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R Recensione

8/10

Jens Lekman

I Know What Love Isn't

Ne è passato tanto, troppo di tempo dall’ultima volta. Cinque anni, per l’esattezza. Cinque lunghi anni di silenzio (Oh You're So Silent Jens), se non contiamo un singolo nel 2010 e l’ep dello scorso anno, quasi a dire: “Abbiate fede, ci sono ancora!”. Sembra che, nel frattempo, il genietto svedese Jens Lekman non se la sia passata affatto bene: una brutta malattia che sembrava non passare più, un blocco di ispirazione, un grande amore finito e una conseguente fuga in Australia, per allontanarsi dalla natia, gelida Svezia. Disperare, a questo punto, era lecito. Cosa ne sarebbe stato, dunque, del pop da cameretta, senza il suo più autorevole rappresentante? Perché questo è, oggi, Jens Lekman, senza “se” e senza “ma”.

Fortunatamente non siamo qui a dover rispondere a tale mesta domanda, quanto, piuttosto, a celebrare il suo ritorno che prende la forma di questo terzo album in studio, dal titolo tanto antiromantico, quanto ironico I Know What Love Isn't. E dire che dare un seguito a Night Falls Over Kortedala era un’impresa tutt’altro che facile, per usare un eufemismo, dato che lì erano state toccate vette di perfezione impensabili per tutti gli altri: scrittura, arrangiamenti, parole, tutto superava l’eccellenza. Un piccolo, grande capolavoro, insomma, che rendeva straordinaria la quotidianità. Le aspettative erano dunque altissime e, per una volta, non sono state deluse: vena creativa e forza espressiva sono sempre le stesse, chiariamolo subito. Certo, non bisogna aspettarsi quella ricchezza barocca che caratterizzava Kortedala; qui è tutto più contenuto, intimo, minimale, sebbene l’utilizzo dell’aggettivo minimale, per uno come Lekman, pare abbastanza improprio: violini, flauti e sassofoni continuano a mostrare la sua maestria nel colorare i brani, nel fornire loro un abito sempre diverso e appropriato, nonché la solita, meticolosa cura dei dettagli.

In compenso, l’album si fa forte di una coesione e di una solidità che mai era stata proposta in precedenza. Un concept album di moderno cantautorato, si potrebbe azzardare, sulla solitudine, sull’abbandono, sui cuori spezzati e sul saper prendere il tutto con leggerezza, perché è proprio la leggerezza la cifra stilistica dello svedese. La leggerezza, dunque, quelle tinte agrodolci che infonde ad ogni canzone, quei forti contrasti tra brii armonici e introspezione lirica, il senso dell’umorismo, questo suo non prendersi mai troppo sul serio che gli consente un certo distacco dalla materia trattata, impedendogli di sembrare troppo un disadattato, un piagnone. Ché poi un po’ piagnone lo è, diciamoci la verità, ma che male c’è? Mica ci divertiamo tutti ad attaccare lattine vuote alle code dei gatti, no? E poi Morrissey, Merritt, Murdoch, Lawrence… Insomma, è in buona compagnia!

