V Video

R Recensione

7/10

Grimes

Visions

Ok, che qualcosa stesse bollendo in pentola lo si era già capito ai tempi di Halfaxa, calderone sintetico dove confluivano witch house, dream pop e incantesimi retro-futuristi. La fattucchiera Claire Boucher, in arte Grimes, è infine approdata alla celebre 4AD dopo una breve stagione passata a maturare su lidi indipendenti (l'etichetta canadese Arbutus). Con Visions però le affascinanti intuizioni precedentemente esposte hanno finalmente trovato un'estetica definita, un'espressività caratterizzante, lucidata e pronta per attrarre hype a manetta.

Tutto questo senza rinunciare all'aurea misterica che da sempre contraddistingue la proposta Grimes. C'è infatti un alone tenebroso capace di disturbare la patina cromata che riveste i brani. Il che aggiunge ulteriore fascino ad una serie di composizioni la cui immediatezza non fa rima con superficialità: c'è sempre un'ulteriore dimensione da svelare, da scoprire. Prendiamo Genesis: il synth pulsante è presto sormontato da intrecci vocali nebulizzati in fitti eco, mentre le soluzioni sonore di decoro diventano ideogrammi orientali (una costante che aleggerà per tutto l'album), per un connubio riuscitissimo. Oblivion si apre allo stesso modo, per dar vita ad un brano dal piglio dance ricolmo di estetica sci-fi ma eloquentissimo nella sua anima pop (che poi si tratta del nucleo concettuale di Visions).

L'hype è amplificato con Circumambient (dove fanno capolino i conterranei Crystal Castles, che riappariranno nella successiva Colour of Moonlight) e la fortunata formula è riprodotta più avanti in Nightmusic, tripudio techno-logico fatto di stratificazioni vocali e penetranti basi electro. Una mescolanza di synth-pop urbano unito ad un approccio oscuro che costituisce la principale fortuna dell'album. Fortuna alleviata (anche se non affossata) da pezzi più eterei e sperimentali (Eight, Visiting Statue) che accorciano un poco il fiato proponendo variazioni su un tema che fa difficoltà a distaccarsi dalle origini underground della Boucher, senza aggiungere granché al risultato complessivo.

Insomma, prendete una Zola Jesus ingentilita, oppure la Blondie di Heart of Glass in un film dell'orrore. Il progetto Grimes è un insieme di queste cose, e Visions appare decisamente più definito rispetto ai precedenti lavori sebbene ancora privo di una vera e propria unitarietà (anche se la strada sembra essere quella giusta). C'è comunque di che essere soddisfatti: un mood pregnante, alcune ottime intuizioni, una netto passo avanti per un'artista da tenere d'occhio.

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Voto degli utenti: 6,5/10 in media su 16 voti.
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target 8/10
TheNew 6/10
Noi! 7/10
REBBY 6/10
giank 6/10
max997 8/10

C Commenti

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crisas (ha votato 8 questo disco) alle 0:44 del 5 marzo 2012 ha scritto:

Grande album, grande artista.

target (ha votato 8 questo disco) alle 10:24 del 5 marzo 2012 ha scritto:

Proprio bello 'sto disco, malgrado la voce bambolesca di lei e alcuni ammicchi r'n'b in qualche riempitivo che mi provocano cenni di allergia. Superatissima, però, perché l'album si fa riascoltare che è una meraviglia. Pezzi come "Oblivion", "Be a body", "Symphonia IX", "Skin" sono cosa nuova e gggiusta, con quelle melodie su scale discendenti che ti cascano addosso sui loop aerei e un po' cyborg dei synth. Notevole proprio il lavoro sulla voce, continuamente rifranta in mille rivoli, con giochi di specchi che si ripercuotono sulle basi. Altra chicca, insomma, del synth/electro pop made in Canada. Ah, e lei è dell'88. Speriamo non si butti via come Pato. In Canada dovrebbero conservarsi meglio... 7,5!

TheNew (ha votato 6 questo disco) alle 12:38 del 7 marzo 2012 ha scritto:

Solo io l'ho trovato noioso?

crisas (ha votato 8 questo disco) alle 13:49 del 7 marzo 2012 ha scritto:

All'inizio può anche dare questa sensazione (considerando l'uso massiccio di loop) ma più si ascolta più si apprezza.

hiperwlt (ha votato 7 questo disco) alle 23:46 del 7 marzo 2012 ha scritto:

anestetizzato un certo fastidio - via 'abituazione' da ascolti ripetuti - del cantato, ciò che si svela è un sound che fonde, su psichedelie glaciali, beat e pulsazioni al passo con folate di synth rapide e dense, e un senso (electro)melodico notevole. ne esce qualcosa che non è né completamente mainstream/pop né ancorato saldamente a certi sperimentalismi sparsi entro il disco: il risultato è, va da sé, notevole. "oblivion", "genesis" e "be a body" già pronte per future playlist annuali; ma ripasso, con un voto abbastanza alto probabilmente.

