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R Recensione

7,5/10

Cymbals

The Age of Fracture

Dal post-punk spigoloso e frenetico degli esordi (Unlearn, 2011) alle prime virate pienamente sintetiche (sarebbe stato interessante veder sviluppare le frenesie funkeggianti dell'elettro-pop di No Bad Decisions), i londinesi Cymbals giungono al loro sophomore forti di una svolta stilistica che appare già più che consolidata: il loro synth-pop è levigatissimo e frizzante, si nutre con disinvoltura di pose anni Ottanta, incursioni in territori ibridi (il remix di Like an Animal ad opera di Fort Romeau a simbolo di commistione con la scena dance/house britannica), scintillanti episodi glamour spartiti tra il pop elettronico più scanzonato e composizioni decisamente più raffinate.

Manifesto di questo approccio bipartito (tra il “fun” e la perizia compositiva) la splendida The 5%, mescolanza sapiente di un fittissimo lavoro di tessiture, di meticoloso coagulo sonoro, di composizione ardita e caotica; ma nel frattempo di giocosa improvvisazione vocale ed evolutiva, tra liriche febbrili e mutevoli e scintillanti elementi decorativi. Altro pezzo forte l'indie-rock di Like an Animal, tutto un germogliare di chitarre in trasformazione, sommerse da un addensarsi electro sempre più spinto in cui domina un synth portante che, dopo aver lasciato spazio ad una sezione centrale rarefatta e rallentata, torna a dettare la linea fino alla fine. Un album che regala numerose chicche, tra cui le sofisticatezze di Winter '98, le reminiscenze smaccatamente eighties di The Natural World e Erosion, il delizioso bozzetto di This City (così vicino alla nuova sensibilità “sfumata” indie-rock britannica, così contaminato di innesti), la francofonia sinuosa e sexy di The End.

Dai New Order alla scuderia DFA, con tanto di schegge estetiche waveggianti (spesso sembra di avere a che fare con una versione synth-pop dei Bloc Party), questo The Age of Fracture regala una gamma di soluzioni davvero sopraffina. Un bel caleidoscopio pop che si rivela poco a poco, nonostante le prime impressioni “facilone” e ammiccanti. Dance music per palati fini, che fa fare un bel balzo in avanti ai finora ignoti Cymbals.

V Voti

Voto degli utenti: 6,5/10 in media su 3 voti.
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motek 6/10
REBBY 6/10
andy capp 7,5/10

C Commenti

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REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 13:36 del 2 febbraio 2015 ha scritto:

Mi vengono in mente M83 (Saturdays=Youth) e Cut copy (In ghost colours), nonostante nel ns database la classificazione sia diversa. Synth pop in varie declinazioni, ma per lo più dance oriented, di ispirazione anni 80. Però, non capisco perché (magari mi sono rincoglionito in questi anni eheh), mi piace più degli album citati (che sia perché ogni tanto questo diventa byrneano ). Edonismo intellettuale ghgh scelgo 5 %