The Concretes
Hey Trouble
The Concretes, ovvero l’indiepop svedese esattamente come ve lo sareste aspettato. Questo nuovo “Hey Trouble” esce un po’ a sorpresa, dopo le vicissitudini che il gruppo scandinavo si è trovato ad affrontare di recente, primo fra tutti l’abbandono della frontgirl Victoria Bergsman, che ha lasciato alla batterista Maria Eriksson il non semplice compito di sostituirla nel ruolo di cantante.
Date le premesse ci si poteva anche aspettare un disco scosso da maggiore tensione e carica emotiva rispetto ai precedenti ed invece tutto si scioglie come sempre nelle armonie garbate ed un po’ retro che fin dagli esordi contraddistinguono queste ragazze (qui da sempre vige il girlpower ed i componenti maschietti, anche se ormai sono in maggioranza, restano pur sempre gli ultimi arrivati). The Concretes hanno saputo nel tempo conquistarsi una loro visibilità tra le decine di rivoli indipendenti che il pop scandinavo ha generato dal filone mainstream che parte dagli ABBA e arriva fino ai Cardigans, provando a rielaborare la leggerezza frivola e le atmosfere brillanti in chiave vagamente più sofisticata, pur rifuggendo alcuna pretesa di ricercatezza.
Ma “Hey Trouble” finisce per essere necessariamente un disco in tono minore, un po’ per la perdita dell’innegabile carisma della Bergsman, un po’ forse anche per il venir meno della vitalità di quel tipo di formula musicale. Dire che tutto suona già sentito in questo album sarebbe una ingenerosità eccessiva, ma la maggiore fragilità del gruppo è testimoniata dal timore evidente di uscire del seminato.
Il singolo “Kids” è un po’ l’emblema di tutto ciò. Costruito su una azzeccata base ritmica accompagnata da tastiere sbarazzine, finisce per avvitarsi su stesso se stesso, senza avere il coraggio decollare mai.
Momenti in pure stile Concretes sono “Oh Boy”ed “A Whales Heart”, easy rock dalla atmosfere catchy e dagli arrangiamenti corali, un po’ elettronici, un po’ orchestrali e sempre piacevolmente ruffiani. Certi brani poi sembrano voler lanciare uno sguardo verso le vicine sponde scozzesi, (si ascolti “Firewatch” che suona parecchio come certe cose degli ultimi Delgados), mentre una piccola sorpresa viene da “If We're Lucky We Don't Get There on Time”, ballata simil-folk con accenni di pedal-steel in sottofondo, l’ultimo strumento che ti aspetteresti di trovare in un disco dei Concretes.
Ma il resto, spiace dirlo, scorre via abbastanza anonimo e raramente invoglia ad un nuovo ascolto.
In più di un passaggio vien dunque da pensare che, seppure un lodevole tentativo di mettersi alle spalle un periodo negativo, “Hey Trouble” sembra rappresentare più che altro la necessità di riaffermare a se stessi la propria esistenza in vita, piuttosto che il frutto sincero di nuovi stimoli creativi. Un disco di passaggio, se proprio vogliamo cadere nel clichè.
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