R Recensione

8/10

Blank Dogs

Under and Under

Mike Sniper, l’uomo che si cela dietro lo pseudonimo di Blank Dogs, è sorto dall’ombra come un vero e proprio fantasma. Succedeva due anni fa, con la pubblicazione di Diana (The Herald), straniante e folgorante Ep con cui il personaggio si presentava ad un ridottissimo pubblico, quello della scena underground di Brooklyn e di qualche avventuriero del web.

Da allora la produzione di Sniper è stata abbondante e incredibilmente uniforme, segno di un artista dalla forte e compiuta personalità e dalle precise scelte stilistiche: la sua wave sintetica fatta in casa mischiava melodie funeree con altre spiccatamente punk, abbandonandosi qua e là a motivetti pop perfettamente in equilibrio tra la loro anima sovversiva e la loro appiccicaticcia orecchiabilità.

 Pian piano però il progetto Blank Dogs ha preso forma sottraendosi da quella sorta di affascinante anonimato che lo aveva caratterizzato fin dall’inizio, intercettando un piccolo ma compatto manipolo di ammiratori i quali, consacrandolo a fenomeno di culto, hanno preparato un ottimo terreno per la pubblicazione della sua prima prova sul long playing: quella di On Two Sides, acclamato definitivamente da critica e pubblico.

 Il nuovo lavoro si incanala dunque con perfetto tempismo in questo percorso accentuando e approfondendo i risultati e le soluzioni melodiche che sul precedente album risultavano dotati di poca organicità e lamentavano qualche piccola caduta di stile. Nonostante quindi il titolo Under and Under (sempre più giù), il nostro Mike Sniper si svincola inconsapevolmente dall’underground che lo ha nutrito: tutto si fa più pulito, la qualità del suono sempre meno grezza, la melodia sempre più in primo piano, l’anima indie più spiccata…Il tutto si fa decisamente più pop.

“Sempre più in su” verrebbe da pensare!

 Per non partire dall’inizio e per fornire subito un esempio di come e quanto lo stile dei Blank Dogs abbia saputo arricchirsi ed ampliarsi, cito la splendida Tin Birds, la quale costituisce una piacevole eccezione di esuberanza pop, dopo una prima metà i cui tratti caratterizzanti fornivano un chiaro gancio di continuità con le solite movenze. Veniamo così a contatto con un brano dove la voce filtrata si sposa a perfezione con una ritmica sostenuta ed un ricamo chitarristico che rompe con la tradizione (quella fatta di sporcizia, di rabbia, di caos) per aprirsi ad una spigliata melodia pop piena e rigogliosa. Nessuna traccia di quei synth malati e polverosi e dei toni funerei, semmai una viva malinconia che sposa la melodia per plasmarla senza snaturare la sua essenza inquieta.

 Ad ogni modo, valga questa analisi per tutte, il cambiamento c’è e si sente sebbene si tratti per lo più di un affinamento piuttosto che di una svolta netta.

Ma ripartiamo dall’inizio…

L’attacco di No Compass ci dà subito la carica scuotendoci dal nostro torpore estivo. Ed ecco che si dispiega ad elevata velocità un tipico ed infiammato brano synth-wave di stampo blankdogsiano, ricco di perversione e turbolenti linee elettroniche, nonché da una continua e ficcante chitarra elettrica che imperversa lungo tutto il brano. Da qui in poi sono tanti i brani che si susseguono l’uno dopo l’altro ognuno caratterizzandosi per qualche particolare, sia l’accattivante ritornello di Night Night, l’incedere serrato di Fire To Your House, le stilettate chitarristiche di Around The Room, lo splendido grattare del synth e la voce filtratissima di Falling Back, oppure il lento e ipnotico Slowing Down.

 Quindici pezzi, nessuno spazio per lo skip e tantissima capacità di modellare brani maturi ed accattivanti, capaci di rivendicare la loro anima underground e destabilizzante nonostante le ampie aperture melodiche. Un piccolo capolavoro, questo Under and Under, l’apice creativo e il punto d’arrivo (finora) della ricerca di Mike Sniper, la quale si pone di fronte ad un bivio: stabilizzarsi, ripetendosi inevitabilmente, su quanto raggiunto con questo ultimo lavoro oppure sperimentare ed azzardare nuove strade.

Inutile dire che ripongo totale fiducia nei confronti dei Blank Dogs, i quali finora non hanno mai deluso le mie aspettative.

V Voti

Voto degli utenti: 6,3/10 in media su 8 voti.
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rael 6/10
REBBY 5/10
gull 6/10

C Commenti

Ci sono 4 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
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Peasyfloyd (ha votato 8 questo disco) alle 15:32 del 24 luglio 2009 ha scritto:

è fico è fico, prima di valutare però me lo ascolto bene che merita davvero

REBBY (ha votato 5 questo disco) alle 8:51 del 3 agosto 2009 ha scritto:

Computer music talvolta intrigante. Da qui infatti ho ricavato un veramente ottimo 45 giri: Setting fire to your house/Blue lights. Il resto, per me, è "robetta", pfui (eheh).

benoitbrisefer (ha votato 8 questo disco) alle 1:20 del 10 gennaio 2010 ha scritto:

Gran bel disco, scuro e tagliente ma a volte capace di introdurre un improvviso squarcio melodico. Forse un po' troppi 15 brani però...

gull (ha votato 6 questo disco) alle 23:32 del 16 febbraio 2010 ha scritto:

Un paio di picchi in un disco piacevole ma alla fine monotono. Si vede che hanno poche soluzioni e che tendono a ripetersi. Ascoltando anche il disco d'esordio si ricava la stessa impressione.