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R Recensione

6,5/10

DelendaNoia

Odietamo

Vanno presi sul serio, i Delendanoia. Perché -primo- non si inseriscono in quella corrente elettropop che, in Italia, fa spesso rima con indie facilone, e poi -secondo- perché i riferimenti messi in campo sono tutt’altro che banali, come tutt’altro che banali sono le direzioni prese dalla creatura sonica del duo emiliano, sorta di addensato di spunti e citazioni molteplici (la cover di “Fotoromanza” parla da sé).

Sì, perché su “Odi et amo” convivono il Battiato “post-Voce del padrone”, i Krisma, le riletture italo-wave ottantiane (da Faust’O a Garbo), fino ad arrivare a Bluvertigo e Il Genio (coinvolgendo, perché no, anche il bistrattato Immanuel Casto). Il bello è che tutto questo convive genuinamente mescolato ed integrato in una proposta che abbraccia gli stimoli esteri passati (la coldwave) e presenti (“Non apprezzo” è sfavillante synthpop in tutto e per tutto contemporaneo). Si prenda una “Maladie”, tanto baustelliana nelle flessioni decadenti quanto madida di umori rétro-wave in stile La Femme (per non parlare dei cenni eurodance del finale).

Coldwave, dicevamo: le gelide spianate di synth sono componenti primarie che definiscono grana e cromatura della maggior parte dei brani, per un senso della composizione coerente e solido: le basi sintetiche a fare da contesto, gli eleganti arrangiamenti electro a contrappuntare le armonie e le liriche di Massimo Canu e Lara Tanda a definire gli (spesso ineccepibili) sviluppi melodici. Bastino, a mo' di esempio, la prima “Tra parentesi”, o le interazioni tra le gelide tastiere e le ritmiche meccaniche di “Non nevica più”, o ancora le atmosfere orrorifiche di “La sorpresa”.

Tra brani più muscolari e pop (“Cambia un'opinione”, “Iperspazio”) e altri fedeli alle penombre wave (“False”), la proposta riesce a collocarsi in una coerente cornice estetica: un synthpop dove la vocazione dance e quella autoriale sono equilibrate da spinte centripete in grado di evitare eccessi sui due fronti. Non resta, a questo punto, che compattare ulteriormente la proposta rafforzando una scrittura ancora da perfezionare (i cedimenti sono pochi ma, almeno per quanto mi riguarda, significativi: l'intermezzo sul finale di “Tra parentesi” spezza drammaticamente una propulsione vincente, “Il diario di domani” mi suona stucchevole). Perseverare, tutto qui: la direzione è quella giusta.

V Voti

Voto degli utenti: 8/10 in media su 2 voti.
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C Commenti

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Turritano (ha votato 10 questo disco) alle 19:18 del 5 novembre 2015 ha scritto:

Non ho parole stupendi