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6,5/10

Viola Beach

Viola Beach

L’astro nascente dei Viola Beach è collassato ancor prima di potersi godere qualche raggio della propria luce riflessa (si pensi alla notevole scalata delle classifiche britanniche): nel febbraio 2016, cinque mesi prima dell’uscita dell’album postumo, i quattro membri della band sono infatti rimasti vittime di un terribile incidente automobilistico -precipitati da un ponte alto venticinque metri- nel corso del loro tour svedese. Dopodiché il lancio dei primi singoli e dell’album omonimo, il tutto nel segno dell’assenza.

Viola Beach” è una raccolta di guitar pop solare ed ingenuo, un tributo che ci regala l’istantanea di una band immersa nel clima nu-baggy di band come Peace, Sulk e Swim Deep. Chitarre tropicali, ritmi in levare, leggerezza indiepop, songwriting che trasuda una naturalezza nella scrittura che chissà cosa sarebbe potuta diventare. Nello scatto i Viola Beach appaiono frizzanti ed estivi (si prenda una “Really Wanna Call”, tutta un fremito di pop danzereccio e balearico, o l’afro pop in stile Vampire Weekend di “Like a Fool”), energici e graffianti (lo stomp di “Get to Dancing”, qui nella sua versione live per la BBC), madidi di sudori baggy (“Swings and Waterslides”), o ancora sommessi e malinconici (“Call You Up”, scandita con spiccato accento northern).

Ci sono le canzoni, ci sono le chitarre protagoniste che ricamano e si lanciano in dialoghi giocosi, c’è una cristallina ingenuità che ammanta una scaletta per forza di cose incompiuta e, in qualche modo, non programmata. Una bozza che, se i Viola Beach fossero ancora qui, non esiteremmo a descrivere come foriera di buone speranze per il futuro della band. E invece no. Che sfiga, la vita, vero?

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Cas, autore, alle 16:14 del 16 agosto 2016 ha scritto:

Toccante il tributo dei Coldplay al Glastonbury

Marco_Biasio alle 20:45 del 16 agosto 2016 ha scritto:

Molto bello questo brano. Non conoscevo la storia, tremendo. Proverò il disco intero!