R Recensione

7/10

Floating Action

Floating Action

Quei dischi che li capisci dalla copertina. Il sole basso sopra una scaglia di mare intravista dalla vegetazione di una collina, una patina verde, una scritta da show retrò. Estiva, rilassata, romantica, quasi intorpidita. Uno sa già quale musica lo aspetta: e qui dentro quella musica si dissemina per la gioia dell’estate che sta per cominciare.

I Floating Action sono una persona sola, Seth Kauffman, e la cosa fa strabuzzare gli occhi, perché ad ascoltare il disco sembra di avere davanti un divertito ensemble ben più sostanzioso; il fatto è che Kauffman è un compositore, polistrumentista e produttore che gestisce l’intera catena musicale in quasi totale autonomia, con una perizia ammirevole e un eclettismo non facile da trovare in circolazione. Nel suo debutto con questo moniker c’è di tutto (e qualcuno ne parla già come il Beck del futuro, trasformista nel sangue), su basi old-fashioned che prendono da dub/reggae, motown, indie pop, country folk, tropicalia, in uno sfrenamento esotico ad hoc in contesti lounge.

Il terzetto iniziale ha dell’impeccabile: “50 Lashes” si muove sinuosa, sballottata tra il basso rotondo, cori black e stilettate disimpegnate di chitarra; “Mary Claire” ballonzola sbarazzina tra il riff e la melodia fifties, mentre “To Connect” rilancia nello spazzolamento indolente della batteria verso i lidi su cui si erano spiaggiati l’anno scorso i Little Joy. Proprio l’esotismo indie della band dello strokesiano Fab Moretti è il riferimento più vicino alle sonnecchiose campate di Kauffman, soprattutto in certi episodi lo-fi volutamente vaporosi (“So Vapor”, appunto: fumo di citronella che sale), impigriti, da dondolamenti in veranda di una serenità contagiosa (“Could You Save Me”); il ¾ di “Edge Of The World”, al massimo, con la sua steel guitar scanzonata, fa deviare verso la campagna.     

Non manca, poi, qualche esplorazione curiosa, come lo psichedelismo arty di “Unrobbed” o le due parti di “Cinder Cone”, etniche e drogate, la seconda scandita da un sitar visionario, e pure il reggae che fa capolino in “Dying Punch” e “Pills To Grind” ha l’aria di balzare fuori dal nulla, come dalle bancarelle iper-stipate di un bazar estivo. Da cui occorrerà pescare a piene mani, intascandosi persino la sensualità soul e il falsetto di “Say Goodbye” (motown finto vecchio, essenzialmente: per la notte). Tanto che viene da pensare ai Floating Action come a un nome per più di una stagione. Come quelle cose comprate per scherzo dal robivecchi e a cui poi non sappiamo più rinunciare.

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 5 voti.
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Cas 7/10
rael 8/10
REBBY 5/10
krikka 8/10

C Commenti

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fabfabfab (ha votato 7 questo disco) alle 14:54 del 18 giugno 2009 ha scritto:

Hai ragione, questo è decisamente "un disco per l'estate"... bella segnalazione...

Cas (ha votato 7 questo disco) alle 19:17 del 18 giugno 2009 ha scritto:

grazioso il disco, un sette mi pare più che giusto darlo! l'unica pecca sono alcune tracce troppo "spigolose" (tipo Unrobbed che a me proprio non va giù)che diluiscono gli attimi più piacevoli (To Connect per esempio...adorabile!)