R Recensione

7/10

Legends

Over and Over

Storia bizzarra quella della Svezia. Storia di una scena musicale nuova, giovane, fieramente indie-(di)pendente, storia di un sole pallido e tiepido che diventa in pochi anni un calderone ribollente. Che scalda, che brucia, che infine, come un uovo maturo,si schiude, esplode per affermare il suo diritto a esserci, a esprimersi ,a comunicare. Certo, lo fa in maniera timida, quasi a volersi scusare di aver calamitato su di sé un po’ di attenzioni, ma con coraggio. Come un nano sulle spalle dei giganti, la scena indie svedese si “forma” sulle tendenze musicali proprie della fine degli anni ’80:dal noise allo shoegaze, dalla new wave al dream pop, dagli albori della scena di Glasgow e dal C86 fino a tigermilk, ma riesce a vederci, per certi versi, più lontano.

Molti e variegati gruppi svedesi hanno saputo ricomporre i pezzi di questo prezioso ma frammentato mosaico, unendo melodia e rumore in un modo tutto loro, e cioè con una sensibilità acquisita dalla tradizione della musica del loro paese, con una verve melodica probabilmente unica al mondo. Dove dolcezza e sogno diventano un tutt’uno travolgente e ipnotico. Paradossalmente il suono indie svedese è riuscito nuovo e fresco pur non essendo nella sua essenza affatto rivoluzionario e innovativo. Poi però il rischio è che l’effetto sorpresa passi: del resto, i nuovi gruppi emersi dal nulla si consolidano, fanno tour in giro per l’Europa, perdono in un certo senso quell’alone di mistero da cui sono sempre circondate le belle novità.

Si comincia a prendere confidenza con certe sonorità, i veterani si sentono appagati, sulle giovani promesse c’è più pressione e una eccessiva aspettativa, e non è facile reinventarsi, rimettersi in gioco, o esordire con il botto. Anche i Legends non sono più una sorpresa della scena, il leader, Johan Angergård è considerato una delle menti più geniali dell’indie pop svedese con i suoi Acid house kings e Club 8, oltre a essere il fondatore della Labrador Records, l’etichetta indie pop più importante in Svezia. La loro musica infatti non si discosta  da quel mosaico frammentato e confuso di cui sopra. Non è originale:è l’ennesimo tentativo di sintetizzare in una manciata di tracce una tendenza più che ventennale. Eppure, il terzo lavoro targato Legends, questo over and over si fa piacere, perché con la consueta lucidità, ma con un pizzico di malizia e coraggio in più, recupera le tipiche atmosfere svedesi spensierate e vivide di inizio decennio, con un suono comunque molto più spigoloso rispetto a qualsiasi altro album realizzato in precedenza da Angergård.

Rimane d’altro canto vivissimo l’amore di quest’ultimo per il pop degli Smiths . Il dinamismo dei legends rende questo over and over un piccolo pastiche indie pop di grande godibilità, eliminando la monotonia che ci si sarebbe potuti aspettare e che si paventava alla vigilia. Se You won mostra il lato più pop e zuccherino, Seconds away richiama a gran voce i My Bloody Valentine, anche se l’uso esasperato e incosciente del feedback è esattamente quello che ci si può attendere dai Raveonettes. Fanno capolino anche I Pains of being pure at Heart in Always the same, e ancor più in Dancefloor, mentre il twee pop di Monday to Saturday come quello di Jump fanno rivivere lo spettro dei Belle And Sebastian più spensierati e scanzonati, ma ricordano molto, ovviamente, proprio Acid house kings e Club 8 .

Il gruppo di Glasgow è richiamato peraltro sin dalla  copertina rosso passione, con le figure in nero: sì, come quelle di If you are feeling sinister. Angergård sussurra Heartbeats, ennesimo gioiello di pop dimesso e vibrante e replica due tracce più tardi con Turn away, malinconica nenia romanticheggiante da mare in tempesta. Ancora distorsioni a cascata in recife, canto baritonale alla Kelvin Johnson e un mood decadente tutto Jesus and Mary Chain. Over and over è dunque un po’ la summa della loro poetica indie, giunta ormai a un livello di maturità invidiabile. Something strange will happened è un tributo, per niente velato,ai compagni di etichetta per la Labrador, Radio dept. e alla loro stupenda Strange things will happen.

A chiudere, l’energica touch, dal taglio inglese, non fa altro che ribadire il ruolo di Angergård, guru del pop alternativo in terra di Svezia.

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