Questo lavoro di relativa sottrazione non ha fatto, quindi, che mettere in risalto le doti di scrittura di Lekman e il suo inconfondibile gusto estetico. Cominciare, poi, con quell’intro di solo piano (Every Little Hair Knows Your Name), vuol dire partire col piede giusto. Una melodia semplice e tenue, un pianoforte accarezzato e massicce dosi di malinconia: il gioco è fatto e ci si trova presto invischiati. Un po’ meno convincente, appare il secondo brano – e singolo apripista – Erica America. La chitarra dal sapore quasi caraibico, il controcanto femminile un tantino lezioso e la melodia piuttosto incompiuta danno, nel complesso, la sensazione di compitino ben fatto e nulla di più, nonostante l’idea geniale di quel sax, quasi in chiusura di canzone, che ti trasporta in un fumoso night club metropolitano dei primi anni ’80. Incantevole è, invece, Become Someone Else’s che ti fa camminare a due metri da terra, con quel giro armonico di piano adagiato su battito elettronico, e rispolvera il gusto acerbo e la linearità gentile dell’esordio When I Said I Wanted To Be Your Dog, datato 2004. She Just Don't Want To Be With You Anymore e Some Dandruff On Your Shoulder, poi, mostrano, ancora una volta, il suo amore per Bacharach, per la sofisticatezza ed eleganza di un pop senza tempo che tanto deve al soul, alla Motown, alle estati che finiscono e agli struggimenti per amore. La prima metà dell’album è già finita, ma il meglio deve ancora venire. Così, tra una I Want A Pair Of Cowboy Boots – che in tre minuti scarsi di country-folk levigato, fonda il Neil Young di Harvest e la stramberia infantile, tutta polvere e whiskey, di un Jonathan Richman – e una disarmante Every Little Hair Knows Your Name – in cui un Lekman privo di qualsivoglia orpello, accompagnato dalla sola chitarra, si cimenta in un folk di grazia impalpabile che fa pensare ai primi bozzetti acustici di Simon & Garfunkel – troviamo, in scaletta, tre brani, paradigmatici della nuova estetica del disamore, che nobiliterebbero qualsiasi disco indiepop che si rispetti. Ecco, allora, The World Moves On, canzone che più di tutte si riallaccia agli umori barocchi di Kortedala, e la sua fantasia caleidoscopica, in un concentrato di intuizioni melodiche, cambi di ritmo e lucentezza armonica, con l’immancabile flauto a ingentilire il tutto. Passano sei minuti (ma come, non era appena iniziata?) e parte The End Of The World Is Bigger Than Love, singolo diffuso nel 2010, che trova solo adesso, per nostra fortuna, spazio su un disco. Due anni sono passati, ma la sua freschezza primaverile, l’orecchiabilissimo incedere concentrico e l’arrangiamento dal taglio vintage continuano a stupire. Come stupisce il piglio sbarazzino del cantante mentre recita: ”How a broken heart is not the end of the world, because the end of the world is bigger than love”. Così convincente che, quasi quasi, gli crediamo… Chiude la triade una I Know What Love Isn’t – non a caso scelta come secondo singolo dell’album – davvero irresistibile, con la dolcezza del glockenspiel iniziale, l’eleganza discreta degli archi e un ritornello che dovrebbe durare per l’eternità, se solo l’eternità esistesse.

Pur non raggiungendo gli apici del precedente Kortedala, ma assestandosi su livelli qualitativi quasi proibitivi, per quelli che, come lui, si confrontano, oggi, con la scrittura pop, questo nuovo lavoro mostra un autore che conferma tutto il suo talento e la sua classe cristallini. Degno erede dei vari Wilson, Walker o Johnston, Jens Lekman si è ritagliato una fama di culto, diventando un piccolo classico contemporaneo. A questo punto, saranno solo i prossimi lavori a decretarne la definitiva grandezza, dato che, ad oggi, passi falsi non ce ne sono stati.

Dovessimo aspettare anche 10 anni, piuttosto che 5, per il prossimo album, considerati i risultati, ne varrebbe comunque la pena.

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Disorder 4,5/10

C Commenti

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Giuseppe Ienopoli (ha votato 8 questo disco) alle 9:43 del 29 agosto 2012 ha scritto:

... felice di essere il primo a fare i complimenti al recensore ... la recensione (**********) è da manuale e si "beve" come un bicchiere di acqua freschissima in un pomeriggio di afa sudista ... questa volta hai vinto sicuramente, ma ... ritenta!!! ... anche il disco appare come un lavoro notevole e sembra preannunciare le prime brume dell'autunno ormai incipiente ... quando i brividi inattesi e le melanconie di stagione richiedono un ciocco acceso e una buona musica che ti curi con discrezione ... alle tue precise considerazioni aggiungerei solo che il Jens in questione mi ricorda molto da vicino il James Taylor della migliore tradizione ... non vuole essere un'accusa di plagio stilistico ... al contrario ... più semplicemente una constatazione del garbo e della sensibilità musicale che Lekman ha raggiunto, forse pagando il giusto prezzo nel quotidiano della vita ... un valore aggiunto alla credibilità della sua performance.

Disorder (ha votato 4,5 questo disco) alle 20:48 del 29 agosto 2012 ha scritto:

basta, basta, non se ne può più di questa carta da parati floreale...un disco stucchevole...