DavideC (ha votato 2 questo disco) alle 23:21 del 9 marzo 2012 ha scritto:

Sarò l'unica voce fuori dal coro, ma non lo reggo proprio Bisognerebbe fondare un comitato di salvaguardia del synthpop fatto per bene, con classe, con eleganza e misura negli arrangiamenti, con interpretazioni vocali di spessore (ecco, dimenticavo la voce: qui stucchevole e fastidiosa oltre ogni limite, come fate a sopportarla? Vi invidio!). Firma anche tu per la petizione Salviamo i Sintetizzatori dagli Hipsters. Questo nuovo electro-indie non lo capisco e non lo capirò mai, evidentemente non fa per me.

Cas, autore, alle 11:28 del 10 marzo 2012 ha scritto:

RE:

mmm in linea di massima posso darti ragione: c'è una deriva del synth pop piuttosto evidente (vedi i Trust che personalmente non riesco a digerire) che ha a che fare con un'interpretazione hipster di natura dozzinale e autocompiacente. Ma in questo caso quello che ho sentito è riuscito a dimostrarsi sufficientemente curato, studiato, rifinito e personale, con notevoli spunti e una buona resa complessiva senza eccessivi appiattimenti. poi si, de gustibus

target (ha votato 8 questo disco) alle 11:43 del 10 marzo 2012 ha scritto:

E così io che apprezzo sia Grimes che i Trust sono un hipster alla seconda?! Bella scoperta del sabato mattina... Questo pomeriggio andrò a fare un po' di shopping basico: camicia a quadri da Scout, intanto, e poi vediamo, mi farò consigliare dai commessi con gli occhiali nerd. Mah, secondo me state esagerando entrambi. "Deriva del synth pop piuttosto evidente" cosa vorrebbe dire? Zayo, l'ultimo esempio di synth-pop fatto con classe, eleganza e misura? Non so, mi sembra che entrambi tiriate fuori categorie opinabilissime, incapaci di dirimere davvero ciò che sarebbe buono da ciò che sarebbe cattivo/hipster (con tutta la discutibilità di questa categoria).

Cas, autore, alle 12:17 del 10 marzo 2012 ha scritto:

RE:

la categoria hipster infatti è più che discutibile, hai ragione. è più una tendenza di costume, che però investe pienamente -a livello fenomenico- la produzione indie degli ultimi anni. lungi da me stigmatizzarla: nessun pregiudizio in merito, vedi la mia simpatia per i Drums ad esempio o per la stessa Boucher qui sopra. il punto però è che questa tendenza, tanto nel synth pop (Trust), quanto nel dream (Memoryhouse), o nella psichedelia (braids), spesso (personalissima opinione) si appiattisce su un format teso alla ricerca dell'hype, ripetitivo nel riprodurre la "giusta formula vincente" che diventa poi ossessiva. vorrei evitare di risultare troppo categorizzante, alla fine si parla sempre di musica che piace e musica che non piace, però da un pò di tempo noto una certa riconducibilità ad uno stesso "approccio" negli aspetti che non apprezzo di certa musica...

target (ha votato 8 questo disco) alle 13:54 del 10 marzo 2012 ha scritto:

Non so, Cas, secondo me è difficile usare questa categoria della "ricerca dell'hype" e della "formula vincente" (come quelle di Zayo dell'eleganza e della classe) per orientarsi nel synth pop - e nella musica - di oggi. Non mi sembrano convincenti. Tutt'al più si può distinguere tra una via inglese/europea al synth-pop (Mirrors, Hurts, l'ultimo Wolf, ecc) e una più americana/canadese (coi Crystal Castles capostipiti, e giù di Trust, Austra, Grimes, al limite con l'insieme un po' appartato della roba Italians Do It Better). Ma cercare di rintracciare le vie di un "approccio hipster" mi sembra arduo: si finisce diritti nel gusto personale (dove "hipster" diventa semplicemente etichetta a posteriori verso ciò che non ci piace perché troppo modaiolo).

Cas, autore, alle 16:09 del 10 marzo 2012 ha scritto:

RE: si può distinguere tra una via inglese/europea al synth-pop (Mirrors, Hurts, l'ultimo Wolf, ecc) e una più americana/canadese (coi Crystal Castles capostipiti, e giù di Trust, Austra, Grimes...

Ecco, bravo. Viva la via inglese/europea

Dr.Paul alle 14:44 del 10 marzo 2012 ha scritto:

"hipster" diventa semplicemente etichetta a posteriori verso ciò che non ci piace perché troppo modaiolo

vero vero vero fortissimamente vero!

cmq target mi sorprende che ti piaccia questo disco. a me sembrano i Mirrors con la voce dei Cranes!! io mi sciroppo dal 1993 tutti i dischi dei Cranes quindi questa vocina da gattina non è un problema, anzi! )) bel disco devo recuperarlo per intero!

