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R Recensione

7/10

Steve Mason

Meet the Humans

“Adesso vendo cinque copie al volo dei three ep’s dei Beta BandChi non ricorda questa battuta del cult movie anni zero "Alta Fedeltà" del regista Stephen Frears? E Dove sono finiti quel manipolo di giovani scozzesi che aveva fatto gridare al miracolo in più di un’occasione? Sciolti, come neve al sole, si sarebbe detto un tempo. Senza neanche arrivare a veder pubblicato un album per intero.  Ma se, come qualcuno diceva, producevano musica che poteva fare benissimo da colonna sonora ad una favola moderna, ecco che,  come in una favola il leader e cantante Steve Mason risorge. E risorge in tutto il suo potente splendore.

Mettiamola così: Mason ci ha creduto tanto e suonato tutto. Con questo terzo splendido album solista. Parte subito forte il buon Mason con “Water bored” che ti stampa un sorriso sulla faccia che neanche alla fine dell’esame di maturità ti è mai venuto. Solare ed elegante con quelle tastiere che giocano a rincorrersi. “Alive” Con la sua diamonica che ti far venir voglia di abbassare il finestrino e prendersi tutto il vento in faccia. Il terzo brano è “Alright” pezzo che rimbalza tra Pavement e Joy Division seguita dalla dolceamara “Another Day” che brilla per quell’incastro cesellato di ottoni che ricorda da vicino i cugini Belle And Sebastian. “Ran Away”, lennoniana e dal piano sontuoso, meglio di qualunque altro pezzo, mette in chiaro il momento oscuro passato da Mason, persino si narra, piegato all’edilizia, ma dal quale si vien fuori, eccome. “To a Door” con l’incedere armonioso e sincopato, con  la sua voce duplicata, calda e dove la mano di Craig Potter degli Elbow, a cui Steve Mason si è affidato per l’ottima produzione dell’album, si sente e rende tutto di una vitalità scintillante. Anelli deboli, forse, che non aggiungono nulla di nuovo: “Hardly go through” e la delicata “Through My Window” chitarra e piano, un tappeto sonoro,  che porta in un sentiero di una selva britannica sotto una pioggia battente. Degna di nota “Planet sizes”, epica cavalcata che si spalanca in tutta la sua vitalità, con quel “the universe is mine” ripetuto nell’inciso e quegli empatici cambi di tono. Il buon stato di forma lo si sente tutto nella splendida doppietta “All right “ e, soprattutto “Another day “.  “Like Water” e “Words in my head” chiudono un album che già della copertina mette in risalto come Steve Mason guardi e ci guardi, noi “umani”, con disincanto. Ma che viene ad incontrarci con questo album finalmente libero da catene psicologiche, consapevole lui e noi, che una volta tanto quella luce lì in fondo al tunnel è davvero l’uscita e non un treno che viene contro.  Una menzione speciale per i suoni davvero ben confezionati, ricchi al punto giusto ma sempre sotto la rigida egida della regola “less is more”, dove togliere, più spesso di quanto si pensi, aiuta a produrre un grande lavoro. 

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