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R Recensione

6/10

The Wake

A Light Far Out

Quante volte è capitato, negli ultimi anni, di richiamarli tra le influenze più vistose di qualche sbarbata band in giro per il mondo, e ora rieccoli, gli Wake, con la loro quarta incarnazione in trent’anni di carriera. Post punk buio con “Harmony” (1982), new wave di classe sulla scia dei New Order nell’apice “Here Comes Everybody” (1985), indie pop sognante nei dischi Sarah dei ’90 (“Make it Loud”, 1991 e “Tidal Wave of Hype”, 1994). Questa reunion anni dieci rimette assieme Gerard “Caesar” McInulty e Carolyn Allen per un disco riuscito a metà.

E mi riferisco alla prima metà, che è da 7 pieno, perché dimostra come a scrivere pezzi che ora si direbbero in stile Captured Tracks i migliori rimangono sempre loro. Perché, semplicemente, è roba à la Wake: specialità della casa dal 1982. Tastiere spessissime che ricoprono intrecci di basso melodico e chitarre geometriche, una voce che discretamente puntella altre melodie sullo sfondo, su una produzione cristallina che però riesce a ricreare i vapori aerei del 'vago ed indistinto'. Mentre “Stockport” ne esce un po’ penalizzata (tastiere sganciate, glockenspiel troppo alto), eccellenti sono “Methodist” (back to 1985), “The Back of Beyond” (con elettriche primi nineties più ruvide) e “If the Ravens Leave”, una specie di goduriosa mescidazione tra i Notwist e la joydivisionanaAtmosphere”. La novità, allora, sono proprio certe basi dal sapore Morr, a ricucire idealmente il buco del decennio '00 nella storia degli Wake.

Peccato che dopo 18 anni di silenzio sia quasi tutto qua. La ballata “Starry Day” affidata alla voce della Allen non restaura l’era Sarah Records come vorrebbe, e il resto, dalla strumentale “Faintness” all’eterna title-track, sa di riempitivo.

Sicché meglio sarebbe stato tornare con un Ep, preparando il terreno per una nuova rinascita, più corposa di questa. Così gli Wake lasciano solo un’impressione di incompiuto, come un bel panorama in parte impedito alla vista. Che è molto indie pop, d’accordo. Ma avremmo preferito altro finale, se di finale si tratterà. 6 di stima e affetto.

V Voti

Voto degli utenti: 6/10 in media su 1 voto.
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C Commenti

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salvatore (ha votato 6 questo disco) alle 20:26 del 20 aprile 2012 ha scritto:

mi ci avvicino con tanto rispetto e un po' di paura...

target, autore, alle 12:19 del 21 aprile 2012 ha scritto:

Ti capisco: è come ho fatto io, Sal. Sappimi dire, poi. Qualcosa da amare, secondo me, lo trovi.

salvatore (ha votato 6 questo disco) alle 20:24 del 24 aprile 2012 ha scritto:

Ti so dire Amore incondizionato per "Stockport" (hai ragione a proposito del glockenspiel... e in cuffia, peggio che in diffusione, il timpano ne risente... ma il ritornello, ne vogliamo parlare? MAESTOSO! Forse la mia preferita...), la romantica "The methodist" (che fa parecchio pet shop boys, no?) e "The Back of Beyond", la più pop del lotto. Insomma, non considerando "If the reavens leave", che non mi dice granché, la penso esattamente come te. Dalla 5 alla 8 (a onor del vero "The sands" è anche caruccia se vogliamo") siamo su livelli effettivamente bassini.

Il voto... con rammarico 6 (veramente troppo debole la seconda metà). A un EP con i primi quattro brani avrei dato 8! Ma così non è, quindi...

target, autore, alle 10:30 del 25 aprile 2012 ha scritto:

Come scrittura è vero che "Stockport" sarebbe la migliore, ma è prodotta veramente male. Stranissimo per loro (al di là del glockenspiel, anche certe aperture di tastiere continuano a suonarmi male, e il ritornello poteva essere valorizzato molto di più, mentre sembra abbandonato come le strade calabresi costruite a metà). "The methodist" ha qualcosa di petshopboysiano, vero, era "Behaviour"...