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R Recensione

6/10

The Ladybug Transistor

Clutching Stems

In un delicato surrogato tra un serioso Jens Lekman e un Neil Hannon in tenuta casual, ecco che Gary Olson torna a far suonare il suo Ladybug Transistor, accurato compendio di indie-pop dove una cura certosina per i dettagli costituisce il trait d'union per un approccio multisfaccettato, fatto di rivisitazioni svariate (dal sunshine-pop anni '60 ai più recenti esempi di pop da camera). Il risultato: ogni brano è un aggraziato rigoglio di cesellature, ornamenti e preziosismi di ogni sorta.

Un songwriting accattivante e leggero, ma mai approssimativo e sbrigativo. Anzi, le composizioni della band di Brooklyn, nella loro piacevolissima spensieratezza, si dimostrano dotate di un'audacia compositiva (arrangiamenti tutt'altro che di contorno, ripiegamenti stilistici originali e screziati...) che riesce a non farsi dispersiva ma a rafforzare le vivaci linee melodiche. Si va dall'andazzo sbarazzino e jangly di Fallen and Falling, con quel suo organetto a dar brio ad un pezzo che pare arrivare dall'elenco Sarah (Into the Straight fa lo stesso effetto), alla più eighties Clutching Stems, con i suoi ganci melodici impeccabili dove fioriscono arpeggi di chitarra e leggere partiture d'archi su cui naviga ben salda la voce matura di Gary Olson. Dopo la ballata impeccabile di Oh Cristina, ecco le raffinate flessioni bossa nova di Caught Don't Walk, impreziosita da un chitarrismo elegante e raffinato, in progressiva evoluzione grazie al contributo di arrangiamenti gonfi ed enfatici, tra intarsi di fiati, planate d'archi e una struttura in crescendo in pieno stile baroque-pop, con il suo refrain di chiara matrice Divine Comedy.

Clutching Stems è un album piacevolissimo e curato, ma forse troppo dispersivo, senza una vera e propria linea narrativa. Tuttavia dopo quindici anni e sette album (e la tragica morte, nel 2007, del batterista San Fadyl) i Ladybug Transistor dimostrano di essere ancora in forma e di tenere in serbo qualche fortunato asso nella manica.

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Voto degli utenti: 7/10 in media su 2 voti.
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C Commenti

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salvatore (ha votato 8 questo disco) alle 13:57 del 26 agosto 2011 ha scritto:

Recensione breve e precisissima Hai reso perfettamente il mood del disco... Però, Matteo, mi sa che col voto sei stato un tantino cattivello. Certo siamo lontani dalla perfezione di "The albemarle sound", ma un 7,5 io ce lo metto ad occhi chiusi (vabbé lo 0,5 è perché sono di parte ). Comunque lo sviluppo melodico della title track è da colpo al cuore con quel ritornello che sembra uscito dalla penna del miglior Murdoch...

Molto belle anche le altre da te citate, soprattutto "fallen and falling" e "ignore the bell" che, a tratti, mi riporta alla memoria i mai troppo incensati Felt.