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R Recensione

6,5/10

Reveille

Broken Machines

Se consideriamo che una delle protagoniste del movimento No Wave era la parigina -seppur trapiantata a New York- Lizzy Mercier Descloux (in arte Rosa Yemen), non ci dovrebbe stupire il fiorire in territorio francese di una spiccata devozione per il noise e per la wave più sediziosa (dai Charles de Goal alla cold wave).

I Reveille traggono la loro ragion d'essere da quelle origini, smussando però gli spigoli più aspri per una più accomodante sintesi indie-rock di marca Blonde Redhead. Nevrosi e tensione, dunque, sposate ad una forma canzone lineare e senza eccessivi strappi, dove la melodia la fa da padrona. E allora pezzi come Modern Pain (ci sentite i primi Xtc? Io sì.), Revenge, We Came Alive, Circle Scenario e Horses That Never Lose (uno tra i più compiuti del lotto) mettono in scena una fitta dinamica di chitarre taglienti e stridenti, tra ciondolanti schegge rock che alternano andature dinoccolate e accelerazioni incendiarie. Le filastrocche stralunate di Long Distance Runner e No Goal riportano invece alla mente la spensieratezza shambling di complessi come Beat Happening e Dolly Mixture.

Undici bozzetti di rock sgangherato che male non fanno. Tra ritornelli catchy e intricate dinamiche chitarristiche a metà strada tra post-punk, garage e noise, i Reveille divertono senza però riuscire a fare il passo decisivo per esaltare il loro sophomore Broken Machines e fargli dire qualcosa di davvero originale.

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