The School
Reading Too Much Into Things Like Everything
I più bravi a suonare twee pop oggi, e già lo si era intuito dopo lo splendido esordio di due anni fa (“Loveless Unbeliever”), sono questi gallesi semplicemente chiamati The School e capitanati dalla bionda Liz Hunt. Perché? Per le uniche due ragioni possibili: scrivono melodie perfette e arrangiano i pezzi da dio. E questa recensione potrebbe pure finire qua.
Se non fosse che “Reading too much into things like everything” chiede di essere lodato con enfasi ben maggiore. Rispetto al debutto a essere più ragionata è la scaletta, che mette in successione i pezzi in modo impeccabile, senza che l’alternanza di ritmi infici la coesione complessiva e senza che rimangano zone del disco (magari in fondo, come spesso succede per lavori di questo tipo) un po’ appesantite dalla ripetizione o da cali di scrittura. E invece tutto luccica, qua. Secondo i canoni del genere: glockenspiel, organi, tamburelli, hand-claps, chitarre jangle sullo sfondo, una voce solare con il gusto per le linee da ricordare subito, ritmi scanzonanti tra le cui maglie ogni tanto si infila la cadenza malinconica.
Dove Camera Obscura e Allo Darlin’ costruiscono canzoni un po’ più strutturate, gli School filano dritti, superando raramente i due minuti, ma senza rinunciare a ricami strumentali variegati: tromba e flauto fanno incursione in “Where Does Your Heart Belong?”, gli archi accompagnano nell'intermezzo l’eccellente “Some Day My Heart Will Beat Again”, altri fiati cullano i sixties alla Ronettes di “Stop That Boy!”, mentre un piano molto Abba teatralizza “Baby Won’t You Stay With Me Tonight?”.
L’indie pop degli School, tra tutti, rimane il più naïf, quello da cameretta adolescenziale, quaderni colorati, capricci sentimentali da scuole medie (“That Boy Is Mine”), romanticherie estive sfacciate (“It’s Not The Same”), baci rubati dietro il padiglione della sagra. Rimane, in un certo senso, quello con meno veli addosso. Il che, se a volte può portare a qualche eccesso di macchiettismo (“The Grass Is Always Greener On The Other Side”), è quanto per lo più li rende spudoratamente irresistibili. Sicché da culto indie pop per festicciole con marshmallows e camomilla, gli School possono diventare una band che, nel genere, fa 'scuola' davvero.
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The School Loveless Unbeliever
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The School Loveless Unbeliever
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salvatore