R Recensione

8/10

Vampire Weekend

Vampire Weekend

Se sporgete un po' la testa fuori dalla finestra e guardate su, verso il tetto della mansarda, potreste scorgere in lontanza quattro bizzarri musicisti newyorkesi intenti a dire la loro sull'ultima craze d'oltreoceano: un inaspettato quanto salutare ritorno in voga dell'afro pop.

E così, se c'è chi senza eccessivi clamori ha negli anni passati rispolverato aromi e sapori slavi (Beirut, Man Man, Nervous Cabaret, DeVotchka), dalla Grande Mela, bruciate in fretta le cartucce del revival new wave, sprofondati nel ridicolo i vezzi musicali ed estetici del presunto new rock, è partita, a ranghi sparsi e con casualità solo apparente (?), un avanguardia di artisti intenzionati a battere nuovi percorsi e nuove piste musicali.

Magari li avete sentiti nominare di sfuggita nelle cronache musicali: Yeasayer, Dirty Projectors, Mahjonng (per la verità originari di Chicago). Il filo che li lega è sottile, le proposte musicali quantomai variegate, la fascinazione per la musica “africana” (perdonate la generalizzazione) solo uno dei tanti riflessi che brillano nelle miscele musicali proposte.

Spiazzanti e irresistibilmente pop, i Vampire Weekend hanno gettato nel panico schiere di critici , lanciati in un gioco al rilancio di nomi storici della “world”, Talking Heads, il Paul Simon di Graceland e Peter Gabriel, su tutti. Parallalmente è partito il solito telefono senza fili (si fa per dire) della rete. E l'eccitazione ed i tam tam che si sono innescati attorno al gruppo, si rivelano fondati, fin dalle prime note del disco.

Mansard Roof potrebbe passare per una gemma nascosta dei Beatles era-merseybeat o di qualche starletta o qualche girls group dei primissimi '60s, non ci fossero quelle ritmiche sincopate e chitarrine sbucate da qualche angolo del Mali in primo piano a sgamare il giochino postmoderno.

Elementi che emergono ancor più nitidamente nell'indie pop manuale di Oxford Grammar e che avviluppano in una miscela unica e imprevedibile una A-Punk che pare partorita da una strana fusione di Clash e Police, in cui l'isoletta Giamaicana si trasferisce come per magia sulle sponde del Niger.

E' un abbraccio speciale e spontaneo, quello che cinge l'afro pop di Cape Cod Kwassa Kwassa, meno turistico e più genuino di quello che ricordavamo da Graceland o dalle incursioni nel Mali del signor Albarn: come se per un secondo, afro e indie pop divenissero la stessa cosa.

Basterebbe questo a fare di Wampire Weekend uno dei dischi indie pop dell'anno ? Probabilmente no. E infatti sta altrove la vera forza di questo esordio: nella capacità di inanellare pezzi pop perfetti, che entrano in testa al primo giro senza stufare con gli ascolti successivi, sapienza innata nel mantenere per tutto il disco un'irresistibile ed intelligentissima vena twee, a baciare un pezzo come Campus (roba da Sondre Lerche dei tempi d'oro) e ad alleggerire una One che rilegge, ancora una volta, i Police in un'inedita chiave afro pop.

Strane spore Barrettiane paiono serpeggiare tra le pieghe di Bryn, Walcott è un tripudio power pop barocco che farebbe nascondere dall'invidia Josh Rouse e Ben Kweller, The Kids Don't Stand a Chance è un altro trionfo di inglesità.

Era dai tempi degli Unicorns prima, degli Islands poi, che non si sentiva un esordio così fresco e immediato, e una simile ricchezza d'idee: la capacità di rimescolare le carte in tavola senza cedere per un momento a derive o tentazioni avant pop.

New York è ripartita: sarà bene prenderne atto al più presto e cominciare a preparare le valigie.

C Commenti

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Neu! (ha votato 5 questo disco) alle 16:28 del 12 febbraio 2008 ha scritto:

boh...

Enrico Venturi (ha votato 7 questo disco) alle 16:26 del 17 febbraio 2008 ha scritto:

..altra cosa carina ascolata di recente..."Boston" la mia preferita. Un esordio promettente, ma ad essere sincero, non proprio folgorante. Vedremo se cresceranno bene...

Cas (ha votato 7 questo disco) alle 15:14 del 22 febbraio 2008 ha scritto:

mi convince molto questo incontro tra africa e occidente...si si, disco delizioso!

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 7:29 del 26 febbraio 2008 ha scritto:

Ho letto da più parti di presunte similitudini di questo lavoro con la musica di Eno e Byrne degli anni '80. Io non ce le vedo proprio. Al massimo si

potrebbe azzardare un paragone con il Byrne che nel 2006 collabora con i brasiliani di NYC Forro

in the Dark (I Wish e Asa Branca nell'album Bonfires of Sao Joao). La loro musica, ancora

acerba a mio parere, ha un sapore tropicale che

ho gia' colto in America Latina e nel Caribe (non

so in Congo...). Il mio pezzo preferito (I stand

corrected) è quello che si stacca di più da quel cliche.

Peasyfloyd (ha votato 7 questo disco) alle 0:23 del 29 febbraio 2008 ha scritto:

mi ha fatto buona impressione senza entusiasmare. Complimenti al Gravina però che ha colto alla grande il clima in cui è uscito il disco e le sue caratteristiche

target (ha votato 6 questo disco) alle 12:36 del 8 aprile 2008 ha scritto:

disco per un weekend

Dischello senza pretese capitato nel momento giusto, con piacevoli momenti da party di fine scuola e poco più.

SteveRogers (ha votato 7 questo disco) alle 12:29 del 28 giugno 2008 ha scritto:

Simpatica leggerezza...

Un buon disco da ascoltare in macchina mentre si va al mare, con amici che non capiscono molto di musica... a volte servono anche dischi come questo!

fabfabfab (ha votato 7 questo disco) alle 13:18 del 26 luglio 2008 ha scritto:

divertente

target (ha votato 6 questo disco) alle 21:25 del 22 dicembre 2008 ha scritto:

Lo trovo nelle top ten di fine anno di moltissime riviste e rivistone, da Q al Rolling Stones arrivando fino a Pitchfork (settimo!). Ma davvero? Siamo sicuri? La accendiamo? Grandi perplessità.

Dr.Paul (ha votato 5 questo disco) alle 21:31 del 22 dicembre 2008 ha scritto:

target è l'effetto catena ))

target (ha votato 6 questo disco) alle 21:34 del 22 dicembre 2008 ha scritto:

E' l'effetto di qualche droga pesante, paul! ) Sì, insomma, è un disco divertente, ma durerà alle stagioni quasi come le finte converse che ho preso quest'estate al mercato per 12 euro.

loson (ha votato 6 questo disco) alle 21:48 del 22 dicembre 2008 ha scritto:

Sì infatti: carino ma niente più. L'africa e l'occidente avevano dialogato splendidamente già in passato, non c'era certo bisogno di questi qui a farci la lezioncina di melting pot.

Marco_Biasio (ha votato 5 questo disco) alle 22:06 del 22 dicembre 2008 ha scritto:

Dirty Projectors. Vi dice niente il nome? Andateveli a ripescare, e buttate nel cesso quest'ennesima fricchettonata che, a parte "Oxford Comma", a mio parere è proprio pessima.

KidInTheRiot (ha votato 8 questo disco) alle 10:38 del 22 maggio 2009 ha scritto:

Fresh!

Disco frssco che sa di parchi e gioventù, che pur non toccando picchi eccelsi, contiene la canzone dell'anno (A-Punk) e svariate altre perle d'autore!