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R Recensione

5,5/10

Toro Y Moi

What For?

Continua a cercare la quadratura del cerchio, Chaz Bundick, pubblicando dischi con una frequenza inarrestabile (uno all’anno, se si include il progetto parallelo, di impronta più schiettamente house, Les Sins) e proponendosi sempre in vesti leggermente mutate. Rispetto agli esordi glo-fi, “What For?” risulta un disco molto più suonato, in linea con le sfumature lounge e funk dei suoi due predecessori, di cui cassa, però, o comunque attenua assai, le ascendenze r’n’b, sostituite da una vena psichedelica più spiccata.

Per quanto il disco sfili piacevolmente, grazie a una produzione di grande freschezza, il problema di Toro Y Moi continua a essere la scrittura, e la cosa è evidente dalla mancanza di un vero e proprio singolo che si abbini al suo nome in, ormai, un lustro abbondante di musica. “Empty Nesters”, primo estratto da “What For?”, sfoggia chitarre acide e un arrangiamento in technicolor da psych-pop fine ’90 che fa intuire le vere radici di molti autori sbocciati in area chillwave (pure Memory Tapes è finito, infelicemente, tra queste sonorità), ma non è sorretto da una melodia all’altezza, così come la maggior parte dei brani qua dentro, tutti prima o poi destinati a passare via, o per noia (“Half Dome”, l'infinita "Yeah Right", “Lily”, che pure promette dall’attacco molto di più, con quel basso così corposo e Ariel Pink), o per incapacità di dare la stoccata finale (“Ratcliff”).

La stessa voce di Bundick, sorretta da cori sixties e da una fornitura di chitarre insolita per il suo repertorio, si abbandona alla deriva blandamente lisergica del disco, sfacendosi in delicatezze rosee prive di nerbo, con il risultato di rifarsi sempre il verso. E con l'ulteriore risultato che altre band, certamente debitrici a Bundick, sembrano, ormai, averlo superato a destra (penso ai TOPS o agli Yumi Zouma).

Alla fine, si prendono i due pezzi buoni per la compilation dell’estate che verrà (“Buffalo”, “Spell It Out”: funzionano, con un tiro che sa reggere, nella mescidanza tra ancheggi funk e psichedelia indie) e ci si domanda cos’altro (cosa in più) si possa davvero chiedere a Bundick. Forse di chiudere il progetto, mettersi in coppia con un buon songwriter, e riprovarci.

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