R Recensione

5/10

Someone Still Loves You Boris Yeltsin

Pershing

Furbi sono furbi. Anzi Furbi con la F maiuscola (e se voleta pure con la y finale che richiama un “simpatico” pupazzatto di inizio millenno). Si sono scelti un nome abbastanza strano da far attorcigliare le lingue quando lo si pronuncia e da far voltare le teste dei blog musicali tutti un paio d'anni fa. Caso Clap Your Hands Say Yeah in scala ridotta, se vogliamo, tam tam mediatico e pedalare, ospitata su O.C. di rigore e una formula musicale che si può riassumere facilmente come un college rock dalla smaccata andatura power pop. O viceversa.

Giovani carini e non più disoccupati I qualcuno ancora ti ama eccettera eccetera tornano con il difficile secondo album (ormai gira così) e puntano dritti al bersaglio: melodie cristalline, ritornelli catchy, bridge smaltati e splendenti, coretti e vocalizzi Remiani con vaghe reminscenze dell'Elliot Smith-che-rifà-i-Big-Star-che-rifanno-i-Byrds.

Power pop, insomma, si accennava: senza dover andare a scavare sottoterra e ripescare Raspberries, Knack o I già menzionati Big Star, si può gironzolare con moto ondivago tra gli ultimi due decenni e menzionare i vari Ben Kweller e Matthew Sweet, Broken West e Sound Team, Weezer (ma meno power) e Shins (ma più pop) per capire di che si tratta.

Canzoni dal minutaggio medio di 3-minuti-3, farcite di sciolina melodica per scivolare facilmente giù attraverso le orecchie ed altrettanto facilmente uscirne: non vi aspettate insomma di uscire dall'esperienza cambiati o arricchiti.

Tutt'al più, qua e là, allietati: l'opener Glue Girls, con I suoi stop and go neo classici di stampo '70s è il propotipo che verrà replicato incessantemente per tutta la durata di un disco abbastanza piatto e levigato da traghettarvi verso la fine senza mai destare l'attenzione. Ci provano con maggior successo la costelliana Think I Wanna Die, il refrain radio-ready di You Could Write a Book e una Heers tra Kooks e Shins, pronta ed affilata per spezzare un paio di cuori (deboli).

Su un disco privo di bassi quanto di veri alti pesa come un macigno la pressochè totale mancanza di personalità, il dettagio sottile in grado di distinguere la formazione di Springfield (no, mi spiace, abbiamo controllato e non sono gialli!) dall'esercito di formazioni indie pop che calcano la scena.

Senza infamia e senza lode, nella speranza che alla prossima prova si decidano a sbocciare per davvero.

V Voti

Nessuno ha ancora votato questo disco. Fallo tu per primo!

C Commenti

C'è un commento. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

Peasyfloyd alle 0:23 del 23 giugno 2008 ha scritto:

bella rece. Spigliata, puntigliosa e competente, in grado di divertire e informare bene allo stesso tempo. Il disco invece non l'ho sentito abbastanza da votare ma francamente non mi è sembrato sto granchè e mi sembra di poter sottolineare questa mancanza di personalità che hai fatto notare