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R Recensione

7,5/10

The xx

XX

Si vestono sempre di nero, non sorridono mai, fanno parlare di sé le riviste britanniche ancor prima di pubblicare un disco, appena lo pubblicano NME li mette nella classifica dei 50 nomi di giovani artisti/tecnologie/cosevarie con il futuro più brillante davanti a sé, cantano solo d’amore con frequenti ammicchi erotici, nel loro ultimo video personificano l’estetica indie DIY come solo una maglietta a righe con una toppa della Converse appiccicata potrebbe fare, sfoggiano i loro vent’anni nel nome e nel titolo del disco, come fossero un biglietto da visita. Eppure non c’è pregiudizio che tenga: hanno fatto (e autoprodotto) l’album più cool dell’estate e l’autunno può solo incoronarli.

Vent’anni ora significa essere cresciuti con la musica R&B alla radio, ritoccata poi, ad adolescenza raggiunta, da un ripescaggio tra i dischi post-punk dei genitori. L’impasto è unico, anche perché mai si era sentito impasto più minimale, se si considera che la gioventù colossale dei Young Marble Giants – senz’altro la band a cui è più naturale accostare gli xx – fondava daccapo piuttosto che amalgamare tendenze note. Il suono spogliato di questo “xx”, in cui ogni nota superflua è stata eliminata, ha la peculiarità di nascere da ciò che di più nudo gli anni ’78-’81 e ’99-’04 potessero fornire: da una parte i primi glaciali Cure, dall’altra l’Aaliyah timbaland-iana, di cui gli xx hanno ripreso un brano (“Hot Like Fire”) contenuto come bonus-track nell’edizione inglese dell’album.

L’elemento pop, in tale asciugamento di fonti già di per sé secchissime, finisce per prevalere, ma si sente che l’esito easy-listening finale nasce da attriti nuovi e da fonti pressoché liquefatte. Da ciò l'impressione di nuovo che dà questo disco. Mentre le chitarre intrecciano sequenze di note semplici e scure, senza mai allargarsi alla pienezza di un accordo (“Infinity” fa eccezione), e ricreando perciò gli echi cavernosi della new wave più scheletrica, il basso e la drum machine (batterista non datur) ricreano ritmi da club, sincopano e lanciano passaggi funk o dance (“Basic Space”), vorticando qua e là i pezzi verso assurdi ibridi che vivono subito di una gelosa e introversa vita propria. “Infinity” e “Night Time”, in questa serie di vibrazioni notturne scavate nel silenzio, risultano i momenti più riusciti: la prima inizia con l’eterea sensualità di una “Wicked Game” (Chris Isaak) fin quando, dopo i tre minuti, la chitarra mima un movimento trance e il beat si alza a livelli sempre più alti tra i vocalizzi di Oliver Sim e Romy Madley Croft; la seconda, costruita su un ombroso refrain strumentale, è di fatto un pezzo dance prosciugato e adattato al chill-out (il beat entra solo ai due minuti), con la chitarra che nelle strofe simula una progressione di synth tipica di certa techno anni ‘90 (e forse trattasi di citazione di un pezzo breakbeat di culto del 1992, “The Green Man” degli Shut Up And Dance, Rum & Black remix).

Queste reminiscenze R&B/dance, tuttavia, vengono ovattate dagli xx, finché non ne rimangono poco più che il gesto e l’intenzione. Perciò il disco vive di un’aura intimista e crepuscolare: è musica da cameretta, meglio se a luci spente, o tutt’al più da piccolo locale, ma quando ormai è giorno fatto e la pista è vuota. Le voci di Sim e Croft, amici sin dall’infanzia, si allacciano in continuazione, combaciando perfettamente nello stile scazzato e conversevole, con l’effetto di trasmettere il loro tepore confidenziale a chi ascolta in una sorta di cameratismo contagioso. I dialoghi vocali intessono melodie elementari ma spiazzanti per la loro spinta a farsi ri-sentire, tanto che il loop dei pezzi più brevi e memorizzabili (“VCR”, “Crystalised”, “Islands”) non fa altro che incantare, come l’asciuttezza davvero à la Young Marble Giants di una “Shelter”, tutta nella voce gentile della Croft (tale e quale, per chi ricorda certo trip-hop minore inglese, a quella di Ruth-Ann Boyle degli Olive).

