritto:

non è un po' troppo da coccolone? la sua voce è più monocorde di non so cosa

maybe not my cup of tea ghghghg

ozzy(d) alle 13:23 del 8 novembre 2010 ha scritto:

stoke per te ci vorrebbe una cup of poison, oppure una cup of badedas per pulirti un po' le orecchie ghghghg

Totalblamblam (ha votato 6 questo disco) alle 13:54 del 8 novembre 2010 ha scritto:

RE:

LOL vabbè è un disco "monocorde" non si può certo dire che non lo sia ... a me fa addormentare la sua voce , non trovo una espressività forte, violenta che riscatti il torpore...anche la joni mitchell è "monocorde", anche nico, però cazzo non mi danno il coccolone

ozzy(d) alle 15:13 del 8 novembre 2010 ha scritto:

ah boh io non l'ho mai ascoltato questo ma tra te e il Coax, se permetti, mi fido più di Simone ghghgh

ozzy(d) alle 15:14 del 8 novembre 2010 ha scritto:

per non parlare di Sarahhh!

Totalblamblam (ha votato 6 questo disco) alle 15:28 del 8 novembre 2010 ha scritto:

RE:

ruffiano , traditore ahahha vabbè ma simone e sarah sono più indie di me e poi non ho detto che il disco è na ciofeca infatti non lo voto neppure ...che poi non basta avere dei riferimenti musicali così alti come drake laura nyro tim buckley per la certezza del 9 eh gally io spero nel tuo ascolto e nel tuo risveglio con orchite improvvisa