V Video

R Recensione

5/10

Beach Fossils

Clash the Truth

Canzoni da spiaggia con riverbero. Surfedelia. New beach pop. Chiamatela come volete, ma per un anno -forse due- la suddetta scena sembrava avere piuttosto chiare le proprie direttive stilistiche. Chitarrine a tratteggiare le linee di accompagnamento, filastrocche pop, tom e rullante alla Beat Happening, armonie essenziali e lievi striature soft-psichedeliche. The Drums, Real Estate, Desolation Wilderness, Surfer Blood, Best Coast (…) condividevano, oltre che l'appartenenza geografica (Stati Uniti), lo stesso immaginario: vacanze, spiaggia, mare, indie-pop. Il tutto però filtrato attraverso un mood trasognato e nostalgico. Non musica da vacanza, ma musica per chi ricorda (magari nella propria cameretta in ottobre inoltrato) le proprie vacanze.

Passati tre anni dall'esordio dei Beach Fossils, tra le realtà più promettenti del lotto, è tempo di bilanci. La scena -per farla breve- si è volatilizzata, scontando un'eccessiva impostazione di genere. I tentativi della band di Brooklyn di scrivere pezzi più sofisticati (What a Pleasure Ep, 2011) si sono rivelati poco convincenti, mentre nel frattempo i “cugini” Real Estate hanno fatto passi da gigante pubblicando quel mezzo capolavoro di Days (2011), capace di smarcarsi dai cliché e di consacrare la genialità del duo Courtney-Mondanile.

Si diceva, a proposito: “i Beach Fossils prendano nota”. Ecco, non pare l'abbiano fatto. Dimenticandosi le rifiniture del precedente Ep, i nostri tentano di bissare la freschezza dell'esordio con risultati ahimè deludenti. La formula è quella di sempre: la chitarra solista prepara motivi di accompagnamento pensati per essere il piatto principale, capace da solo di imprimere direzionalità e variazioni ai brani, mentre la sessione ritmica segue con patterns mai sopra le righe. Clash the Truth delude per il suo rimanere ancorato ad una dimensione infantile, incapace di evolvere e di andare oltre alla melodia facilona e fin troppo piatta. Tra marcette alla The Drums (Generational Synthetic), uptempo sfasati (la davvero orribile Careless), bozzetti shoegaze/dream-pop (Shallow, In Vertigo), ostentati patterns ritmici (Caustic Cross) si fa fatica a valorizzare i pochissimi ingredienti di cui è composto questo oltremodo auto-compiacente (e noioso) sophomore.

Sembra che la genuinità dell'esordio si sia letteralmente fossilizzata, sedimentata su una formula statica e pedante. Un vero buco nell'acqua. E, detto a caldo, una riemersione sembra a questo punto cosa improbabile.

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Voto degli utenti: 7,8/10 in media su 2 voti.
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salvatore 6,5/10

C Commenti

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Voltaire alle 12:52 del 10 gennaio 2013 ha scritto:

Porca miseria è davvero cosi terribile? Io devo ancora ascoltarlo. Provo a scaricare va...

salvatore (ha votato 6,5 questo disco) alle 21:12 del 18 gennaio 2013 ha scritto:

Matteo sei stato un tantino severo, mi sa Quando ho visto il voto, ho creduto che avessero cambiato completamente - e in peggio - genere musicale... Poi ho letto la recensione e mi sono reso conto che non era quello il problema. A questo punto ho pensato che le canzoni fossero davvero pessime... E invece, no. Io le trovo più che piacevoli. Gli ho dato 3-4 ascolti e, al momento, sarei proiettato per un voto più vicino al 7 che al 6. Secondo me l'unico problema è dato dal numero eccessivo di brani in scaletta: visto il reiterarsi della stessa formula, 14 brani sembrano un po' troppi. Detto questo pezzi come "Generational Synthetic", "Clash the truth", "Shallow", "Birthday" e la delicatissima e intimista - nonché mio brano preferito dell'album - "Sleep Apnea" li trovo più che buoni...

Cas, autore, alle 11:28 del 19 gennaio 2013 ha scritto:

si, lo ammetto, son stato severo. ma non a sproposito: non c'è stata alcuna maturazione, nessun impegno a variegare la proposta sviluppata dal pur brillante esordio. Sleep Apnea è caruccia, niente più. la mia idea rimane la stessa: se già i presupposti erano precari (gli elementi che mi facevano apprezzare il primo lavoro erano melodie azzeccate e atmosfere genuine, poco altro), se ci sono altri che nel frattempo han fatto passi da gigante partendo da quei presupposti e ampliando la posta in gioco, allora i Beach Fossils non sono stati in grado di stare al tavolo. e hanno prodotto un lavoro davvero mediocre, a mio avviso.