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 18:09 del 11 gennaio 2013 ha scritto:

La voce di Claire Boucher ti ricorda quella di Alison Shaw?

Riscoltato ieri il Cranes del 2008 (che bello che è, vero Doc) effettivamente la somiglianza ci sta, anche se tra i due album non c'è proprio paragone (sono generi diversi, tutto qua ghgh cit.).

Per la scelta del brano faccio l'originale: Oblivion (eheh)

target (ha votato 8 questo disco) alle 15:03 del 10 marzo 2012 ha scritto:

Ahah, mi sono stupito pure io di apprezzare questo disco, e tanto, anche perché di solito a me 'ste vocine irritano un sacco! E invece... Le vie del synth-pop sono infinite!

DavideC (ha votato 2 questo disco) alle 20:08 del 11 marzo 2012 ha scritto:

Target, usavo il termine hipster non per riferirmi a un fenomeno di costume (su cui non ho un'opinione), ma per indicare un approccio alla materia che alla fine è estraneo alla tradizione del synth-pop classico. E nel caso specifico secondo me Grieves non padroneggia quel linguaggio ma lo utilizza come accessorio, come template entro cui evocare tutta una mistica esoterica pop da facoltà di arti e design o qualcosa di simile (l'impagabile Reynolds sul suo blog sta già cercando di contrabbandare una nuova definizione stupida ad hoc, StarGaze; ci mette dentro pure Julia Holter per dire)

DavideC (ha votato 2 questo disco) alle 20:10 del 11 marzo 2012 ha scritto:

RE:

sì vabbè, Grimes. (mettete gli edit!)

target (ha votato 8 questo disco) alle 12:39 del 12 marzo 2012 ha scritto:

Letto ora Reynolds. Mah, sì, New Religiose, dice lui. Interessante, come sempre, anche se mette assieme cose un po' diverse (tira fuori anche Sleep Over e The Deeep, che rimandano al calderone hypna: mi sembra che in certi caratteri questa sua nuova categoria si sovrapponga un po' troppo a quella: ricordiamo quanto siano state giustamente messe in risalto le connessioni con la New Age dell'hypnagogic-pop di Ferraro e di altri del versante più sperimentale). Però in effetti è una tendenza molto hypata, ora come ora (tanto che Picci lancia la Holter con news e foto e pezzi nuovi almeno 3 volte al giorno; le cose di Maria Minerva conoscono già da un annetto abbondante un loro micro-hype sotterraneo). Tornando a Grimes, è vero che è un approccio estraneo al synth pop classico, ricco di contaminazioni, magari anche un po' scolastiche, ma vivaddio, ben venga! Il punto è che secondo te padroneggia male quel linguaggio, mentre secondo me riesce a piegarlo bene alle proprie 'visioni' un po' scorporate. Piace anche a Reynolds infatti!

DavideC (ha votato 2 questo disco) alle 13:41 del 13 marzo 2012 ha scritto:

RE: Il punto è che secondo te padroneggia male quel linguaggio, mentre secondo me riesce a piegarlo bene alle proprie 'visioni'

A parte tutto, ripeto, non ho proprio i mezzi per comprendere questa musica Prendo atto delle differenze col modello "tradizionale" (rigore formale, voce espressiva, pezzi arrangiati e prodotti con tutti i crismi) e finisce lì (per il resto, vado di UK/Europa come dice Cas)

salvatore (ha votato 6 questo disco) alle 12:21 del 17 marzo 2012 ha scritto:

La voce non costituisce assolutamente un problema. Mi piace, anzi e "Oblivion" è spettacolare... Il problema è il resto. C'è qualche intuizione carina, ma le melodie? Al mio orecchio latitano paurosamente e quando prendono un po' corpo (tipo Vowels) sono quasi irritanti. Tanti effetti speciali ma poca sostanza, riassumendo. Un 5,5 che diventa 6 grazie a "Oblivion".

Considerato il fatto che il disco dello scorso anno degli inglesissimi Metronomy sia, a mio avviso, quanto di meglio abbiano espresso il synth pop e l'electro pop negli ultimi tempi, rispetto a questo "Visions", gli album di Austra e Trust sono tutta un'altra cosa...

crisas (ha votato 8 questo disco) alle 14:10 del 17 marzo 2012 ha scritto:

crisas

Metronomy è la migliore espressione di synth pop e l'electro pop negli ultimi tempi? :O

salvatore (ha votato 6 questo disco) alle 14:31 del 17 marzo 2012 ha scritto:

Adoro le domande retoriche perché non hanno bisogno di risposta

FrancescoB alle 9:10 del 18 marzo 2012 ha scritto:

Quoto il primo intervento di Target. Il disco è buono e merita più di un ascolto, anche se qua e là ci sono momenti meno brillanti.

overwulva (ha votato 4 questo disco) alle 5:47 del 8 giugno 2012 ha scritto:

Mi lascia piuttosto indifferente.