R Recensione

8/10

Postmarks

The Postmarks

Se si dovesse riassumere in due parole questa dolcissima prima e strabiliante compagine di suoni proveniente da Miami sarebbe senza dubbio: classe ed eleganza. Non è di abiti da sera né di "Pret-à-porter" che stiamo parlando, ma del disco d'esordio degli americani Postmarks, che certamente non tarderanno a salire il podio tra le rivelazioni indie pop di questo già prolificissimo anno.

Lontano dalle mattinate splendenti del surf, ma non troppo dalle spiagge assolate ed affollate da giovani ragazzi dal sorriso sixties, i Postmarks si rifugiano nelle atmosfere crepuscolari dei bistrò d'oltralpe con tastiere, archi, fiati, glockenspiel e chitarre minimali.

"Winter Spring Summer Fall" apre le danze con la voce ipnotica e rosemelberghiana di Tim Yehezkely (nome equivocabile ma dalla voce inconfondibilmente femminile), quasi un soffio primaverile o un sussurro dietro l'orecchio, ("Little bird on my shoulder/ Whispered in my ear/ Let your heart sing its song now/ that springtime is here...") sostenuto da una ineccepibile ed orchestrale struttura bacharachiana..

"Weather The Weather" è indie pop fino al midollo, ma ricorda anche la dilatazione lounge e bossanova degli High Llamas, nonchè la compostezza solenne degli Stereolab, (anche se con meno rigore e maggior espressività) come conferma la perfetta "Summer Never Seems To Last".

Immancabile la canzone dalle tinte uggiose "Looks Like Rain" e del tutto spiazzante risulta la semplicità emozionale e descrittiva di questi artisti, che con l'intima "Leaves" rispolverano le assonanze di Claudine Longet e della canzone cantautoriale francese al femminile.

Una profonda chitarra fa sovvenire alla memoria le ambientazioni di un certo Lee Hazlewood in "Know Which Way The Wind Blows" ma non tarda ad emergere quella voluttà tipica del lounge morriconiano.

"Goodbay" è la canzone che ti fa innamorare di questo trio californiano definitivamente (e loro ne sono consapevoli visto che è il loro primo e bellissimo video), non servono ulteriori parole per descrivere un piccolo capolavoro: "Goodbay, I'll be gone when you're open your eyes..." canta con l'amara letizia di una twee-girl cresciuta ed altezzosa, Tim, cadenzata dallo xilofono, ed anche se la "(The) End Of The Story" è ormai troppo vicina e negli occhi della giovane si scorge un cielo malinconico ma rasserenato dall'effimera poesia emersa, molti di noi, immancabilmente, spererebbero invece di ritrovare il suo adorabile ed un pò supponente faccino al nostro risveglio.

V Voti

Voto degli utenti: 8/10 in media su 1 voto.
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C Commenti

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gerogerigegege (ha votato 8 questo disco) alle 21:45 del 28 febbraio 2007 ha scritto:

veramente un album elegante e delizioso...