R Recensione

7/10

The Clientele

God Save The Clientele

Arriva il fantasma, e dopo pochi secondi ti ritrovi di nuovo adagiato nel regno vellutato dei Clientele. Terzo disco, e terzo giro dalle parti di un dream pop splendidamente imbastito, lussureggiante e soffice come il primo sole primaverile, che rimane perlopiù pigro e sonnacchioso ma non ha paura di concedersi affondi melodici e crescendo atmosferici.

La tavolozza sonora usata dal gruppo è variopinta ma le tinte usate sono facilmente riconoscibili: c’è la Los Angelesfolk-pop-psichedelica tutta e crescono rigogliosi i frutti della discografia dei Byrds e dei Buffalo Springfield più mansueti e placidi, ma sbuca qua e là anche la testa matta di Arthur Lee dei Love, negli sbocchi melodici più ricercati e originali.

Soprattutto, si staglia nitida l’ombra dei Galaxie 500, gruppo di cui i Clientele costituiscono per molti versi la controparte per il nuovo millennio, e si scorgono appresso quelle di Felt e La’s.

Un pop adulto e raffinato, non sempre immediato, che trova in questo God Save The Clientele la sua quadratura defintiva: senza tradire le premesse di partenza MacLean e compagnia si presentano alla prova del dtd (difficile terzo disco) carichi di ispirazione e di idee, regalandoci alcune delle più fulgide gemme pop della loro carriera: giri d’accordi che sembrano sbucati da un manuale di pop anni’60 (These Days Nothing But Sunshine, Somebody Changed), traiettorie inafferrabili degne di Forever Changes (Carnival On 7th Street), passeggiate dalle parti di Lennon e Procol Harum (Isn’t Life Strange) e sontuoso pop cameristico (From Brighton Beach to Santa Monica).

Se a mischiare un po’ le carte in tavola provvedono l’apertura al groove anni ’70 di Bookshop Casanova e l’inaspettato boogie psichedelico di The Garden At Night, a riscaldare i cuori ci pensa il country pop in punta di piedi di No Dreams Last Night, punta di diamante di un disco che ci restituisce un gruppo in gran forma, all’apice (forse) della sua parabola creativa: una piccola ma fulgida gemma incastonata nelle pieghe più nascoste dello sconfinato panorama indie pop britannico.

V Voti

Voto degli utenti: 6,8/10 in media su 8 voti.
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gogol 8/10
Jorge 7/10
target 6/10

C Commenti

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Peasyfloyd (ha votato 4 questo disco) alle 1:02 del 18 maggio 2007 ha scritto:

Disco a mio avviso imbarazzante

Musica stucchevole, senza nerbo, melodie fini a sè stesse per brani tutti uguali con poche varianti. Cmq gustibus

Punchdrunk (ha votato 7 questo disco) alle 15:12 del 18 maggio 2007 ha scritto:

dream pop lussurioso

Per apprezzare God save the Clientele ci vogliono orecchi raffinati. Disco veramente benfatto e piacevole.

Dr.Paul (ha votato 7 questo disco) alle 22:21 del 18 maggio 2007 ha scritto:

?

si sa chi distribuisce la Merge in italia?

disco molto piacevole

Jorge (ha votato 7 questo disco) alle 14:17 del 23 maggio 2007 ha scritto:

Qualche imprecisione

Ciao, vorrei far notare a chi ha scritto la recensione che God save... è il QUARTO album della band (addirittura il quinto se non si considera la raccolta di inediti e b-sides IT'S ART DAD).

Tornando al disco, ottimo, ma a mio avviso un piccolo passo indietro rispetto a STRANGE GEOMETRY.

La bellezza cristallina e la magia dell'esordio SUBURBAN LIGHT credo però rimarrano insuperate .

doopcircus alle 14:59 del 23 maggio 2007 ha scritto:

RE: Qualche imprecisione

A voler giocare a fare l'avvocato del diavolo, però, anche Suburban Light è raccolta più che vero lp, in quanto accozzaglia di singoli e registrazione sparse. Per conto mio tra God Save e A Strange Geometry è sostanzialmente pareggio, leggermente sbilanciato a favore del secondo.

Jorge (ha votato 7 questo disco) alle 20:11 del 23 maggio 2007 ha scritto:

RE: RE: Qualche imprecisione

Beh si anche quello è vero, però definirla addirittura un'accozzaglia di singoli, mi sembra un po' svilente. Probabilmente hanno voluto fare qualcosa come fecero gli Smiths con Hatful of hollow (prendendola larga). Spero che sul fatto che sia ad ogni modo un disco pop bellissimo come raramente si sentono in giro, ci trovi d'accordo.

doopcircus alle 11:13 del 24 maggio 2007 ha scritto:

RE: RE: RE: Qualche imprecisione

Ovviamente. Su questo siamo d'accordissimo

target (ha votato 6 questo disco) alle 17:43 del 19 settembre 2007 ha scritto:

It was art dad

Li preferivo di gran lunga quando suonavano le stesse cose, ma come ficcati dentro a un tubo. Qui sono troppo elegiaci.

bill_carson (ha votato 8 questo disco) alle 20:04 del 3 luglio 2010 ha scritto:

Gran bel disco...

Il disco del 2009 non l'avete recensito...

Cattivoni .

bill_carson (ha votato 8 questo disco) alle 20:10 del 3 luglio 2010 ha scritto:

ah si, ora l'ho trovata...sorry..