"più semplicemente una constatazione del garbo e della sensibilità musicale che Lekman ha raggiunto, forse pagando il giusto prezzo nel quotidiano della vita ."

ma è ovvio...ma chi se lo carica un chiummo così? ditegli che non ha più 15 anni, chiedesse aiuto

ai suoi compaesani metallari, magari trova un giusto equilibrio....gli presentano qualcuno...

Lezabeth Scott alle 12:13 del 30 agosto 2012 ha scritto:

Invece secondo me è abbastanza carino. Però stava meglio nell'altro disco, coi capelli allisciati.

Peasyfloyd (ha votato 5 questo disco) alle 12:55 del 30 agosto 2012 ha scritto:

QUOTO

Peasyfloyd (ha votato 5 questo disco) alle 14:41 del 30 agosto 2012 ha scritto:

quoto Disorder beninteso!

Giuseppe Ienopoli (ha votato 8 questo disco) alle 7:41 del 30 agosto 2012 ha scritto:

... in ogni caso ... if in winter dovessi beccarti un fastidioso raffreddore ... assieme alla tachipirina prova il Lekman sciroppo in cuffia ... il tutto dopo i pasti ... potrebbe giovarti (!?) ... riguardati.

REBBY alle 9:43 del 30 agosto 2012 ha scritto:

Come James Taylor anche Jens Leckman produce sciroppo che io trovo troppo dolciastro. Degustibus eh.

Giuseppe Ienopoli (ha votato 8 questo disco) alle 11:50 del 30 agosto 2012 ha scritto:

... ma perché Tu sei già dolcissimo di tuo (!) ...

salvatore, autore, alle 14:03 del 30 agosto 2012 ha scritto:

Grazie Giuseppe! Molto gentile Per quanto riguarda James Taylor, sono d'accordo con te: nei momenti più raccolti lo ricorda decisamente...

C'è una canzone di Taylor che ascoltava spesso mia madre quando io avevo 15 anni (). E mi piaceva tantissimo... E mi piaceva tantissimo andare sull'altalena, guardare le nuvole, fare scherzi e mangiare zucchero filato nei luna park zeppi di gente stranissima. Ora ne ho quasi trenta, ma - da "long ago and far away" allo zucchero filato - sono tutte cose che amo ancora. Perché il 30 non ha cancellato il 15, ma vi ha aggiunto un altro 15. Fortunatamente e coraggiosamente.

FrancescoB (ha votato 7 questo disco) alle 14:04 del 30 agosto 2012 ha scritto:

Secondo me non vale i momenti migliori del passato, ma rimane un disco più che buono, godibile e valorizzato ad un songwriting sempre notevole.

Giuseppe Ienopoli (ha votato 8 questo disco) alle 15:02 del 30 agosto 2012 ha scritto:

... quoterei anche io Disorder ... se solo avessi capito cosa ha detto di preciso ... di sicuro non gli/le piace la carta da parati e rimprovera Lekman per aver ormai superato l'età dei brufoli ... comunque non stiamo assegnando a Jeans il premio Nobel per la Musica e il medesimo non può suicidarsi per aver precedentemente "indovinato" un disco e un taglio di capelli ...

REBBY alle 15:32 del 30 agosto 2012 ha scritto:

mah, a me pare che abbia detto che la sua musica è stucchevole (io e Peasy siamo d'accordo) e che il "taglio di capelli" non gli dona

Giuseppe Ienopoli (ha votato 8 questo disco) alle 18:28 del 30 agosto 2012 ha scritto:

... non fare il fantino della contrada del nicchio, amico REBBY ! ... estrapolo dal Disorder generale: 1) ... "ditegli che non ha più 15 anni" (?) ... 2) ... "chiedesse aiuto ai suoi compaesani metallari (??) ... 3) ... "magari trova un giusto equilibrio ... gli presentano qualcuno (???) ... per me le tre perle meritano una puntata di Voyager/Giacobbo!!! ... infine "disco stucchevole (Tu & Peasy siete d'accordo)" ... è chiarissimo, ma Tu stesso dicevi alle 9,43 di oggi "de gustibus" ... (n.d.r. ... non disputandum est) ... e allora? ... mi pare che avrei vinto la causa! ... colgo l'occasione per scusarmi con Jens che prima avevo confuso per un paio di pantaloni di tela genovese! ...

