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R Recensione

7/10

El Último Vecino

Voces

Con il progetto El Último Vecino, Gerard Alegre Dòria è riuscito a conquistare non solo i palchi della sua Spagna (il Primavera Sound Festival, ad esempio), ma anche quelli dell’America Latina (che bello avere un mercato potenziale di oltre 300 milioni di persone che parlano la tua lingua oltreoceano). Ora, con il sophomore “Voces”, Dòria -coadiuvato dal tastierista Pol Valls, dal batterista Manuel Leal Roca e dal chitarrista Bernat Castells- ribadisce con convinzione la sua formula correggendo leggermente la rotta “purista” dell’esordio datato 2013.

Infatti, se il synthpop proposto originariamente teneva ben piantate le radici negli anni Ottanta europei (dai New Order al minimal synth più oscuro, dalla scena della movida madrileña ai DAF), puntando su un integralismo synthwave cromato e scintillante, questa volta si mettono in risalto sfumature -finora rimaste sulle sfondo- più consistenti, per un lavoro più espressivo e contemporaneo. Per questo “Voces” è un album prettamente pop e capace di intercettare un pubblico maggiormente eterogeneo: il sound -curatissimo- è settato verso un mood malinconico e romantico dove l’ingresso di più consistenti parti di chitarra e di tenui velature di tastiere fanno da piacevole contrasto alle linee pulsanti di synth che continuano a gorgogliare in primo piano.

La freschezza con cui tutto questo viene assemblato è propria del jangle pop da spiaggia di band come The Drums e Beach Fossils: lo si sente in “Antes de conocerme”, brano condotto al passo di un’ostinata linea arpeggiata di basso che si confonde -finendo coll’esserne inglobata- alle espansioni synth dell’epico ritornello, o in “La noche interminable”, sprizzante galoppata electropop dagli arrangiamenti abbaglianti e solari (le chitarre che paiono imitare i riflessi della luce sull’acqua, i sintetizzatori irraggianti), o ancora nella filastrocca a base di drum machine e chitarrine jangly di “Tu casa es mi coraza”. Atmosfere più tese e post-punk si fanno invece protagoniste in brani come “Nubes grises”, “Mi amiga salvaje” (questa, in verità, più vicina ai francesi Indochine che a qualsiasi altro gruppo britannico) e “Mi escriba” (interessante ibrido tra Cold Cave e The Smiths).

Un altro lavoro di tutto rispetto per una band proveniente da quella “periferia” musicale che, sempre più a gran voce, reclama il proprio spazio in un panorama dove ancora regnano incontrastati i colleghi di un “centro” destinato ad essere meno centrale e a convivere con i frutti di una globalizzazione che, almeno musicalmente, non può che far bene a tutti. E se il cuore del vecchio continente volterà le spalle a El Último Vecino, chi se ne frega: c’è il nuovo Terzo Mondo ad accogliere Dòria e i suoi.

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