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R Recensione

8/10

Atlas Sound

Parallax

 

Eccolo lì, ripreso come un novello Lou Reed, con il volto sezionato da un netto chiaroscuro, quasi a voler lasciare all’ascoltatore il compito di scandagliare il suo lato più inconscio. Bradford Cox non è mai apparso sulla copertina di un suo lavoro, vuoi per timidezza, vuoi per mancanza di sicurezza. Ora lo fa per la prima volta e si fa fotografare in una posa da crooner navigato, come se finalmente avesse preso coscienza della statura acquisita nell’ultimo scorcio di decennio. E in fondo ha ragione, perché è inutile girarci intorno: Cox è il massimo interprete della scena indie degli ultimi anni. E per prolificità (praticamente un disco all’anno) e per qualità (nessun disco meno che buono, se si esclude qualche divertissment da cameretta).

Se i Deerhunter ormai sono una vera e propria istituzione, nel progetto Atlas Sound il nostro Bradford ha sempre rivelato il suo volto più introspettivo, trasognato e fuori dal tempo. Un bisogno quasi terapeutico quello di pubblicare sotto questo moniker, un contenitore in cui riversare la propria intimità, l’anima più lontana dalle luci dei riflettori. È anche per questa impulsività alla base della composizione che i dischi a nome Atlas Sound tendono ad apparire sempre più sfilacciati rispetto a quelli prodotti coi Deerhunter, quasi come se lungo questi solchi Cox scriva più per sé stesso che per venire incontro alle aspettative dell’ascoltatore. E in effetti tra il primo disco, Logos e Parallax è difficile rintracciare una linea di continuità, che, se proprio dev’essere individuata, è da ricercare più negli umori generali che sul piano strettamente musicale. Comunque i due dischi precedenti, e in particolare Logos, vivevano di qualche grandissimo episodio (come dimenticare un pezzo come Quick Canal?), ma soffrivano di una mancanza di strutture coesive tra un passaggio e l’altro che quindi rendeva difficile un ascolto continuo e prolungato.

Con Parallax finalmente Cox approda a un formato album che denota un chiaro impianto generale e un ottima realizzazione in ogni singolo tassello. Un suono liquido, fluttuante, alienante, quasi da colonna sonora sci-fi: è questa l’impressione generale ricavata da Parallax, titolo che non a caso fa riferimento al sistema usato per misurare la distanza delle stelle dalla Terra. Un afflato cosmico che si esplica in atmosfere rarefatte e sfumate. Si avverte inoltre uno scarto minore rispetto alla musica targata Deerhunter, anzi questo disco sembra convergere verso i territori di Halcyon Digest, l’ultimo lavoro della band di Athens, per quanto riguarda la maggiore linearità dei brani, spesso squisitamente indie-pop. Come ben dimostrano la giostra colorata di Mona Lisa, con chitarre jangly in odore R.E.M., lo psych-pop spaziale della title-track, o la febbricitante cavalcata wave di Angel Is Broken, che tra frenate e ripartenze riporta con la mente ai tempi di Cryptograms. Il gioiello, comunque, di questa ricerca sci-fi-pop è Te Amo, quasi prog nel suo diramarsi in mille rivoli strumentali aprendo la strada al sorprendente cantato di Cox, che come un allievo di Jon Anderson libera apertamente la sua voce, qui limpida e pulita come mai altrove. Il lato più cosmico e sofferto del disco è invece rappresentato dallo splendido uno-due di Terra Incognita e Flagstaff, entrambe perse in un vagabondare meditabondo nelle zone più remote dell’inconscio, capaci di disegnare a partire da una semplice chitarra acustica e uno sfondo ambient paesaggi di straordinaria suggestività. Insieme a Doldrums (ambient-pop pianistico smarrito nel tempo), sono questi i brani che più ci danno la cifra del progetto Atlas Sound, che tra un’uscita e l’altra si sta ritagliando uno spazio che ormai non può più essere rilegato nei ranghi ristretti di un semplice side-project.

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Voto degli utenti: 8,1/10 in media su 14 voti.

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crisas (ha votato 6 questo disco) alle 0:17 del 17 novembre 2011 ha scritto:

MI aspettavo di più da questo lavoro, tolti 3-4 gran pezzi ( come The Shakes e Te Amo ) il resto è sottotono. Comunque rimane uno dei fuoriclasse del panorama musicale.

salvatore (ha votato 9 questo disco) alle 11:18 del 17 novembre 2011 ha scritto:

Nella top five 2011 senza alcun dubbio. Sono d'accordo sul fatto che lo scarto compositivo (non parlo di qualità ma di attitudine musicale)tra i due progetti si sia ridotto (questo e "Halcyon Digest" sono lavori fratelli, sebbene "Parallax" suoni più intimista e introverso) e viene quasi da augurarsi che in futuro si condensi tutto in un unico progetto che assembli il meglio della penna di Cox. Per dire, un album con il meglio dell'ultimo deerhunter e il meglio di "parallax" sarebbe stato uno dei dischi migliori degli ultimi 10 anni.

