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R Recensione

8/10

La Femme

Psycho Tropical Berlin

Un discorso sull'ensemble dei La Femme potrebbe benissimo cominciare dalle tante parti che contribuiscono a formare il tutto. Un bell'elenco e via. Però, provandoci, ci si rende conto che no, non si può: le suddette parti cortocircuitano ed implodono, si assemblano a casaccio, prendono strade tutte loro, si diramano per poi ritornare alle radici, e ancora riesplodere. Psycho Tropical Berlin è un lavoro mutante ed anarchico, che fa della frammentarietà -ogni pezzo sembra vivere di vita propria- la sua forza, risultando invero granitico nel suo complesso. Un esordio fulminante che sembra non appartenere a nessun tempo e nessun luogo in particolare. Parigi? Va bene, questa volta Parigi (o meglio, Biarritz, paradiso balneare sull'Atlantico). Ci siano d'appiglio, in questo senso, gli echi (consistenti) provenienti dagli anni Sessanta yé-yé e french pop, tra Serge Gainsbourg e France Gall.

Poi però c'è dell'altro. Basti la prima Antitaxi per capirlo: una stilettata wave che trasuda umori surf (quella chitarra che ondeggia sulla marea sonora che cresce progressivamente), con la drum machine che va in crash e impazza, i synth che pulsano in sottofondo, le manate di colore dell'organetto e la filastrocca demenziale (“Prends le bus! Prends le bus! Anti-taxi!”). Questa la ricetta principale, esplorata in tutte le sue possibili sfumature nel corso di 15 brani spumeggianti e irresistibili. Difficile scegliere tra i pezzi quelli maggiormente rappresentativi: sicuramente il turbinio esotico di La Femme, tripudio percussionistico a base di basso portante e torpori surf-pop, Hypsoline, incalzante duetto che riporta alla coppia Gainsbourg-Bardot, il synth pop del singolone Sur La Planche, pezzo che dovrebbe essere eretto a tormentone fisso per ogni estate che si rispetti, l'electro pop ipnotico di marca Stereolab (eccolo un altro elemento fisso e distintivo) di It's Time to Wake Up (2023), o ancora la splendida Nous Étions Deux, capace di sfoggiare un solo d'organetto che neanche fossimo nel 1966. Il tutto prosegue senza un attimo di tregua, tra chitarre surf in perenne riverbero, tastiere e synth in stato di eccitazione permanente, bassi settati sulla modalità “non smettere di muovere il culo”. Come non citare, a questo punto, vere chicche come Si un Jour, o la psichedelia stralunata e giocosa di La Femme Ressort, o ancora la cavalcata mutante di Welcome America?

Un disco da cavalcare tutto d'un fiato, da vivere consapevoli di trovarsi in un corto circuito spazio-temporale che mischia in un denso pasticcio cromatico sentori nouvelle vague, dichiarazioni d'intenti retro-futuriste e svisate pop provenienti da un milieu tropical-immaginario non meglio identificato. Un divertentissimo baraccone pop, questo Psycho Tropical Berlin. Da non perdere assolutamente.

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Voto degli utenti: 7,2/10 in media su 5 voti.
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target 7/10
ethereal 7,5/10
maxcoro 8,5/10

C Commenti

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target (ha votato 7 questo disco) alle 20:03 del 4 settembre 2013 ha scritto:

Uhm, interessanti, e perfettamente descritti da Cas. Interessanti anche le copertine, tipo quella di "Paris 2012": http://rateyourmusic.com/release/ep/la_femme_f1/paris_2012/

Cas, autore, alle 16:21 del 5 settembre 2013 ha scritto:

be' si, una citazione colta di alto livello questa!