Peasyfloyd (ha votato 5 questo disco) alle 11:26 del 31 agosto 2012 ha scritto:

Giuseppe sta cosa del de gustibus la trovo fin troppo abusata. E' EVIDENTE che uno dà un giudizio suo, quindi soggettivo, che non pretende di voler essere oggettivo. Specie quando la critica riguarda la stucchevolezza, concetto assai variabile e aleatorio.

Quando si critica in maniera così radicale un artista c'è poco da ribattere. E' evidente che c'è un'incompatibilità di fondo che rende vana una dialettica discorsiva tesa a trovare punti d'accordo. Ti invito quindi a prendere atto dei nostri punti di vista e a tenere il tuo, senza per questo voler demolire a tutti i costi la nostra posizione, atteggiamento che trovo fanatico e/o adolescenziale.

Aggiungo un dato di giudizio sull'artista prendendo spunto dal parallelo espresso con James Taylor. Mi sembra perfetto questo paragone, tanto da farmi ricordare un articolo splendido in cui Lester Bangs massacrava letteralmente James Taylor per diverse pagine, mettendone in evidenza la completa inutilità. Grande Lester. Mi manca

Marco_Biasio alle 15:32 del 31 agosto 2012 ha scritto:

Ma ad uno che scrive commenti del genere stai anche a rispondere, Alessandro? Una perdita di tempo. Voyager ci vorrebbe solo per investigare le misteriose fonti da cui si abbevera la sua punteggiatura.

Disorder (ha votato 4,5 questo disco) alle 20:54 del 30 agosto 2012 ha scritto:

a me pare che solo tu non hai capito un...niente. é un disco noioso, dà di vecchio, è brutto, si ok, lekman sa suonare e poi?finisce là. chiedesse aiuto ai metallari così musicalmente si dà una botta di vita...e anche di qualcos'altro

Giuseppe Ienopoli (ha votato 8 questo disco) alle 8:17 del 31 agosto 2012 ha scritto:

... con i sottotitoli il tuo pensiero resta più misero tuo linguaggio ...

Giuseppe Ienopoli (ha votato 8 questo disco) alle 8:25 del 31 agosto 2012 ha scritto:

... errata corrige ... con i sottotitoli il tuo pensiero resta più misero del tuo linguaggio ...

REBBY alle 8:57 del 31 agosto 2012 ha scritto:

Ma io non nicchio Giuseppe, anzi....

Qual'è invece il tuo pensiero? Quello di scassare allegramente i jombari o cos'altro?

Giuseppe Ienopoli (ha votato 8 questo disco) alle 9:15 del 31 agosto 2012 ha scritto:

... senz'altro la seconda che hai detto ... mi preoccupa solo che il "cos'altro" fa pendant con il "qualcos'altro" (sigh!) ...

Giuseppe Ienopoli (ha votato 8 questo disco) alle 18:36 del 31 agosto 2012 ha scritto:

... signor Biasio, Lei si permette licenze verbali che non dovrebbe ... se dialogare con me è una perdita di tempo non dovrebbe stabilirlo Lei al posto di altri ... infine per la punteggiatura, che a Lei risulta misteriosa, deve sapere che la insegno quotidianamente per professione remunerata, ma non si finisce mai di imparare e, grazie a Lei, adesso so che esiste anche la punteggiatura che si abbevera come un qualsiasi animale ... chiamerò senz'altro Giacobbo.