Sì "Te Amo" (Fil ma che è romanesco? ;P) è il capolavoro dell'album in quella sua struttura "a risacca" altamente evocativa. Molto belle la delicata ed elegante Modern aquatic song e la narcolettica Terra Incognita (resta un peccato che i brani più belli dell'album si conoscessero prima della sua uscita...). Un pop, poi, estroverso come quello di "Mona Lisa" Cox (complimenti al fotografo che è riuscito a farlo apparire quasi una persona di bell'aspetto)non l'aveva mai scritto. Mi piace anche molto "praying man" che riprende quella componente mistica che, da sempre, accompagna l'ispirazione del musicista. Che dire? Davvero un grandissimo album!

Puntualissima la recensione, Gioele!

Dr.Paul (ha votato 7 questo disco) alle 11:36 del 17 novembre 2011 ha scritto:

io preferisco di molto il piu evocativo Logos a questo disco!

rimane cmq un bel sentire a parte le claudicanti mona lisa e nightworks! 6,5

crisas (ha votato 6 questo disco) alle 12:25 del 17 novembre 2011 ha scritto:

"un album con il meglio dell'ultimo deerhunter e il meglio di "parallax" sarebbe stato uno dei dischi migliori degli ultimi 10 anni". Confermo! Quick canal per esempio è un capolavoro assoluto !

Cas (ha votato 8 questo disco) alle 0:07 del 29 novembre 2011 ha scritto:

E va bene, ribadiamolo ancora: Deerhunter/Atlas Sound tra i più grandi innovatori pop degli ultimi anni. E si tratta proprio di innovazione nella scrittura. Pop "strano", per dirla alla buona. Pop destabilizzato, ma senza mai perdere brio, efficacia, senso (totale) della melodia. Pop futurista che supera se stesso abbracciando la sfida della sperimentazione senza però scartare troppo sugli estremi (anche se, qua e là...) e rimanendo nel suo alveo "fruibile" originale. Altro ottimo lavoro questo Parallax: Te Amo, Mona Lisa, My Angel is Broken. Che bello avere Cox tra noi

hiperwlt (ha votato 8 questo disco) alle 23:56 del 29 novembre 2011 ha scritto:

grande disco; e quoto Matteo: tra gli artisti che hanno ridefinito le coordinate del pop degli ultimi anni - sui livelli dei wild beasts, in questo senso. il disco è il miglior bradford cox melodico, che riesce a condensare tante influenze (psych, ambient; la new wave e il folk ecc) e stili in una serie notevole di perle pop (anche se lo stesso artista non stenta a definirsi rock'n'roll...mah ! ripasso per il voto

bill_carson (ha votato 6 questo disco) alle 1:14 del 30 novembre 2011 ha scritto:

sopravvalutato, disco e artista

bill_carson (ha votato 6 questo disco) alle 1:14 del 30 novembre 2011 ha scritto:

sopravvalutato, disco e artista

salvatore (ha votato 9 questo disco) alle 13:56 del 3 dicembre 2011 ha scritto:

"anche se lo stesso artista non stenta a definirsi rock'n'roll...mah "

Il problema è che con quell'immagine che si ritrova, come popstar sarebbe poco credibile

hiperwlt (ha votato 8 questo disco) alle 16:06 del 3 dicembre 2011 ha scritto:

in effetti, non è poi 'sta graziosità, il buon bradford

hiperwlt (ha votato 8 questo disco) alle 19:42 del 23 dicembre 2011 ha scritto:

re: ripasso per il voto

e il voto è decisamente alto

NathanAdler77 (ha votato 8 questo disco) alle 22:16 del 2 gennaio 2012 ha scritto:

Ma che fantastiche canzoni sono "Te Amo", "Flagstaff" e "Terra Incognita"? Cox ormai non sbaglia più un colpo, "Parallax" suona come una versione riveduta e corretta in chiave crooner-pop dei Deerhunter. Cover by Mick Rock, uno che renderebbe figo anche Fassino vestito da Fonzie.

REBBY (ha votato 9 questo disco) alle 9:31 del 27 marzo 2012 ha scritto:

Non avrà il phisique du role, ma in quanto a talento Cox si conferma tra i musicisti (pop)rock più creativi della sua generazione. Per me è una sorta di Syd Barrett contemporaneo, non ancora "sbiellato", anzi in progresso. Insieme agli ultimi due dei Deerhunter, questo album per me rappresenta l'apice della sua produzione. Certo Quick canal è un pezzo splendido, ma nell'insieme questo è album migliore del precedente, che era più discontinuo. In Parallax io non trovo nulla da "scartare", è album più coeso e con tutti i brani più o meno sullo stesso (alto) livello compositivo ed esecutivo. Personalmente mi risulta persino difficile anche esprimere quali sono i miei brani preferiti. Mi piacciono tutti!