Inutile dire: facile. Inutile dire che “Heart Skipped A Beat”, altra chicca pop, è costruita attorno un giro chiasmico di tre-note-tre (e lo esibisce, anziché nasconderlo dietro una produzione elefantiaca). Inutile dire che le next big things inglesi sono tutte patacche. Ogni tanto spunta la perla.

 

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Voto degli utenti: 7,8/10 in media su 43 voti.

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fabfabfab (ha votato 7 questo disco) alle 9:56 del 16 settembre 2009 ha scritto:

Bello bello. Essenziali proprio come gli YMG, ma aggiornati dalla lezione trip-hop. Insomma, l'Inghilterra che piace a me. Bravo Target!

Mell Of A Hess (ha votato 8 questo disco) alle 15:54 del 16 settembre 2009 ha scritto:

Non c'è né voglia né bisogno di strafare, disco cristallino perchè tutto sembra semplice, sembra appunto, mostrando quanto in realtà l'autoproduzione sia curata.

I ragazzi hanno dei debiti, com'è normale che sia, ma credo siano tra i pochi in questa vogue- o forse bisegnerebbe dire vague- a non cadere nello sterile citazionismo.

La Sandoval accenna un sorriso, Rother accende il sintetizzatore...e la mia voglia d'autunno è soddisfatta. 7/8

Come al solito Francesco sempre un piacere leggerti, ho molto da imparare!

REBBY (ha votato 7 questo disco) alle 8:46 del 21 settembre 2009 ha scritto:

Un altro esordio promettente di questo 2009 in

terra inglese. Per come la sento io non siamo ai

livelli di quelli di Fanfarlo, Official secrets

act e It hughs back, in quanto questo mi sembra

più acerbo e monocromatico, ma indubbiamente

questi ragazzi meritano di essere seguiti (ed

anche qui speriamo bene).

benoitbrisefer (ha votato 7 questo disco) alle 22:21 del 21 settembre 2009 ha scritto:

Buon esordio. YMG e i Cure di seventeen seconds aleggiano sull'intera opera ma riaggiornati al XXI secolo. Stupenda Infinity, a mio avviso il vertice dell'album. Interessante il continuo alternarsi delle due voci all'interno dello stesso brano anche se la Croft talvolta eccede in una sensualità vocale che non sempre convince.

hiperwlt (ha votato 8 questo disco) alle 18:55 del 24 settembre 2009 ha scritto:

il primo ascolto mi ha stupito, proprio per l'essenzialità del suono. un pop-rock scarno, minimale, che cela però,una notevole profondità musicale. il testo di "VCR" mi ha colpito subito.

ottima impressione al momento.

Utente non più registrato alle 18:28 del 9 dicembre 2009 ha scritto:

carini

tramblogy (ha votato 8 questo disco) alle 11:27 del 10 gennaio 2010 ha scritto:

bello!!!!

synth_charmer (ha votato 7 questo disco) alle 15:40 del 6 maggio 2010 ha scritto:

un disco davvero bello. La sensazione che si ha è che sia un disco di riscaldamento, con queste basi di partenza questi due ragazzi potrebbero sfornare un capolavoro irripetibile. Vedremo se si confermeranno.

Filippo Maradei (ha votato 8 questo disco) alle 16:16 del 13 dicembre 2010 ha scritto:

Indie-pop delicatissima, piena zeppa di piccole perle d'arrangiamento, umori trip-hop, arpeggi pizzicati di chitarra e un bel gioco di specchi delle due voci. Mi ha ricordato molto quel capolavoro di "And Then Nothing Turned Itself Inside Out" degli Yo La Tengo... 7.5 per me!