Giuseppe Ienopoli (ha votato 8 questo disco) alle 19:34 del 31 agosto 2012 ha scritto:

... Alessandro, non so se hai già adottato il consiglio "disinteressato" di Biasi(m)o ... provo a risponderti come è corretto che io faccia ... magari con un po' di order in questo strazio di "siparietto" che evidentemente non ho cercato ... la documentazione è sotto i nostri occhi ... ho letto la bella recensione di Salvatore, ho ascoltato il disco proposto che mi è sembrato onesto e garbato, non certamente un capolavoro/patrimonio dell'umanità e ho manifestato la mia condivisione, anche in termini di valutazione, al recensore ... fine della trasmissione ... invece no! ... eccoti Disorder, in preda ad una crisi di nervi che non penso di aver provocato ... "basta, basta, non se ne può più ... " ... soppesa i primi due interventi e trai le dovute conclusioni ... ho cercato di sdrammatizzare, in coerenza con le citate brume autunnali, con il Lekman sciroppo e quindi REBBY, non io, con il de gustibus "abusato" e Lezy con i capelli allisciati ... e dite la vostra che ho detto la mia! ... se ti ho dato l'impressione di essere un adolescente/fanatico demolitore dei punti di vista altrui, ne prendo atto ma non trovo alcun riscontro scritto che reciti in tal senso. Chiudo con una confidenza ... prima della recensione di Salvatore non conoscevo Jens e figurati che ascoltandolo ho pensato per un attimo che fosse realmente un nipote di James (!?) ... a proposito ho cercato e non trovato l'articolo di Lester Bangs il massacratore dei Taylor! ... avrà massacrato anche il suo stesso articolo??!!

REBBY alle 16:14 del primo settembre 2012 ha scritto:

"...e quindi rebby, e non io, con il degustibus..." 00 chifalaspianonèfigliodimariazizaboia ghgh

Lasciatelo dire, sarai anche non più un giovanotto, ma il tuo atteggiamento sembra decisamente infantile.

Hai ragione, è tutto scritto. Da li si evince che la maggior parte qui esprime il suo parere sull'artista e/o sulla musica, mentre tu sembri molto più interessato a parlare di utenti e/o recensori.

Il cos'altro puoi spiegarcelo solo tu e in assenza di spiegazioni viene naturale pensare alla prima ipotesi.

Giuseppe Ienopoli (ha votato 8 questo disco) alle 19:25 del primo settembre 2012 ha scritto:

… dal Vangelo secondo Marco.

“Ma ad un maturoquasimarciofigliodimaria che scrive commenti del genere stai anche a rispondere, Giuseppe? Una perdita di tempo. Voyager ci vorrebbe solo per investigare le misteriose fonti da cui si abbevera la sua punteggiatura” fatta di ghgh … eheh … o cos’altro (?) …

Dr.Paul (ha votato 7 questo disco) alle 15:27 del 3 settembre 2012 ha scritto:

uff! parliamo di musica se non è troppa fatica! è un buon disco ma non è il mio preferito di lekman! la scrittura c'è, qualche scelta d'arrangiamento può far discutere, ma rimane lavoro più che dignitoso!

la storia dei 15enni può anche avere un senso....ma xche solo quando si parla di certo pop? è questo che non torna, se fai dream pop all'infinito non sei infantile? o peggio ancora se fai shoegaze o metal, grunge e affini? anzi lekman si rifà alla tradizione adult pop di bacharach o walker (vedi dischi precedenti più di quest'ultimo), qualche volta riesce meglio qualche volta peggio....insomma o tutta la musica è una roba per 15enni...o non lo è nessun genere eccetto i queen e i muse! ))

Totalblamblam alle 15:50 del 3 settembre 2012 ha scritto:

dr paul il vero dramma è che il pop tout court è e rimarrà gioco "infantile"

Dr.Paul (ha votato 7 questo disco) alle 14:21 del 4 settembre 2012 ha scritto:

quindi rimane la classica e il jazz?

salvatore, autore, alle 14:27 del 4 settembre 2012 ha scritto:

Che invece sono per "vecchi", giusto? Qualcosa non mi torna

nebraska82 (ha votato 6 questo disco) alle 18:45 del 3 settembre 2012 ha scritto:

qualche spunto buono, ma è da sconsigliare ai diabetici

salvatore, autore, alle 21:47 del primo ottobre 2012 ha scritto:

Video per "Become Someone Else's"

Definirlo minimale è riduttivo

FrancescoB (ha votato 7 questo disco) alle 19:43 del 7 marzo 2015 ha scritto:

Da gennaio il buon Jens sta pubblicando "postcards" in serie. Secondo me, la qualità è decisamente buona, e noto un discreto passo in avanti rispetto all'ultimo disco.