R Recensione

7,5/10

Neon Indian

VEGA INTL. Night School

Vero che “Psychic Chasms”, nel 2009, inaugurò, o quanto meno portò alla luce del sole (letteralmente), un intero movimento, chillwave o glo-fi (come lo chiamammo qua) che dir si voglia, ma a conti fatti diventerà molto probabilmente questo “VEGA INTL Night School” il disco più rappresentativo di Alan Palomo, aka Neon Indian. Massimalista, in technicolor spinto, sbrodolato, citazionista, (sala)-giocattoloso, intriso di estetica da videogame ‘80, pronto a spanciare in ogni pezzo con rigurgiti variopinti di synth rétro e beat che si riverberano cicciosi in dosi massicce di richiami italo e arielpinkismi in libertà: è la quintessenza, ancor più dell’esordio, di un’intera poetica. Ne esce un disco per molti versi esagerato, di difficile assimilazione, paradossalmente, proprio per eccesso di facilità esibita, tutta concentrata in luci al neon e fosforescenze.

Più che in passato è un substrato di matrice reggae a far rimbalzare le melodie bombastiche di Palomo, sin dal singolone da segreteria telefonica di “Annie” e attraverso i laser intergalattici di “Smut!”. I titoli stessi dei pezzi, fumettistici e scenografici (“Bozo”, “The Glitzy Hive”, “Dear Skorpio Magazine”, “Techno Clique”), stanno a pennello sopra le escrescenze poppettose dei brani, spesso farciti di sample vocali e interpolazioni festaiole (alla fine di “Slumlord” si campiona la voce effettata di un dj italiano – Firenze anni ’80, direi) che aumentano il grado di fancazzismo. Apici “The Glitzy Hive”, con incroci di urla da party e interludi venati di nostalgia, e “61 Cygni Ave”, come gli Ace Of Base che rifacevano gli Aswad, ma con l’aiuto in fase di missaggio di Ariel Pink. Il cui fantasma, in certi pezzi, è persino troppo scoperto – vd. “Baby Eyes” e le sue sinuosità appiccicose, con il groove stiracchiato in malinconie ed echi di new wave più scura, o l'intermezzo dadaista di "C'est La Vie" (dove aleggia pure Prince, altro nume tutelare del disco).

La seconda metà del disco, soprattutto, è un’orgia di suoni luminescenti e melodie in caratteri maiuscoli in cui è difficile togliere qualcosa, al punto da far dimenticare il mezzo passo falso del precedente “Era Extraña”. Pure i momenti strumentali non sono meri divertissement: la versione eurodance di “Slumlord” (i Pet Shop Boys in acido), anzi, mostra una possibile nuova incarnazione di Palomo che a me piacerebbe moltissimo si realizzasse, con un passaggio dalle ossessioni radiofoniche ’80 a quelle ’90 che nelle mani di Neon Indian rifulgerebbe di tutti i colori immaginabili (“Techno Clique” è club circa-’94 da morirci).

Divertentissimo, e non solo.

V Voti

Voto degli utenti: 8/10 in media su 2 voti.
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C Commenti

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AndreaKant (ha votato 7,5 questo disco) alle 10:42 del 26 ottobre 2015 ha scritto:

Bel ritorno, una tempesta di schegge impazzite, ci voleva!!