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R Recensione

6/10

Blank Dogs

Land And Fixed

L’ep “Phrases”, la scorsa primavera, aveva messo in allerta: Mike Sniper ha perso in ferocia, in lordume abrasivo e trascinante, in sporchi rimasugli post-punk su cui innestare melodie perfette. Rimaneva soltanto una versione cheap e giocosa di una certa new wave oscura, su sfondi anni ottanta velati di synth e chitarrine flangerate che già preannunciavano la primavera indie pop. E qua, in questo terzo lavoro, sempre per Captured Tracks, la sostanza, rispetto a “Phrases”, rimane immutata, e si fa se possibile ancora più ludica.

La cosa, un po’, per quanto Blank Dogs dimostri di saper scrivere momenti pop paurosamente intoccabili, delude. Sentire Sniper plasticare i Cure (“Goes By”), giochicchiare su temi Joy Division che svoltano la curva dei New Order (“Out The Door”, “All Around”), agghindare l’angoscia in riff deliziosi per leggerezza (“Blurred Tonight”) è spiazzante. Il che non sarebbe un problema, senonché spesso a rimanere interdetto sembra Sniper stesso, troppo corrivo in vari episodi del disco, quasi tirati via e senza mordente (dico “Longlights”, potrei dire “Through The Wall”, e continuare).

È un paradosso, ma il disco, pur suonando assai meno lo-fi dei precedenti, dà l’impressione di essere più sciatto. Alcuni momenti chitarristici piaceranno a chi si è innamorato dello Wild Nothing più cure-iano, qualche synth retrò più darkettone ricorderà certo electro-pastiche vintage stile Cold Cave. Altri pezzi, pur ricordando millanta altre cose, faranno semplicemente uscire pazzi per come riff sottopelle di chitarra si incrociano coi beat robotici e i bassi pulsanti: una “Another Language”, per intenderci, potrebbe scriverla solo Blank Dogs, e qualche rock club dovrebbe prendere appunti per i sabati sera (pezzo fantastico).

Tutto si chiude con l’“Atmosphere” di turno (“Treelines”, l’altro apice) e alla fine viene comunque da ringraziare lo Sniper stacanovista. Meno trascinante, più fighettino, e più annacquato rispetto ai tempi di “On Two Sides”. Ma sempre inimitabile (per quanto imitatissimo) genietto pop. Al quale riesce inopportuno, però, dare già così presto il rispetto venerando che quasi sempre si dà agli artisti bolliti.

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 1 voto.
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C Commenti

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benoitbrisefer (ha votato 7 questo disco) alle 11:36 del 27 dicembre 2010 ha scritto:

Comunque se alla fine almeno 6-7 brani (su tutti another language) risultano convincenti coì male non è!! L'interrogativo angoscioso riguarda gli ulteriori sviluppi che il tutto potrebbe prendere... ma, come s i suol dire, chi vivrà vedrà e per il momento apprezziamo "con spirito critico"