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R Recensione

6,5/10

Teleman

Breakfast

Del sapersi riciclare. I fratelli Sanders lo hanno fatto sfoltendo l'organico (puntando tutto su un agevole trio, in compagnia del bassista Pete Cattermoul) e abbandonando le velleità indie-rock che avevano contraddistinto la (pur convincente) formula dei Pete and the Pirates.

Gran bei pezzi, pensandoci, quelli dei Pirates. Non è però il caso di fare i nostalgici, perché la stessa capacità compositiva la si trova immutata nei Teleman, progetto che oltre all'organico sfoltisce anche il sound: meno chitarre e più elettronica (e per elettronica si intende il synth di Jonny Sanders), per una scrittura alleggerita, tutta incentrata sugli interplay tra chitarra e linee sintetiche. Immaginatevi i Pete and the Pirates che rileggono -con l'aiuto del produttore Bernard Butler- il pop elettronico degli OMD ed avrete i dieci pezzi di Breakfast.

Basti una Monday Morning per rendersi conto del risultato di questa fusione: sintetizzatore che pulsa, drum machine minimale a scandire il tempo, robotica, mentre il pezzo procede tra romanticismo modernista ed un bellissimo ritornello dalla melodia in crescendo. Di ottima fattura anche l'irresistibile Skeleton Dance, spigliatissima e frizzante, con le sue frasi ammiccanti di synth che colorano il refrain: un pezzo pop impeccabile. Una formula che lavora per sottrazione, riducendo al minimo -in termini quantitativi- il lavorio armonico: e allora ecco Cristina, che definisce gli spazi a partire dalla struttura ritmica, con quel tanto di manipolazioni elettroniche a colorare le tessiture, In Your Fur, filastrocca brit alla Franz Ferdinand, o ancora il motorik di Steam Train Girl, la bluriana Mainline e l'elegante ballad Lady Low. A chiudere le danze la conclusiva Travel Song, che contrappone alla delicata cadenza synth pop della prima parte -dove traspaiono ancora una volta gli OMD di Andy McCluskey- la fragorosa svolta neo-psichedelica dell'outro.

Un ascolto che regala diverse sorprese, apparendo tutto tranne che un ripiego o un ammiccare opportunista alle tendenze del momento. L'esordio dei Teleman è un personale sforzo di rilettura di sonorità che sono sì nell'aria, ma interpretate senza far venire meno la sensibilità degli ex Pirates. Una prova godibilissima che attesta con garbo il buono stato di salute dei fratelli Sanders, i quali hanno traghettato con successo quanto di buono si poteva salvare dall'esperienza passata, inaugurando la ricerca di una nuova espressività.

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